Visto sabato sera. Bello, ironico, già dai primi minuti si comincia a ringraziare il cielo per essere nati italiani. Dato che il tema è la sanità, non è così scontato.

Sicko - Michael Moore

Fa impressione vedere descritto e raccontato da chi ne ha fatto le spese un sistema sanitario completamente a carico dei cittadini, con le assicurazioni sanitarie e i produttori di farmaci che “oliano” il Congresso e riscuotono dai cittadini senza che la spirale possa fermarsi. Quando un servizio come la sanità passa dalle mani dello Stato a quelle del Mercato, non c’è più nessuna pietà, nessun giuramento ad Ippocrate, nessuna carità cristiana. O paghi, o schiatti. Gli ospedali ti mandano via se non sei coperto da un’assicurazione, le assicurazioni premiano i dottori in base al numero di richieste rifiutate. Farsi accettare per la sottoscrizione di una polizza è un’esame difficile da superare. Una situazione grottesca, in cui se sei malato non potrai mai essere coperto, se sei sano sei coperto finché resti sano, ma quando diventi malato l’assicurazione farà di tutto per scaricarti, per non pagare, per rescindere il contratto. Allucinante.

Difetto principe del docu-film, la cronica partigianeria di Moore che paradossalmente inficia alcune delle tesi. Bastava descrivere la sanità americana perché noi europei facessimo il paragone. Agli americani, invece, occorreva un termine di paragone esterno, e Moore ha scelto proprio noi, in particolare i francesi. La Francia risulta prima, in una classifica inquadrata dallo stesso Moore, riguardo al livello di assistenza sanitaria garantita ai cittadini gratuitamente. Il fatto che al secondo posto, in quell’inquadratura, ci fosse l’Italia mi ha fatto sorgere qualche dubbio su ciò che effettivamente quella classifica valutasse: il primo pensiero è andato al Policlinico Umberto I. Da lì Moore parte con la descrizione di ospedali modello e centri d’eccellenza, che fa passare per normali (mi viene difficile credere che la situazione media in Francia sia davvero quella descritta). Quindi rassicura gli americani sul pericolo socialista (incubo ricorrente ventilato dai congressisti quando si tratta di andare contro gli interessi di qualche multinazionale) di dare in mano allo Stato la sanità presentando un dottore con casa da 1milione di dollari e una famiglia francese con 7000 euro di entrate/mese. Con tutto il rispetto, non proprio un campione “medio”.

Il docu-film resta più che godibile, a tratti commovente, e si conclude strappando una risata; alla sala dov’ero io, ha strappato anche un applauso. Da vedere.