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	<title>telemac0 &#187; Pena Capitale</title>
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		<title>Ansia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 06:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi mi va di scrivere di psicologia. E di ansia. Magari inauguro una rubrica fissa, ma intanto, per ora, parliamo di ansia. E per parlare di ansia partiamo dall&#8217;angoscia.
Mentre l&#8217;angoscia, nella sua accezione più deliziosamente freudiana, è uno stato di paura senza oggetto (quindi senza nessuno o niente con cui prendersela), l&#8217;ansia è più facile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi va di scrivere di psicologia. E di ansia. Magari inauguro una rubrica fissa, ma intanto, per ora, parliamo di ansia. E per parlare di ansia partiamo dall&#8217;angoscia.</p>
<p>Mentre l&#8217;angoscia, nella sua accezione più deliziosamente freudiana, è uno stato di paura senza oggetto (quindi senza nessuno o niente con cui prendersela), l&#8217;ansia è più facile da attribuire: si entra in stati d&#8217;ansia, tenendosi sul superficiale, per un evento, un appuntamento, un rimorso. Tecnicamente, per un conflitto. Questa definitezza non toglie all&#8217;ansia la sua straordinarietà (sì, proprio così): l&#8217;essere cioé un sistema di feedback del nostro organismo generato dal nostro organismo e rivolto al nostro stesso organismo. Un loop notevole.</p>
<p>L&#8217;ansia è una sensazione propriocettiva di tensione muscolare: il &#8220;sentirsi tesi&#8221; che la caratterizza corrisponde ad un effettivo aumento del tasso miografico, una misura della tensione muscolare. Questa tensione viene retroattivamente interpretata dal Sistema Nervoso Centrale, ovvero da colui che l&#8217;ha causata, come uno stato di malessere. Per farla semplice, il nostro organismo produce una tensione muscolare, una volta prodotta la &#8220;sente&#8221;, e sentendola la interpreta come disagio, &#8220;tensione&#8221;, per l&#8217;appunto. </p>
<p>L&#8217;ansia non è una malattia. Il principale scopo dell&#8217;ansia è la comunicazione, ed in particolare la comunicazione di un conflitto al nostro Sistema Nervoso Centrale; questa particolarità la rende un sintomo, e non una malattia. Un po&#8217; come la febbre, ecco. E proprio come curare una febbre senza occuparsi di, non so, eziologia e anamnesi, è miope e artigianale, così sciogliere le tensioni ansiose senza occuparsi del messaggio che trasportavano non vuol dire guarire, ma curarsi. Superficialmente. E un saluto ai consumatori di ansiolitici.</p>
<p>Naturalmente essere ansiosi rientra nel campo delle possibilità umane. Ad essere patologico è lo sclerotizzarsi della fenomenologia, insomma, ma un po&#8217; ansiosi lo siamo tutti. E se nei casi drammatici non si trova la causa, la farmacologia è un ottimo cuscinetto. E permette di vivere. Ma a tutti gli altri, agli ansiosi della domenica, agli hobbysti della tensione, agli apprensivi, consiglio di seguire il mio metodo.</p>
<p>Come molti, entro in ansia quando il mio sistema cognitivo deve sopportare tensioni confliggenti che spingono in direzioni opposte. A complicare la situazione, nel mio caso, oltre ad un filo di introversione che però torna sempre utile, c&#8217;è l&#8217;istinto radicato (e spesso fonte di sontuose gratificazioni intellettuali cripto-onanistiche) all&#8217;autoanalisi estrema, pratica ascetico-agonistica sintetizzabile in pochi step successivi, che raccomando a tutti:</p>
<ol>
<li>percepire immediatamente le due (o più) tensioni; </li>
<li>decifrarle; </li>
<li>razionalizzarle;</li>
<li>isolarle dai fattori esterni che ne sporcano l&#8217;osservazione;</li>
<li>verbalizzarle mentalmente; </li>
<li>immaginare i propri conoscenti, i più stimati e i più disprezzati, mentre affrontano le stesse tensioni, immedesimarsi e studiare come il resto del mondo affronterebbe la cosa. </li>
</ol>
<p>La raccolta di questa mole di informazioni contribuisce a crearsi un punto di vista esterno per osservare il proprio conflitto, un panorama più astratto e meno settico della causa tensiva. </p>
<p>È solo al termine di questa intensa ed appagante fase di studio, non prima di aver tracciato, sempre mentalmente, una sintesi finale di tutti gli elementi raccolti, che mi decido e vi invito ad entrare, senza ritegno, in ansia. </p>
<p>Serena nevrosi.</p>
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		<title>Condominio</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 21:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pena Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[Me myself and I]]></category>

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		<description><![CDATA[Colpi al quinto
non chiodi, letto e muro
con dominio
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Colpi al quinto</p>
<p>non chiodi, letto e muro</p>
<p>con dominio</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Compro tempo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 15:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pena Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[compro]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo.
Se ne ho, lo spreco; piacevolmente. Mi piace, il solletico che fa mentre passa. Neanche ci provo a stringerlo; tengo il palmo aperto e mi lascio accarezzare. Sorrido.
Quando non ne ho lo strizzo. Lo presso e comprimo lo sfrutto lo spingo e condenso, ne abuso e maledico l&#8217;ombra che si allunga ancora e che dice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo.</p>
<p>Se ne ho, lo spreco; piacevolmente. Mi piace, il solletico che fa mentre passa. Neanche ci provo a stringerlo; tengo il palmo aperto e mi lascio accarezzare. Sorrido.</p>
<p>Quando non ne ho lo strizzo. Lo presso e comprimo lo sfrutto lo spingo e condenso, ne abuso e maledico l&#8217;ombra che si allunga ancora e che dice è finita un&#8217;altra giornata; e io no, mica vero, ed ecco che sono le due e fatico a darmi per vinto infilandomi a letto.</p>
<p>Perciò compro tempo. Vendete?</p>
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		<title>Commento post elettorale #1</title>
		<link>http://www.telemac0.net/commento-post-elettorale-1/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 09:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pena Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni 2008]]></category>
		<category><![CDATA[Rutelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Rutelli, da sindaco, soprattutto al primo mandato, non fece per nulla male. Bisognerebbe ricordare che tipo di citta&#8217; era Roma prima del primo mandato-Rutelli.
Il punto e&#8217; che, col passare degli anni, Rutelli e&#8217; diventato invotabile. Impresentabile. Antipatico, percepito distante dalla città , snob e appartenente ad una classe sociale privilegiata (e invidiata, e mal sopportata, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rutelli, da sindaco, soprattutto al primo mandato, non fece per nulla male. Bisognerebbe ricordare che tipo di citta&#8217; era Roma <strong>prima</strong> del primo mandato-Rutelli.</p>
<p>Il punto e&#8217; che, col passare degli anni, Rutelli e&#8217; diventato invotabile. Impresentabile. Antipatico, percepito distante dalla città , snob e appartenente ad una classe sociale privilegiata (e invidiata, e mal sopportata, e oramai incapace di parlare agli elettori).</p>
<p>Probabilmente era necessario virare di brutto anche per &#8220;disincagliare&#8221; un tot di meccanismi e rapporti oramai calcificati (parlo di rapporti tra imprenditori-associazioni-consulenti-politica). Sperem.</p>
<p>Intanto oggi e&#8217; una giornata di merda.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Venerdi&#8217; #2</title>
		<link>http://www.telemac0.net/venerdi-2/</link>
		<comments>http://www.telemac0.net/venerdi-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 23:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pena Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[Me myself and I]]></category>

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		<description><![CDATA[I due giorni che concludevano le mie ferie pasquali avrebbero dovuto essere una sintesi di massimo relax e di nullafacenza; e invece si son complicati parecchio. Sistemato il sistemabile, tornavo ieri sera a Roma con la voglia di ripartire.
Ieri notte, a Roma, c&#8217;era l&#8217;elettricità .
Ovunque.
Tranne in un condominio.
Il mio.
Anche stamattina, c&#8217;era l&#8217;elettricità  ovunque, a Roma. Tranne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I due giorni che concludevano le mie ferie pasquali avrebbero dovuto essere una sintesi di massimo relax e di nullafacenza; e invece si son complicati parecchio. Sistemato il sistemabile, tornavo ieri sera a Roma con la voglia di ripartire.</p>
<p>Ieri notte, a Roma, c&#8217;era l&#8217;elettricità .</p>
<p>Ovunque.</p>
<p>Tranne in un condominio.</p>
<p>Il mio.</p>
<p>Anche stamattina, c&#8217;era l&#8217;elettricità  ovunque, a Roma. Tranne in un condominio. Lo stesso.</p>
<p>Sembra una banalità , ma l&#8217;elettricità  è una cosa davvero ganza, eh. Davvero. Ora chi legge penserà  &#8220;eh, bravo te, scoperto l&#8217;acqua tiepida&#8221;. Facile fare i ganassa. Stateci voi con 16 ore di blackout localizzato, poi mi dite. Salire quattro piani di scale al buio, stanchi di 6 ore di treno, col bagaglio tosto. Scoprire di non avere una candela; a casa della nonna ce n&#8217;erano sempre 5 o 6, tutte già  usate, riverbero giallo vintage assicurato in tutte le stanze; e anche a casa di mia madre non ne mancano, sono sicuro. Farsi strada con la luce degli accendini (che per fortuna in casa sono migliaia) e inciampare sulla scarpiera. Mangiare alla luce di due telefonini. Fare pipi&#8217; seduti per paura di sbagliare mira (questa e&#8217; brutta davvero). Appurare sconsolati di non avere caffe&#8217; in casa (ok, questo non c&#8217;entra con l&#8217;elettricità ). Lavarsi faccia, ascelle e non solo con l&#8217;acqua gelata da una nottata di pioggia fredda.</p>
<p>Ma fa niente, dai. Fino a marzo 09, pero&#8217;, non voglio rotture di maroni. Grazie.</p>
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		<title>Attese (movimento e chiasmo in prima e seconda persona)</title>
		<link>http://www.telemac0.net/attese-movimento-e-chiasmo-in-prima-e-seconda-persona/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 17:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pena Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[Me myself and I]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[A Roma coi mezzi ci si muove male.
La favola del Giubileo è finita e ha lasciato tante corse e tanti autobus e tanti tram nuovi e luccicanti. Ma solo a Ovest. Nord-Ovest, Sud-Ovest. Nella Roma medioboghese, al centro o vicina a, che fa tanto cartolina e Caro Diario e Campo de&#8217; Fiori.
Ma Roma non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Roma coi mezzi ci si muove male.</p>
<p>La favola del Giubileo è finita e ha lasciato tante corse e tanti autobus e tanti tram nuovi e luccicanti. Ma solo a Ovest. Nord-Ovest, Sud-Ovest. Nella Roma medioboghese, al centro o vicina a, che fa tanto cartolina e <em>Caro Diario</em> e Campo de&#8217; Fiori.</p>
<p>Ma Roma non è mica questa. Per fortuna. Roma è un insieme di grossi paesi con nomi di strade consolari, tutti situati a Est, anche perché ad Ovest non ci si può più allargare, è finito lo spazio; ma il Tiburtino, la Prenestina, la Casilina, il Tuscolano, la Collatina, questi posti vengono male sulle cartoline, e allora è difficile che qualcuno se ne occupi sul serio, o che se ne parli. Di questi posti, frazioni di Roma popolate quanto un capoluogo pugliese, ce ne sono molti, e moltissimi ce ne saranno. Sempre più a Est.</p>
<p>Vivo in questi posti. Sono pendolare all&#8217;interno della mia città  di residenza. Il 542 mi porta fino alla metro B che spacca la capitale fino al Colosseo in un quarto d&#8217;ora. Ma bisogna arrivarci, alla metro. Al ritorno evito il percorso inverso che per una strana configurazione della mobilità  di massa mi prenderebbe il doppio del tempo, e torno in tram, partendo da Termini. Investendo solo un&#8217;ora del mio tempo libero. Solo un&#8217;ora, un&#8217;ora e un quarto.</p>
<p>C&#8217;è di peggio. Il trenino della Casilina, &#8220;la metro all&#8217;aperto&#8221;, tre vagoni di ruggine gialla e grigia che inscatolano esseri umani e odori. I tram la mattina, non i colossi allegri verdi, nuovi e condizionati, che gongolano tra Largo Argentina e Trastevere, ma quelli che tra qualche anno saranno storici ma che per ora sono solo vecchi, che urlano ferro e binari lungo la Prenestina precaria, imbottiti di etnie arrabbiate. Il 451, da cui si esce per forza col mal di testa e di schiena per la pressione a cui si è sottoposti per troppo tempo, per le salite e le discese della Togliatti all&#8217;incrocio con la Casilina.</p>
<p>Piano, col tempo, in 8 anni di duro lavoro, di logorio incessante e sfacciato di tutti i direttori del personale e di ogni addetto alle risorse umane che sia passato nella mia azienda, sono riuscito in un&#8217;impresa che per molti TempIndeterminati è un sogno lontano, una vittoria alla lotteria: spostare il mio orario di lavoro. Plasmarmelo addosso, cucirmelo. Non sono più obbligato ad entrare per le 9.30. Tanto poco obbligato che negli ultimi due mesi saranno state solo un paio le volte in cui ho timbrato l&#8217;entrata in ufficio prima delle 10.00. Una fantasia erotica realizzata; il 542 vuoto, posto a sedere, durata della corsa 15min., poca gente in metro, posto a sedere anche qui, una volata al Colosseo, altro mezzo per un paio di fermate, ufficio. Una mezz&#8217;oretta invece che un&#8217;ora e un quarto. Tre quarti d&#8217;ora di vita tornati in mio possesso. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì salvo scioperi malattie ferie e funerali. Fa un sacco di tempo.</p>
<hr />Dalle 9 alle 11 ore di attesa per tornare finalmente sui mezzi pubblici, il tragitto verso Termini è un aperitivo sciapo. Fari di auto e di autobus, dei palazzi e della Stazione, ma piazza dei Cinquecento resta buia, sono raggi che puntano al torace o al cielo, il riverbero della luce gialla sull&#8217;asfalto rende tutto opaco e irreale finchè non sorpasso il porticato e il tabaccaio coi coltellini svizzeri e i rullatori semiautomatici in vetrina. Poi c&#8217;è il nero,  e un angolo sorvegliato sempre da ceffi di nazioni lontane che si passano in mano la roba, in sacchetti bianchi ricavati dalle buste dello SMA, tutto lavoro di taglierino e bic. E infine i binari grigi di vecchiaia e un po&#8217; storti, e il marciapiede per attendere il vagone giallo.Le filippine. Ne vedi una che ti arriva al bacino e ha due baffetti accennati e sembra chiedere pietà , non guardarmi e scomparirò, e poi si rianima quando arriva una compaesana.Le filippine, le bengalesi, si conoscono tutte. Si riconoscono sul marciapiede vicino al cartellone con gli orari staccati da vandali con una strana ironia, e fanno gruppo, sorridono di colpo, parlano si rianimano. Ti fanno sentire solo, tu che sai che a quell&#8217;ora non incontrerai nessuno di conosciuto, lì, e che comunque sarebbe quasi impossibile incrociare una faccia amica su quel marciapiede a qualsiasi ora. Lo straniero sei tu.</p>
<p>Gli slavi arrivano sempre in coppia, sono sempre due ragazzi mano nella mano o abbracciati, lei ha 25 anni e la faccia bianca e non bella, gli occhi col taglio cattivo, vestita come la parodia malriuscita di una romana alla moda; è magra e i fianchi sporgono duri. Ha gambe affusolate e sode. Lui ha lo sguardo di chi sa come funziona un serramanico, ha quasi 30 anni i capelli corti e crespi di un castano inutile, tiene sempre lei, o la bacia anche se ti è a fianco, anche se c&#8217;è il rischio che un colpo di lingua ti pulisca una guancia. Se ne stacca, si gira e ti guarda orgoglioso, lei è sua. Ok.</p>
<p>I senegalesi ti fanno sentire piccolo più di quanto tu sia. Sono sculture di uomo nella pietra nera, hanno facce bellissime e stanche; si portano appresso enormi borsoni a base quadrata, neri e di nylon dozzinale, con le cerniere squarciate, che vomitano lembi di qualcosa, ma il loro distintivo sono le bustone azzurre piene di carta che copre falsi di Prada o elefanti in legno e Fendi, Gucci e talismani fasulli. Se vedono uno dei loro sulla banchina, è lì che andranno a sistemarsi per l&#8217;attesa; ma non si salutano, non parlano mai, guardano nel vuoto, hanno i globi oculari segnati di rosso e il palmo delle mani giallo. Si siedono se ce la fanno, il carico al loro fianco, e sai che stanno pensando che domani sarà  uguale, identico, sempre.</p>
<p>E&#8217; sul tram, mentre sei nascosto dal libro o dal giornale, che riesci a vedere le arabe. Libanesi, afghane forse. Hanno la pelle del viso liscia, soda, di un colore abbronzato ma che fa percepire le guance rosse, e un fazzoletto in testa, ma i capelli sporgono perchè qui è occidente infedele e un po&#8217; di trasgressione fa sentire vive. Hanno occhi enormi e neri dal taglio che ride, e nasi da corvo. Le sorprendi a sfidare il tuo sguardo orgogliose di sostenerlo, e un po&#8217; ti senti in colpa, che poi, perché? Alla fine incocci anche le cinesi. Mute e serie. I cinesi, gli uomini, girano su Mercedes nero brillante o su SUV, ma le cinesi, le ragazze vanno a piedi, tornano alle 9 da qualche negozio-copertura di riciclaggi o di morti nascoste, e sono impassibili, paralizzate in un&#8217;espressione che si sforza di non comunicare nulla.</p>
<p>E poi ci sei tu.</p>
<p>Ma Milano non mi piace abbastanza.</p>
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		<title>Esorcismo</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2007 18:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ok, comincia tutto alle
-ore 00.30: sono a casa, non ho voglia di andare a letto. Opto per l&#8217;impegno intellettuale: decido di aggiornare il neo-gingillo a Windows Mobile 6. Alle 01.00 l&#8217;installazione sembra completa. Alle 01.42 il coso non si e&#8217; ancora riavviato; forzo il riavvio e mentre sento il vibra del reset, compare la scritta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, comincia tutto alle</p>
<p>-ore 00.30: sono a casa, non ho voglia di andare a letto. Opto per l&#8217;impegno intellettuale: decido di aggiornare il neo-gingillo a Windows Mobile 6. Alle 01.00 l&#8217;installazione sembra completa. Alle 01.42 il coso non si e&#8217; ancora riavviato; forzo il riavvio e mentre sento il vibra del reset, compare la scritta &#8220;Aggiornamento.. 2%&#8221;. Si spegne, non va il wifi. Alle 03.37 vado a letto.</p>
<p>-ore 10.34: avrei voluto correre, stamattina, che&#8217; tra una settimana ho una partita tra colleghi. Ma, ehi, facciamo domani. Oggi sistemo un po&#8217; casa e cucino, alle 14.30 torna Rita e le ho detto che cucino io.</p>
<p>-ore 12.27: starei bene con una giacca scamosciata, magari su jeans e camicia. Si&#8217;. Non riesco a capire come io sia sopravvisuto finora, senza una giacca scamosciata. Vado a via Sannio, tanto c&#8217;e&#8217; tempo.</p>
<p>-ore 12.49: DRIIIIIN, numero di casa mia, ma io sono in macchina, quindi e&#8217; per forza R&#8230;. R.? Cazzo. &#8220;Pronto! Sei a casa? Eh, si&#8217;, effettivamente sei a casa. Ehm, io? Sai, la vita, la realizzazione personale, le giacche scamosciate.. Come? No, aspetta, faccio io, davvero, ti prego, ah, stai gia&#8217; facendo tu. Capito.&#8221;</p>
<p>-ore 13.08: a via Sannio sicuramente ci sarano fantastiche giacche scamosciate capaci di pompare il mio ego. Ma non ci sono parcheggi.</p>
<p>-ore 13.25: non ho la giacca ma sono un uomo felice che con la sua felicita&#8217; sapra&#8217; mitigare la giustificata delusione della sua compagna offrendo come digestivo la Migliore Prestazione della Terra.</p>
<p>-ore 13.26: SDRANG, COFF COFF, TUNG, SDRANG, TUNG, SDRANG, TUNG.. Spie che si accendono, invocazioni di matrice cattolica</p>
<p>-ore 15.30: la centralina, il catalizzatore, forse dovevo mettere l&#8217;olio, e&#8217; tutto chiuso e per le prestazioni ne parliamo con calma</p>
<p>Ora vorrei andare a mangiare una pizza con degli amici. Ci vado con i mezzi pubblici, va benissimo.</p>
<p>Semplicemente, vorrei sopravvivere.</p>
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		<title>22-05-1996 &#124; Ajax &#8211; Juventus 2-4 (1-1 d.t.s.)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 23:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Selezione personale]]></category>
		<category><![CDATA[Juventus]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal camicione aperto su una maglietta di qualche gruppo dimenticato spuntano fuori ricci corvini e un paio d&#8217;occhiali, il mantello d&#8217;ombra proiettato da Porta Maggiore copre a fatica la pietra sdentata delle panchine per i passeggeri in attesa del tram.
No, a comprare il biglietto non c&#8217;avevo neanche pensato, non faceva per me. Tutto perfetto comunque, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal camicione aperto su una maglietta di qualche gruppo dimenticato spuntano fuori ricci corvini e un paio d&#8217;occhiali, il mantello d&#8217;ombra proiettato da Porta Maggiore copre a fatica la pietra sdentata delle panchine per i passeggeri in attesa del tram.</p>
<p>No, a comprare il biglietto non c&#8217;avevo neanche pensato, non faceva per me. Tutto perfetto comunque, manca un&#8217;ora al fischio d&#8217;inizio, a casa ci arrivo in mezz&#8217;ora. Sono ampiamente nei programmi, basta che arrivi un tram, uno qualsiasi, ma preferirei il 516, lo so, la strada è la stessa, il tempo di percorrenza anche, ma mi piacerebbe il 516. Accendo una sigaretta, funziona sempre.</p>
<p>Niente. Un tizio sulla sessantina, quadrato, macchioline sul cranio, pantaloni grigi tenuti su da un paio di bretelle nere, calzino a vista su mocassino marrone, le maniche di un&#8217;anonima camicia bianca arrotolate, si asciuga la fronte con un fazzoletto, di nuovo bianco, sembra sofferente, troppo accaldato, mi guarda. Sorride.</p>
<p>D&#8217;impatto mi ricorda certi sanvitesi. Non li puoi definire vecchi, o anziani, perché hanno le spalle larghe e le braccia segnate dai nervi, dal lavoro e dalla terra che ancora toccano, e le mani troppo callose, e sono abbronzati del sole <em>ti fori</em>, della campagna, che non rende ambrata la pelle, no. Saranno anziani a 80 anni e vecchi a 90, se mai ci arriveranno, non ora.</p>
<p>Questo è diverso. La bocca che spalanca per prendere aria scopre denti troppo bianchi; ed è pieno d&#8217;oro. Alle dita ha delle spirali spesse, dorate, e quando si gira gli vedo una catena al collo altrettanto grossolana. E pesante.<br />
Mi chiama.</p>
<p>Mi avvicino nonostante lo stomaco stringa e il cuore batta, e io presto sempre molta attenzione ai segnali somatici. Il tizio inquieta, soprattutto inquieta il fatto che mi sorrida, e che mi chiami, lì a Porta Maggiore, mi chieda di farmi più vicino, attacchi a parlare in un italiano non stentato ma dall&#8217;accento sordo. Mi parla di lui, fatico a seguire perchè cerco disperatamente un senso al discorso, un senso che non sia &#8220;questo ci vuole provare&#8221;, che in realtà  è il mio primo pensiero.</p>
<p>Il 516 non si vede neanche con una seconda sigaretta, il punto è che non passa neanche il 14, nè il 19, non farei tanto lo schizzinoso, ora, e soprattutto la seconda sigaretta era anche l&#8217;ultima di un pacchetto di Diana rosse morbide. Quando mi vede accartocciare il pacchetto tira fuori le sue, e le sue sono Marlboro morbide 100&#8217;s, e mi chiede di prenderne. E io prendo, chiaro.</p>
<p>Continua a parlare, è americano, ha tante case, e un sacco di soldi, e deve tornare in America. E non sembra essere interessato quando tocca a me parlare e gli dico che ora, proprio in questo istante, dovrebbe passare un fottuto tram perché io dovrei vedere una partita, stasera; mi interrompe subito per parlarmi della casa a San Francisco. Ed è a questo punto che sobbalza, gira il collo in un sacco di pieghe rosse, scandaglia la parete alle nostre spalle finché i suoi occhi piccoli incorniciati da rughe profonde non trovano un bar.</p>
<p>Fa segno con la testa, sorride, dice &#8220;birra?&#8221; e si alza. Lo seguo, sono in ballo e finisco il giro di pista. Sceglie un tavolo all&#8217;aperto, la tensione miografica mi si allenta, essere all&#8217;esterno mi tranquillizza; ordina due bionde medie senza chiedere il mio parere. Molti punti persi, amico. Finiamo la birra, e io conosco la planimetria di almeno cinque appartamenti in cinque diversi stati degli USA. Ora me la vorrei svignare. Non sono un tipo troppo estroverso, le persone mi piace conoscerle a piccole dosi prima di frequentarle a grandissime, e lui ha superato il livello di sopportazione per un primo incontro. Al buio e a sorpresa, se non bastasse.</p>
<p>Non ho spicci ma devo chiamare I., mi odierà  ma lo devo fare: manca un quarto d&#8217;ora al fischio d&#8217;inizio e io sono ancora a Porta Maggiore. L&#8217;amico ha una scheda e me la presta, io accetto, mentre me la passa sorride e mi dice &#8220;Comunque io sono Tom&#8221;. Alessandro, dico, e corro dietro al bancone ad implorare un passaggio.</p>
<p>Torno al tavolo e c&#8217;è un&#8217;altra birra. La scolo, I. sta per arrivare, saluto e faccio per avviami verso le strisce pedonali; il tizio, Tom, mi blocca, mi dice di aspettare, le pulsazioni risalgono, aspetto. Torna con due pacchi di Marlboro, sono sbigottito ma troppo studente per non accettare, mi invita ad andare a San Francisco, per due mesi, suo ospite, senza una lira appresso, tutto pagato e un sacco di regali. Ho una visione, lui che mi accarezza dopo aver sprangato la casa di San Francisco; mi dice di pensarci e di incontrarci lì domani sera, mi lascia il numero della sua residenza romana, una villa, piena di libri, vieni a trovarmi, mi raccomando; finalmente arriva I.</p>
<p>I. guarda fisso davanti, mi saluta mangiandosi le sillabe e diventa di pietra. Gli racconto tutto, ci vado pesante con i dettagli,  ancora non ho realizzato completamente l&#8217;episodio e ho bisogno di parlare, lui si limita a qualche &#8220;ah&#8221;; vorrebbe uccidermi, è chiaro.</p>
<p>Mentre cerco la chiave in una delle dieci forse venti tasche che il mio abbigliamento propone, Van der Sar canna completamente il tempo; Ravanelli inventa un gol difficile da posizione angolatissima e corre ad urlare; io entro in casa, raggiungo la tele e ci resto di merda. Tom piange toccandosi in una sala buia piena di libri.</p>
<p>Formazione:</p>
<p><em>Peruzzi; </em></p>
<p><em>Torricelli, Ferrara, Vierchwood, Pessotto; </em></p>
<p><em>P.Sousa (Di Livio), Conte (Jugovic), Deschamps; </em></p>
<p><em>Vialli, Del Piero, Ravanelli (Padovano)</em></p>
<hr />Technorati Tags: <a href="http://www.technorati.com/tag/Juventus" rel="tag">Juventus</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/Ajax" rel="tag">Ajax</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/Champions+League" rel="tag">Champions League</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/Tom" rel="tag">Tom</a></p>
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		<title>Paura e delirio a Centocelle</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2007 14:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pena Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[100celle]]></category>
		<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Centro commerciale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri inaugurazione di un nuovo UniEuro a via delle Ciliegie, all&#8217;interno di un centro commerciale.
Apertura ore 9.00. Il volantino promozionale gentilmente recapitatomi promette prezzi imbarazzanti per aggeggi notevoli.
Punto un notebook HP a prezzo stracciato. Prendo un&#8217;ora di permesso, alle 8.40 sono lì; parcheggio, raggiungo l&#8217;ingresso senza però entrare. Intanto chiamo mia madre per farle gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri inaugurazione di un nuovo UniEuro a via delle Ciliegie, all&#8217;interno di un centro commerciale.</p>
<p>Apertura ore 9.00. Il volantino promozionale gentilmente recapitatomi promette prezzi imbarazzanti per aggeggi notevoli.</p>
<p>Punto un notebook HP a prezzo stracciato. Prendo un&#8217;ora di permesso, alle 8.40 sono lì; parcheggio, raggiungo l&#8217;ingresso senza però entrare. Intanto chiamo mia madre per farle gli auguri, è il suo compleanno (e pure il suo onomastico, mia madre è una tipa pratica).</p>
<p>Attorno a me c&#8217;è qualcuno, ma niente di che. Mi dico, bah, forse potevo tornare anche nel pomeriggio, magari &#8217;ste offerte non sono poi così vantaggiose come pensavo, eppure. Chiudo la telefonata, chiedo all&#8217;energumeno con la targhetta sul pettorale (ce n&#8217;è sempre qualcuno all&#8217;ingresso di &#8217;sti posti) se andavo bene per l&#8217;UniEuro. No, signore, l&#8217;UniEuro e&#8217; al piano di sopra.</p>
<p>Ah.</p>
<p>Salgo le scale, diligente. Sono le 8.55, ci sono 200/250 persone (<em>a me sembravano di più, ma le iperboli non sono funzionali quando si vuol essere credibili, mi tengo basso</em>).  A sorvegliare l&#8217;entrata 6 o 7 uomini di una agenzia di security (!) 4 Vigili del Fuoco (!!!). Mi accodo alla fila informe.</p>
<p>Aprono le porte.</p>
<p>La gente corre.</p>
<p>Corro anch&#8217;io, verso i portatili. Ci siamo io e 6 o 7 nerd (<em>scusate, forse dovrei dire geek, non vi offendete ma nerd mi sembra molto più veritiero, tipo la storia dello spazzino che è diventato operatore ecologico e si veste di rosso arancio equipaggiato di divisa hi-tech, ma sempre monnezzaro resta</em>) che puntiamo lo stesso portatile, cosa che mi rassicura sulla effettiva convenienza dell&#8217;offerta. Prendo il pacco, decido di andare verso le casse, ah, no, prendo anche una stampante sotto l&#8217;altra ascella, mi giro e ci sono 4 o 5 persone che hanno le dita piene di chiavette USB da 1GB a 9,90euro, traboccano di chiavette, una bimbina di 5 anni viene imbottita di chiavette dalla madre biondo platino. Ho finito le braccia, stanno finendo anche le chiavette, ne addento una, mi dirigo soddisfatto verso le casse.</p>
<p>Sono le 9.03.</p>
<p>Ci sono 4 casse aperte.</p>
<p>E&#8217; fatta, dico io.</p>
<p>E invece no (<em>ok, si era capito, troppi a-capo</em>).</p>
<p>Ci sono padri di famiglia con 5 Nokia 1110i tra le mani (Euro 29.90), che sfuggono, li raccolgono, li riprendono, gli ricadono. Signore cinquantenni con 3 (TRE) televisori 15&#8221; LCD (euro 99.90) sotto le braccia. NON SCHERZO. Per &#8217;sti televisori di sottomarca da 15&#8221; sono impazziti tutti, ogni persona alla cassa ne aveva almeno uno (tranne me, braccia finite, bocca occupata). Un tizio sulla sessantina aveva tre hard-disk Maxxtor da 500GB (euro 99.90) tra le braccia (<em>cosa cazzo ci dovevi fare? no, davvero: cosa ci fai di un Tera e mezzo?</em>). C&#8217;era pure uno con una chiavetta USB tra i denti (ah, no, quello ero io).</p>
<p>Vabe&#8217;, giusto per dire che ho fatto un&#8217;ora di fila, ho pagato in contanti, ho respirato odori mediterranei a contatto con gente di ogni classe sociale ma anche no, e che questo è un tipico post di quelli che non si riesce a trovare un finale all&#8217;altezza.</p>
<p><a href="http://technorati.com/tag/notebook" rel="tag"></a></p>
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		<title>Life 1.0</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2007 22:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Telemaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pena Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[Burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Kafka]]></category>
		<category><![CDATA[Me myself and I]]></category>
		<category><![CDATA[PTSD]]></category>
		<category><![CDATA[Real Life]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune situazioni continueranno a mettermi a disagio ancora a lungo, me ne sono fatto una ragione. Posto d&#8217;onore alle burocrazzate metropolitane. Forse non meritano l&#8217;oro, ma sono da podio, sicuro.
La giornata di oggi nasceva sotto una stella sghemba. Una giornata in cui mi sveglio alle 6.30, per giunta avendo io puntato la sveglia a quell&#8217;ora, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune situazioni continueranno a mettermi a disagio ancora a lungo, me ne sono fatto una ragione. Posto d&#8217;onore alle <strong>burocrazzate metropolitane</strong>. Forse non meritano l&#8217;oro, ma sono da podio, sicuro.</p>
<p>La giornata di oggi nasceva sotto una stella sghemba. <strong>Una giornata in cui mi sveglio alle 6.30</strong>, per giunta avendo io puntato la sveglia a quell&#8217;ora, <strong>senza aver abusato di psicotropi</strong> nella serata precedente, <strong>è sicuramente sghemba</strong>. Quantomeno, sghemba.</p>
<p>Ho una buona scusa, mi consegnano il nuovo divano; per star largo (si sa mai, gli impicci) mi ritaglio spazio libero fino alle 13.00. Ok, <strong>bluffo un filo, sto parecchio largo</strong>. Comodo, diciamo. Alle 7.30 l&#8217;affaire-divano è bello che archiviato, quindi ho la bellezza di 5 ore e trenta <strong>MIE</strong>. Nella mattina di un giorno feriale. Avvenimento.</p>
<p>Decido di occuparle chiudendo una serie di pratiche in sospeso. Cambio domicilio, ritirare una raccomandata, comandi finestrino elettrico lato-guidatore non funzionanti. Semplice. Non sarà  un&#8217;IDEONA, ma non mi sembra neanche una martellata sugli zebedei, a prima vista.</p>
<p><strong>In circoscrizione alle 9.00 la temperatura è di 42 gradi, l&#8217;umidità  al 92%, dense nubi giallognole gravitano attorno alle ascelle</strong> di caucasici, afroamericani, asiatici, pellerossa, <a href="http://chronicle.augusta.com/images/headlines/071396/klingon.jpg" title="Tipo questi." target="_blank">Klingon</a> e psicostoriografi antenati di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hari_Seldon" title="Non sapete chi è Hari Seldon? Dai." target="_blank">Hari Seldon</a>. Viva il multiculturalismo. Guardo in alto: <strong>cristalli liquidi rossi indicano la salvezza</strong>. I segnafila, salvatempo, quei cosi lì. Bene, non resta che trovare un eroga-biglietto.</p>
<p>Uno sputa-straccetto.</p>
<p>Un caga-numero automatizzato.</p>
<p>Aggirando con garbo <strong>la Nebulosa di Ghiandolone</strong> che mi ostruisce la visuale, finalmente mi appare l&#8217;agognato aggeggio. E rido: <strong>è rotto</strong>. Lo segnala un professionalissimo foglio A4 scritto a penna: &#8220;<em><strong>Il caganumeri automatizzato è rotto</strong></em>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.gaetanopersico.it/?p=26" title="Non riesco a sintetizzare meglio la Reazione Biologica Negativa di Anochin" target="_blank">Ah</a>.</p>
<p>Mi giro, scorgo un <strong>agglomerato umano sospetto</strong> al gabbiotto delle informazioni. Alla fulminea <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Insight" title="Una cosa del genere." target="_blank">illuminazione</a> segue un risolino nervoso; in uno stato di lieve trance ipnotica mi accodo. Avverto un principio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isteria" title="So bene cos'e'. No, non ho l'utero. " target="_blank">isteria</a>. <strong>Sto facendo la fila per prendere un numero che dovrebbe evitarmi di fare la fila</strong>. E&#8217; tutto vero. Provate a ripeterlo, tipo mantra. Io l&#8217;ho fatto, mentre ero in fila. Ho smesso quando mi è apparso <a href="http://www.buffalorising.com/home/archives/rollinsdva00-thumb.jpg" title="Henry Rollins mentre propone vantaggiose soluzioni per il tuo TFR" target="_blank">Henry Rollins</a> che mi voleva convincere a collocare il mio TFR in un fondo d&#8217;investimento ad alto rischio.</p>
<p><a href="http://technorati.com/tag/post+traumatic+stress+disorder" rel="tag"></a></p>
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