Uno dei demeriti di Grillo è quello di aver costretto una serie di giornalisti a descrivere il fenomeno mediatico che commentavano. Analfabeti informatici che in fretta e furia hanno dovuto improvvisare analisi sociologiche sulla Rete basandosi su qualche ricerca, due righe da Wikipedia e una spruzzata di quel senso comune che guai a definirlo qualunquismo.

Oggi l’Espresso strombazza l’inchiesta/servizio/reportage avente come tema la Rete; l’ennesimo. La contrapposizione di oggi è “Internet: populismo o democrazia? Luogo di confronto democratico o Grande Fratello?”. E Sesto Potere è l’immancabile titolo a effetto. Dicotomie tanto radicali quanto inutili a descrivere un fenomeno complesso.

Il punto è sempre lo stesso: “la Rete” è un oggetto misterioso per i commentatori dei media tradizionali, che di volta in volta la identificano con una delle sue sfaccettature; e allora Internet diventa prima “le chat dove ci sono i pedofili”, poi “le mail con i virus che ti leggono nel computer”, poi “Second Life e le identità alternative”, e quindi “i blogger e le manifestazioni aggressive contro lo status quo”.

La forza della Rete, le possibilità di connessione, di condivisione, di pubblicazione, ha come risvolto la sua debolezza: frammentazione in sotto-network, micro realtà difficilmente identificabili e oscure alle masse. Ogni tanto la cronaca (nera, bianca) porta alla luce uno degli aspetti di una realtà multidimensionale che i media tradizionali, per le esigenze implicite di semplicità e superficalità che li caratterizzano, generalizzano fino a renderlo LA chiave di lettura.

Oggi tocca ai blog.

“La Rete è il modello di comunicazione ideale per una generazione che ha tempi di consumo rapidi e non gradisce altre forme espressive in cui i contenuti non siano sintetici e sincopati”.

al Web ci si avvicina come mezzo più di entertainment che di informazione, quindi non è strano che ad aver successo sia un comico, proprio come su YouTube i video più popolari sono quelli che fanno ridere“.

Ecco, se volete leggere banalità qualunquiste come quelle che ho appena citato, leggete l’inchiesta dell’Espresso.