Sul lavoro sono collaborativo. Proattivo. Operativo.

Baaa. Ricominciamo.

Non vivo per lavorare, anche se, magari, a qualcuno piacerei di più così. Il lavoro è comunque una parte fondamentale della mia vita.

Mi assumo le mie responsabilità . Sempre. Spesso anche quelle degli altri. Odio quando gli altri non si assumono le proprie. Sono intollerante alla vigliaccheria. All’ignoranza. Alla maleducazione.

Bado a me stesso. Non chiedo aiuti soprattutto se non necessari, non assillo, non stufo; piuttosto sbatto il grugno sui problemi e faccio tardi. Ho molto rispetto del lavoro altrui, sempre. E molto rispetto del mio. Che curo, e difendo.

Il lavoro non mi spaventa. Neanche a grandi carichi. Neanche a enormi camionate. Mi angosciano, questo sì, l’indefinitezza, la nebulosità , magari anche voluta (lì mi rode, proprio). E l’ignoranza (lo so, l’ho già  scritta, ma era davvero importante).

Riesco a sopportare l’arrivismo, l’ambizione goffa, a chiudere un occhio sull’ipocrisia. Ce ne vuole, sì. Ma ci passo sopra, e il tempo di solito mi da ragione. O almeno è quello che mi piace ripetermi.

Mi spaventano le rivoluzioni, i salti nel buio, le trasformazioni troppo repentine, ma ora ho deciso: io devo cambiare. Devo. Cambiare.

Lavoro.