Oggi riprende il campionato italiano di calcio “Serie A Tim”, il cui nome già dovrebbe/potrebbe far sorgere qualche dubbio sul completo disinteresse dei vertici riguardo la classifica finale.
Con esso, riprende vita (ma non si era mai spento, a saperlo cercare) tutto l’indotto che questa manifestazione genera. Giornalisti prezzolati recitano parti scritte, copioni abbozzati che tutti gli appassionati conoscono già a memoria, tanto da poterne anticipare critiche, apprezzamenti, sfuriate, attacchi, ironie, sarcasmi e leccate di culo; e nonostante ciò, giornali, trasmissioni e siti web dedicati continueranno a fare fortuna. O almeno a campicchiare (che non è poco, in rapporto all’impegno profuso).
Emblema dell’Italia dove vince il più forte solo perché è stato abbastanza furbo da diventarlo, più forte, il calcio riflette ogni piccolezza tricolore, tutti i difetti e le storture e le agghiaccianti manovre che caratterizzano il nostro paese.
Col calcio riprende ufficialmente anche il fantacalcio, “fantasy game” di dubbio gusto giocato da milioni (non ci crederete, ma è così) milioni di appassionati, per soldi, per premi ma anche solo per l’onore; un gioco che subdolamente incatena ancora di più i giocatori al consumo spasmodico di notizie, gossip, servizi televisivi sul mondo pallonaro. Il cerchio si chiude, il consumatore è obbligato al consumo perenne.
Oppio dei popoli e circo per poveracci, riprende il calcio e riempirà giornate e settimane, lasciando vuoti solo qualche lunedì e qualche venerdì, per quasi un anno.
Ed era pure ora, cazzo!
Forza Juve, e quest’anno almeno un torneo di fanta lo devo vincere.