Nei quindici secondi successivi ad ogni chiusura di seggi, per qualsiasi elezione (politiche, europee, amministrative, Miss Italia, amministratore di condominio) spuntano fuori i sondaggi interni del PD. Non è che li sventolino, eh, uno se li deve andare a cercare, ma qualcosa trapela.
Ai vecchi tempi, quelli che sembravano brutti ma poi alla fine uno ci ripensa, vabe’, ai vecchi tempi, dicevo, i sondaggi interni di quelli lì che ora si fanno chiamare PD erano calibrati con la cura di un mastro orologiaio. Affidabilità stellare, precisione, meticolosità.
Oggi la storia vira di brutto sul perverso.
Alle 15.01 di ogni lunedì elettorale, dal PD trapelano sempre voci ottimistiche. Sorrisoni. Pacche sulle spalle. Complimenti per l’ottimo lavoro. Col passare dei minuti, gli orbicolari della bocca si tendono fino a sfiguare il sorriso in paresi. Da lì, il wagneriano crescendo: fronte corrugata, occhiaie, lordosi acuta, ittero, catatonia, morte apparente, Fassino.
Ora, fosse una roba morbosetta che piace tanto a loro, e che esercitano nel chiuso delle loro stanzette, mi andrebbe anche bene. Ma guardate che noi ci crediamo. Sempre, ogni fottuta volta.
