Sgomberiamo innanzitutto il campo da equivoci epistemologici: il giochino del ViralTag è una paraculata pasesca e un po’ bassa. Tra Markingegno che lo scrive e Keper che lo cinguetta mi fischiano le orecchie in quadrifonia.
3 considerazioni tecnosociali:
- la meccanica non piramidale (almeno nelle dichiarazioni di intenti) era molto interessante; al contrario che nelle catene di Sant’Antonio, il dover aggiornare la propria matrice post-pubblicazione coi link ai neo-aggregati avrebbe dovuto sortire l’effetto di tenere continuamente livellata la base di linker
- proprio per questa meccanica, i nodi più diramati della blogosfera non avrebbero mai partecipato, al di là delle questioni etiche; fare da hub per una cosa del genere avrebbe voluto dire annullare o diminuire parecchio il vantaggio competitivo generato dal lavoro e dalle pubblicazioni precedenti; c’è chi l’ha annusato presto, e chi no (e non linko, va
- le metriche quantitative, pesate o no, ponderate su più basi o meno, hanno fatto il loro tempo. E il giochino è l’iperbole di come queste siano state già piegate a logiche markettare.
@Keper: se può essere una consolazione, gli italiani sono una percentuale minore dei backlink ricevuti. Ho avuto la certezza che il tutto stesse sfuggendo di mano quando è partito l’arrivo in massa di backlink da blog-fantasma, di origine ignota, creati appositamente. Ah, ovviamente Technorati si guarda bene dal prendere sul serio tutti questi link.

Malauguratamente la cosa mi consola pochissimo. Speravo questa culturetta del link, della classifica colpisse quasi esclusivamente l’italica gente. Visto che così non è, ho ancora meno speranze per il “mondo”.