Sul lavoro sono collaborativo. Proattivo. Operativo.
Baaa. Ricominciamo.
Non vivo per lavorare, anche se, magari, a qualcuno piacerei di più così. Il lavoro è comunque una parte fondamentale della mia vita.
Mi assumo le mie responsabilità . Sempre. Spesso anche quelle degli altri. Odio quando gli altri non si assumono le proprie. Sono intollerante alla vigliaccheria. All’ignoranza. Alla maleducazione.
Bado a me stesso. Non chiedo aiuti soprattutto se non necessari, non assillo, non stufo; piuttosto sbatto il grugno sui problemi e faccio tardi. Ho molto rispetto del lavoro altrui, sempre. E molto rispetto del mio. Che curo, e difendo.
Il lavoro non mi spaventa. Neanche a grandi carichi. Neanche a enormi camionate. Mi angosciano, questo sì, l’indefinitezza, la nebulosità , magari anche voluta (lì mi rode, proprio). E l’ignoranza (lo so, l’ho già scritta, ma era davvero importante).
Riesco a sopportare l’arrivismo, l’ambizione goffa, a chiudere un occhio sull’ipocrisia. Ce ne vuole, sì. Ma ci passo sopra, e il tempo di solito mi da ragione. O almeno è quello che mi piace ripetermi.
Mi spaventano le rivoluzioni, i salti nel buio, le trasformazioni troppo repentine, ma ora ho deciso: io devo cambiare. Devo. Cambiare.
Lavoro.

Anche io, Ale.
Propongo bir&fud al piu’ presto per un brainstorming sul futuro.
Cambiare [per propria scelta] e’ bello. E dai, che lo dici da un po’.
PS.
Sei sicuro che il tuo donatore di lavoro non legga qui?
Credo che il donatore di lavoro in questione sappia cos’e’ un blog o il web 2.0 grazie ad Ale
Cari.
@Valeria: Ci sto al brainstorming divinatorio solo se innaffiato da birroni.
@Donato: Stavolta credo (credo) di voler fare sul serio il salto.
FINALMENTE!!!
Sono anni che ce lo dico, ora me lo dirò e basta!