Lavoro fintamente orecchiabile, in realta’ studiato, elaborato, anche complesso. Morgan si sfida e sceglie di attraversare generi agli antipodi provando a reinterpretarli dal suo punto di vista, marchiandoli in maniera riconoscibile.
Il primo ascolto sconcerta. Affiorano all’orecchio Sergio Caputo, il country, Alberto Lupo che accompagna Mina; alcuni passaggi ricordano i neomelodici. E c’e’ altro ancora, evidente, in superfice. Morgan riesce a non rendere scontato il tutto: gioca con gli arrangiamenti, e soprattutto con le armonie; crea strutture complesse basandosi su fondamenta note e conosciute al pubblico. L’effetto e’ piacevole, a volte stupisce, quando ci si illude di aver trovato la linea melodica “da seguire”, da anticipare, e si viene sorpresi da un’intuizione (dal sentore, spesso, barocco) che rimescola le carte. Difficile cosi’ ritrovarsi a canticchiare uno dei pezzi proposti, a meno che non si tratti del singolo “Tra 5 minuti”: non a caso il pezzo piu’ “facile”, non a caso quello di impronta piu’ “vertighiana”.
Ascolto interessante, continuo ad apprezzare l’intelligenza e i riferimenti di Morgan. Il disco, invece, avrebbe avuto ben altro spessore e importanza azzeccando dosaggio degli ingredienti e tempi di cottura; mi auguro di ascoltare un disco di canzoni scritte da un Morgan che fa tesoro di tutti i generi e gli stilemi da lui presi in considerazione per produrre un’opera piu’ matura e omogenea; Da A ad A sembra invece piu’ una collezione di esercizi di stile ben riusciti. Non passera’ alla storia, non ne consiglio l’acquisto.
C’è: ricerca stilistica
Non c’é: una sintesi riuscita di questa ricerca
Giudizio critico: OO
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