Genoma Sharing
Ieri Tambu ha pubblicato una personalissima riflessione sulla ingiustificata preoccupazione mostrata da chi vede Google come “vero grande fratello” per la capacità in continua crescita di incrociare informazioni personali riguardo agli utenti registrati ai suoi servizi, in particolare riferendosi all’ultima acquisizione, quella di FeedBurner.
Il succo dell’arringa difensiva di Tambu sta in quel “alla fine dei conti non ho niente da nascondere” che mi ha sempre visto scettico: sento la sinistra eco di quel “alla fine chi non ha nulla da nascondere non si dovrebbe preoccupare” issato come slogan dai violatori di privacy nostrani.
Visto il comportamento di Google in alcuni paesi (chi ha detto Cina?) non è per nulla assodato che chiunque voglia far sapere cosa scrive in mail, cosa legge e cosa aggrega a Google. Ne’ è altrettanto facile per tutti avere una reale alternativa all’utilizzo di Google, oggi. Soprattutto nei paesi meno sviluppati. Soprattutto tra gli utenti meno tecnologizzati, che sono assolutamente inconsapevoli del continuo monitoraggio che viene fatto dei loro dati personali, e dello scopo per cui vengono utilizzati.
Oggi, poi, leggo su TecnoDuo che uno dei fondatori di Google, Sergey Brin, si è sposato con Anne Wojcicki, “10-year background in healthcare investing, focused primarily on biotechnology companies“, e attualmente cofondatrice di 23&Me Inc.
Cos’è 23&Me? Presto detto: è una società di biogenetica che si propone, letteralmente, di:
connect you to the 23 paired volumes of your own genetic blueprint (plus your mitochondrial DNA), bringing you personal insight into ancestry, genealogy, and inherited traits. By connecting you to others, we can also help put your genome into the larger context of human commonality and diversity.
Molto Web2.0, vero? Immagino le funzionalità :
- taggare un particolare gene, magari “pretty”, “ugly”, “dork”, “clever”, “nigger”, “blonde”, “big breast”, “diabetic”;
- tag cloud, o una classifica degli alleli più clickati;
- magari una funzione di “neighborood” mi aiuterà a scovare qualche affininità genetica in Nuova Zelanda;
- partner compatibility in base alla combinazione dei 23 cromosomi e alla compatibilità (quantomeno a livello fenotipico e medico) con quelli di qualche pulzella siberiana.
Ma soprattutto, chissà se la pubblicità contestuale di Google presente sulla mia GMail sarà influenzata dalla mia allergia al dermatofagoides farina. Chissà a chi interesserà , davvero, combinare anche questi dati.
Chicca: stanno assumendo. Cercano due User Interface Developer e uno User Interface Designer. Quasi quasi.
Revolution.com Presentare Wiki
io non ho detto che non ho nulla da nascondere. Dico che comunque a Google non frega niente delle cose che nascondo, che è diverso
Cmq sia, ti serve una mail infinita online che non sia Gmail? c’è YahooMail. Ma, guarda un po’, valgono le stesse considerazioni.
Allora ti tieni la mail di libero e scarichi tutto sul PC? certo, liberissimo, ma ci sono delle copie di backup del server di posta, a casa Libero. Ops…
posso andare avanti all’infinito
@tambu: Ma le mail venivano storate anche quando avevo un account sul defunto mailcity.com: non è il singolo servizio che preoccupa. Il punto è la possibilità di *incrociare* i dati. Cosa leggo, cosa scrivo, cosa compro, dove vado (GoogleMap export per GPS). Se tutte queste informazioni sono in mano ad un solo soggetto, il potere diventa ENORME. E ad un certo punto non piu’ arginabile.
In questi territori non c’è per nulla chiarezza riguardo ai “Trust” e riguardo alla collezione di dati personali e sensibili e alla possibilità di riutilizzarli.
Le istituzioni, per prima l’UE, sono fin troppo concentrate ad occuparsi di Microsoft per alzare la testa e capire cosa succede *ora e adesso*. Mi aspetto che i primi ad incazzarsi siano gli utenti.
gli utenti sono anche inconsapevoli che le società di carte di credito sanno esattamente cosa comprano, dove e quando, o che con un click le società telefoniche possono ricostruire sulla mappa gli spostamenti al metro del tuo cellulare (e di chi lo teneva in tasca, ovvio) e quando ha chiamato chi (e perché, e cosa ha detto). Eppure non si incazza nessuno.
Scambi… la vita è fatta di scambi e compromessi… mi dai quello, vuoi quell’altro in cambio…
io non ho detto che non ho nulla da nascondere. Dico che comunque a Google non frega niente delle cose che nascondo, che è diverso
Come fai a sapere con certezza cosa pensa Google?
Magari sei monitorato 24/24 e non lo sai. Se sparirai di colpo senza lasciare traccia sapremo chi è stato.
@Tambu: mi sembra un discorso con qualche falla. Gli utenti non sono consapevoli: certo, sono d’accordo, il punto e’ proprio li’. Non si puo’ parlare di “scambio” o di baratto (io offro servizi in cambio delle tue informazioni personali&sensibili) se le carte sul tavolo non sono chiare, e se tu promuovi i servizi come “gratuiti”.
Un primo passo da fare dovrebbe essere proprio imporre chiarezza (*chiarezza*, non burocratichese incomprensibile nascosto in finestre a scorrimento fatte da 1203 articoli e paragrafi e comma) a chi offre servizi per ricavare profili markettosi sugli utenti.