Alcune situazioni continueranno a mettermi a disagio ancora a lungo, me ne sono fatto una ragione. Posto d’onore alle burocrazzate metropolitane. Forse non meritano l’oro, ma sono da podio, sicuro.
La giornata di oggi nasceva sotto una stella sghemba. Una giornata in cui mi sveglio alle 6.30, per giunta avendo io puntato la sveglia a quell’ora, senza aver abusato di psicotropi nella serata precedente, è sicuramente sghemba. Quantomeno, sghemba.
Ho una buona scusa, mi consegnano il nuovo divano; per star largo (si sa mai, gli impicci) mi ritaglio spazio libero fino alle 13.00. Ok, bluffo un filo, sto parecchio largo. Comodo, diciamo. Alle 7.30 l’affaire-divano è bello che archiviato, quindi ho la bellezza di 5 ore e trenta MIE. Nella mattina di un giorno feriale. Avvenimento.
Decido di occuparle chiudendo una serie di pratiche in sospeso. Cambio domicilio, ritirare una raccomandata, comandi finestrino elettrico lato-guidatore non funzionanti. Semplice. Non sarà un’IDEONA, ma non mi sembra neanche una martellata sugli zebedei, a prima vista.
In circoscrizione alle 9.00 la temperatura è di 42 gradi, l’umidità al 92%, dense nubi giallognole gravitano attorno alle ascelle di caucasici, afroamericani, asiatici, pellerossa, Klingon e psicostoriografi antenati di Hari Seldon. Viva il multiculturalismo. Guardo in alto: cristalli liquidi rossi indicano la salvezza. I segnafila, salvatempo, quei cosi lì. Bene, non resta che trovare un eroga-biglietto.
Uno sputa-straccetto.
Un caga-numero automatizzato.
Aggirando con garbo la Nebulosa di Ghiandolone che mi ostruisce la visuale, finalmente mi appare l’agognato aggeggio. E rido: è rotto. Lo segnala un professionalissimo foglio A4 scritto a penna: “Il caganumeri automatizzato è rotto“.
Ah.
Mi giro, scorgo un agglomerato umano sospetto al gabbiotto delle informazioni. Alla fulminea illuminazione segue un risolino nervoso; in uno stato di lieve trance ipnotica mi accodo. Avverto un principio di isteria. Sto facendo la fila per prendere un numero che dovrebbe evitarmi di fare la fila. E’ tutto vero. Provate a ripeterlo, tipo mantra. Io l’ho fatto, mentre ero in fila. Ho smesso quando mi è apparso Henry Rollins che mi voleva convincere a collocare il mio TFR in un fondo d’investimento ad alto rischio.
26 Maggio 2007 alle 11:24 am
Per me il risveglio di quest’oggi non è stato affatto tra i migliori, ma ad essere sincero leggendo questo post qualche sorriso l’ho fatto. Complimenti per l’estro.
31 Maggio 2007 alle 7:58 pm
Grazie, onepixel. Davvero. I commenti, anche quelli negativi, ti fanno sentire meno stupido se il tuo stile di scrittura presuppone che ci sia qualcuno a leggerti.