Ci sono giorni in cui odi il tuo lavoro perché senti che ti sta colpendo le viscere, non respiri, tutti ti chiedono qualcosa e ti sembra di non finire mai; e smadonni. Poi finisce la giornata e tu hai spuntato tutti i cerchietti che avevi disegnato per evidenziare la lista delle urgenze assolute, ed è bello: ti senti soddisfatto, senti le endorfine che si liberano, è un piacere, sordo, ok, ma è un piacere mettere quelle V su quelle O.

Quel momento, quell’esatto momento, ad essere saggi e lungimiranti o anche soltanto ambiziosi, o egoisti, è il momento di scappare via. Sempre che non si voglia ammettere che si vive per lavorare.