In tema di libertà individuali e sociali, di diritti della persona, di ideologia e di ideali, mi è sempre sembrato di avere le idee chiare. Poi capita di doversi confrontare con eventi e strategie così sottili da mettere in crisi la Weltanschauung che uno faticosamente riesce a costruirsi.
Revolution.com è il titolo di un mini-reportage andato in onda il 03/06/2007 (ieri) su RaiTre, all’interno della fantastica perla che è Report, riguardo le rivoluzioni morbide che stanno avvenendo in alcuni stati dell’Est europeo da qualche anno a questa parte.
Estrema sintesi: stati oppressi da regimi dittatoriali di vario genere (ma soprattutto di stampo veterocomunista) vengono “infettati” in maniera non violenta e virale da un crescente movimento d’opinione e di propaganda che alla fine riesce a sovvertire l’ordine costituito e ad imporre la democrazia, o almeno ciò che noi chiamiamo tale, attraverso azioni mirate. Tutto fantastico: paesi in cui se dici ciò che pensi rischi di finire in galera vengono trasformati dal basso fino a conseguire un grado accettabile di diritti civili e libertà garantite.
Sono quelle che si chiamano “Velvet Revolutions“, dalla Rivoluzione di Praga, datata 1989, a quelle a noi contemporanee:
- 10/01 Serbia
- 11/03 Georgia (chiamata “delle rose”)
- 12/04 Ucraina (chiamata “arancione”)
- 03/05 Kyrgyzstan (chiamata “dei tulipani”)
Poi si indaga, come in tutte le inchieste che si rispettino. E si scopre come dietro questi movimenti ci siano alcune eminenze grige capaci di organizzare, finanziare e dirigere quelle dinamiche sociopolitiche che forse (molto probabilmente?), lasciate a loro stesse, avrebbero avuto bisogno di anni, forse secoli, per prendere davvero forma e arrivare sino al compimento definitivo degli obbiettivi preposti.
In un campo di golf a Bishkek, la capitale del Kyrgyzstan, sono riuniti i rappresentanti delle principali organizzazioni statunitensi che operano in questo piccolo paese:
- Mike Stone, capo della Freedom House, un’associazione che sostiene la libertà di stampa (quella che ci colloca costantemente sotto il Botswana come libertà di stampa)
- Brian Kemple, gestisce l’ufficio locale di USAID, un’agenzia americana per lo sviluppo.
- David Greer, 43enne avvocato, anche lui USAID, mandato in Kyrgyzstan a spiegare pro e contro del liberismo e del mercato
Qualche citazione esemplare presa dalla trascrizione della puntata, disponibile sul sito di Report:
DAVID GREER - USAID
Trattandosi di una politica statunitense, non può che essere una politica improntata ai principi del libero mercato nell’interesse degli Stati Uniti. La nostra funzione in questo paese è quindi quella di importare i migliori principi economici del mondo industrializzato.
JOHN MC CAIN- SENATORE REPUBBLICANO
Penso che in alcuni casi la linea che separare il concetto di sostegno della democrazia da quello dell’interferenza negli affari interni di un paese, sia sottilissima.
MIKE STONE- DIR. ASS. “FREEDOM HOUSEâ€
[Parlando di "From Dictatorship to Democracy"] In un certo senso ci siamo incartati con questa storia delle rivoluzioni di velluto, delle rivoluzioni arancioni. Io continuo a dire: “Voglio una rivoluzione verde!â€. Voglio vedere i soldi!
Ora. Premesso che sicuramente nel breve e nel medio termine quelle popolazioni non potranno far altro che gioire del cambiamento, e va benissimo. Le questioni a cui non riesco a dare una risposta sono:
- è giusto questo tipo di infiltrazione negli affari interni di un paese terzo?
- è giusto prospettare ai “democratizzati” l’ovvio regime liberista come unica forma di potere alternativo?
- se è giusto, come lo è, gioire per la perdita di influenza di Putin e del KGB tutto su un pezzo di pianeta, si può gioire per l’influenza di Bush e dei repubblicani tutti che ne prendono il posto?
- questa guerra fredda è migliore dell’altra? Perchè?
Ma soprattutto:
- quand’è che l’Europa si potrà porre come una reale alternativa ai “due blocchi”, proponendo un modello sociale più equilibrato e finendo di giocare alle beghe di quartiere?
Chicca finale: From Dictatorship to Democracy, precedentemente citato, è il “Democracy Cookbook” di oggi, realizzato da Gene Sharp e disponibile sul sito della Albert Einstein Foundation. Il saggio spiega dettagliatamente cosa fare e cosa non fare per sovvertire una dittatura, in un lucido e più che razionale “how-to”.

Sul come gestire democrazie e rivoluzioni non posso non citare il sottostimato “what the dog” inspiegabilmente tradotto con “Sesso e potere” del lontano 1997: http://www.imdb.com/title/tt0120885/
Titolo pressoche’ sconosciuto sebbene nel cast ci siano De Niro ed Hoffman.
Faccio notare che il sexgate e’ scoppiato nel ‘98, quindi il film, la cui trama potrebbe oggi sembrare scontata, era in realta’ in anticipo sui tempi!
Chiunque lavori nelle PR dovrebbe conoscere a memoria questo film.
[...] di tutto questo, e se Telemaco si preoccupa, giustamente, delle cosiddette rivoluzioni morbide, di cui ha parlato Report domenica scorsa nella sua ultima puntata di questa serie, moti [...]