Riprende alla fine di questa settimana uno dei due corsi universitari per cui sono cultore della materia. L’inizio di un nuovo corso rappresenta a prima vista una sfida stimolante, non foss’altro che per la relativa libertà di gestione del tempo concessomi con gli studenti per sperimentare e discutere su alcune delle tematiche che piu’ mi stanno a cuore; tempo che cerco di sfruttare provando a trasmettere almeno un po’ della passione che nutro per alcuni strumenti e per una certa filosofia “attiva” di utilizzo della rete.
Il tema del corso in sé è il connubio tra tecnologie e processi di insegnamento e apprendimento. Ambizioso, considerando che ci si rivolge ad una classe a mio avviso sempre eccessivamente vasta di studenti di psicologia, parte dei quali matricole, quindi privi di basi riguardanti le teorie principali sull’apprendimento (behaviourismo, cognitivismo, costruttivismo nelle sue declinazioni), e spesso, contro tutti i luoghi comuni riguardo alla diffusione delle nuove tecnologie, popolata di ragazzi totalmente o quasi a digiuno di Web.
La filosofia di base per tutte le attività pratiche fatte svolgere negli scorsi anni è stata quella di far manipolare conoscenze agli studenti operando su strumenti a loro volta oggetto di studio. Learning by doing, quindi, ma anche apprendimento simbolico-ricostruttivo (ricerca, studio, elaborazione di testi scritti e di altro materiale), e ancora, apprendimento collaborativo. La materia si presta, in effetti.
In passato lo strumento principale proposto agli studenti per le attività parallele al corso è stato il Forum. Semplice e soprattutto intuitivo da utilizzare, diacronico, persistente nel tempo, con pochi comandi e un’interfaccia ridotta e WYSIWYG per l’editing dei post, nonostante alcune studentesse lacrimassero (non è un’iperbole) alla fine della prima lezione implorando di non vincolare la frequenza all’utilizzo di diavolerie elettronico-esoteriche, il suo utilizzo si è rivelato sempre proficuo, la partecipazione alta, alcuni spunti interessanti.
Dopo un tentativo onestamente fallimentare di utilizzo di un blog di gruppo (a causa anche e soprattutto di un mio approssimativo design dell’esercitazione), l’esperienza Wiki della scorsa edizione del corso e’ stata semplicemente fantastica. Il Wiki si è rivelato uno strumento potente e flessibile, in cui il formatore/docente/insegnante puo’ intervenire nella scelta delle regole del gioco da utilizzare, plasmandolo rispetto alle esigenze dell’esperienza formativa che sta progettando. Dopo una lezione introduttiva su cos’e’ un Wiki, un inizio molto guidato (template per una pagina personale fornito agli studenti che dovevano completarlo), e l’auspicato “fading” del tutor, il risultato dell’esperienza è stato la produzione di cinque mini-saggi scritti da piu’ di cento studenti (contando solo quelli che hanno accettato di lavorare fino alla fine) divisi, appunto, in cinque gruppi.
In questo primo corso del nuovo Anno Accademico ripeteremo l’esperienza, scegliendo ovviamente argomenti diversi da far manipolare agli studenti. E fin qui, tutto sembra filare liscio. Ma a me piacerebbe cambiare, con il secondo corso, destinato agli studenti della specialistica, che si terrà a marzo.
La realtà, nonostante Downes affascini quando parla di 2.0, apprendimento e conoscenza informale, è che per quanto riguarda la conoscenza formale, accademica, strutturata, l’utilizzo dei social software è possibile solo in alcuni casi. Strumenti aperti come il Forum e il Wiki, che rappresentano una veloce e semplice possibilità di pubblicazione a più mani, se inseriti in un percorso progettato meticolosamente, possono dar vita a esperienze di successo. Riesco ancora ad immaginare un utilizzo del social bookmarking a fini didattici (anche se potrebbe essere un aiuto in una ricerca iniziale di fonti, non l’oggetto di un’intera esercitazione, a mio modesto parere). Ma poi? Facebook? Twitter? Flickr? Più specialistici diventano i software, meno sono adattabili ad un utilizzo didattico puro, a meno di forzature fondamentalmente inutili: se bisogna forzare, probabilmente c’è un’altra maniera, un altro software forse, piu’ adatto.
L’alternativa è che sia io a non avere troppa fantasia nell’utilizzo di alcuni social software, o che per ignoranza ne stia trascurando qualcuno.
Ben vengano i suggerimenti!
update: qualcosa mi risuonava, in effetti mi accorgo che il titolo di questo post cita quello dell’ottimo blog di Gianni Marconato anche se il senso del gioco di parole è completamente diverso. Involontario, comunque.
11 Ottobre 2007 alle 5:41 pm
Portali su jesi, no?
11 Ottobre 2007 alle 7:03 pm
ROTFL