Hai una piccola impresa che si occupa di pulizie?
Indovina quanti contatti farà il tuo portale.
All’anno.
Scrivilo su un foglietto di carta.
Giralo verso il monitor, fammi vedere.
AHAHAHAH!
No, davvero.
Molti, molti meno.
Se fai il provider di telefonia, investi in tariffe, e non in gadget. Vedrai che risultati.
Se fai il gommista, l’importante non è che tu abbia un indirizzo email, ma un fottuto cellulare sempre acceso.
Se vendi pasta fresca, non ti serve un servizio b2c, ma stare aperto la domenica mattina fino a mezzogiorno.
Se vuoi vendere un’auto destinata a un 50enne benestante, investi in spot televisivi, che d’estate costano anche poco. Se si avvicina qualcuno e ti parla di viral video e buzz marketing, prendilo a calci.
Se produci scarpe da ginnastica/sneakers, investi in ricerca&sviluppo e trova la formula per non far puzzare la gomma. Il passaparola lo faranno gli utenti, silente e mirato (abbiamo tutti un amico col piede killer).
(Bene, ora a mezza blogosfera sto sulle balle.
Sto cercando qualcosa per l’altra mezza, ci sto lavorando.)
4 Luglio 2008 alle 12:56 am
Non so per la mezza blogosfera, ma son sicuro che uno sta pensando:

“Ma Che Cavolo!”
4 Luglio 2008 alle 11:18 am
A parte gli scherzi, per *me* il professionista (del marketing, del design, del gommismo, della pasta fresca) non e’ quello che cavalca l’onda trendy e propone a *tutti* la stessa cosa, ma quello che si tiene aggiornato su tutto, e che propone al singolo cliente la soluzione su misura e piu’ adeguata per fare da “boost” alla singola attività. Web o no, e’ sul processo che si interviene quando si viene chiamati per una consulenza, e la vista lunga ce l’ha chi non guarda solo al proprio orticello web, ma chi riesce ad immedesimarsi in *quel* business e a capire quali sarebbero le mosse da fare per dargli valore. Percio’, per rimanere nell’esempio, al negozio di pasta fresca non va proposto il sito, ma un nuovo piano di aperture domenicali, ecco. Naturalmente imho.
4 Luglio 2008 alle 1:05 pm
Sulle palle?
Hai anche troppo ragione, purtroppo.
4 Luglio 2008 alle 5:11 pm
Ottimo post! Assolutamente d’accordo con te
5 Luglio 2008 alle 3:56 pm
@D4rKr0W, lafra: Beh, grazie.
Il discorso non vale mica solo per il marketing, eh. A cena con un amico, l’altra sera, ascoltavo la descrizione della sua azienda: “noi andiamo da banche e assicurazioni e gli diciamo ‘ehi, c’è questa nuovissima applicazione, la vostra concorrenza sta già pensando di utilizzarla, è innovativa e adottarla per primi vi porrà un livello sopra ai vostri concorrenti’, quindi non rispondiamo ad un bisogno, ma ne creiamo sempre di nuovi, e fittizi”.
Qualcuno ci mangia, su questa vanità aziendale, e quindi vista la stagnazione dell’economia nostrana magari è anche dannoso star lì a far le pulci a chi almeno smuove le acque; però alla lunga mi sembrano tutti soldi buttati, che potevano essere investiti diversamente e meglio, generando crescita e ricadute solide. E non qualche pacca sulla spalla in consiglio d’amministrazione e una nuova presentazione powerpoint.
6 Luglio 2008 alle 6:57 pm
D’accordissimo con te, soprattutto se queste professioni si esercitano in Italia. Sarebbe interessante però fare anche degli esempi contrapposti.
7 Luglio 2008 alle 1:24 pm
@Dario: cosa intendi per “contrapposti”? Esempi positivi di intervento “2.0″ sull’azienda che abbia portato benefici? Ma ovvio che ci siano eh. Per esempio nell’ambito CRM l’utilizzo avanzato del web e’ solo positivo. La gestione del cliente *dopo* l’acquisto, la trasparenza, la conversazione aperta sul prodotto sono tutti fattori fidelizzanti e promuovono l’immagine stessa dell’azienda. Solo che prima di arrivare a questo, imho, bisogna investire sul prodotto e sul servizio che si fornisce. Anche per evitare spiacevoli sorprese (per le aziende).
15 Luglio 2008 alle 3:27 pm
Si, intendevo proprio questo. Certo, anche io sono convinto che bisogna investire prima su servizio e prodotto. Non sono un esperto marketing dunque tu il beneficio del “2.0″ lo vedi soprattutto dopo? Neila funzione “social” per così dire?
16 Luglio 2008 alle 10:39 am
Ci vorrebbe un altro post, in realta’. In breve: il “2.0″ puo’ essere visto come una “filosofia” da adottare completamene solo per strumenti pensati già di per sè come “2.0″; adotti un linguaggio richiesto e comprensibile a tutto il target cui il tuo prodotto/servizio si rivolge. Lo critico quando diventa l’unica e imprescindibile strategia di marketing e comunicazione qualsiasi sia il prodotto/servizio che si offre: online, offline, digitale, analogico, concreto.. Per questi ultimi beni, mi sembra sia stata solo una moda, una bolla che peraltro si sta gia’ sgonfiando (minimarketing pubblicava giusto ieri i suoi commenti ad un paper che smonta il mito della coda lunga).