Finalmente abbiamo le prove che al G8 di Genova, qualche anno fa, non è successo poi niente di grave.
Meno male, a veder tutto quel sangue m’ero preoccupato, e invece si trattava solo di escoriazioni.
handle with philosophy 2010-04-08
Finalmente abbiamo le prove che al G8 di Genova, qualche anno fa, non è successo poi niente di grave.
Meno male, a veder tutto quel sangue m’ero preoccupato, e invece si trattava solo di escoriazioni.
Oh, ma quelli che si lamentano di Brunetta, della stretta sulla Pubblica Amministrazione, sull’assenteismo, sulle malattie, del fatto che si intervenga prima sugli impiegati che sui quadri o sui dirigenti..

Questi qui, forse, non dovrebbero leggere più gli editoriali di Scalfari.
Ma da anni, eh.
Nel press-kit distribuito al G8, ecco la presentazione dell’Italia e del Premier Berlusconi:
Il premier italiano è stato uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio. Principalmente un uomo d’affari con massicce proprietà e grande influenza nei media internazionali. Berlusconi era considerato da molti un dilettante in politica che ha conquistato la sua importante carica solo grazie alla sua notevole influenza sui media nazionali finché non ha perso il posto nel 2006.
[il resto qui]
Bettino, lui sì che avrebbe saputo farsi rispettare (pensa come stiamo ridotti).
Un tempo mi sarei scaldato molto di più per le leggi ad personam, e ancor di più per la salva-Rete4, e ancor di più per la gestione mafiosa della RAI e le telefonate con Saccà , e ancor di più per aver trattato il ruolo di ministro con la stessa leggerezza con cui si tratta una particina per una fiction: piazziamola qui ché me l’ha data calda.
Ora mi ci incazzo, sì, ma dura il tempo di uno zapping. Sta passando definitivamente un modello di totale permissivismo per chi è sulle poltrone che contano, e di controllo-sicurezza-limitazione delle libertà personali per chi è un normale cittadino. E io sono impegnato a pensare al mio sudore e a quanto manca per le ferie.
Non è anche un po’ colpa mia, se tutto questo è possibile? E tua?
Sì che lo è, inutile che chiudi il post per tornare alle bufale del giorno, tipo i-Doser.
Oh, finalmente l’ho detto. Per stasera dormi male tu, tu che mi hai letto.
Premesse
Premetto che considero Lerner professionalissimo ma estremamente palloso nella configurazione “L’Infedele”. Premetto anche che non mi considero un fan di Grillo. Per nulla. Ma non lo odio, ecco.
Stasera guardo l’Infedele perché c’é Sofri nella parte di quello-che-ne-sa-di-blog-e-che-stasera-parla-di-Beppe-Grillo. Occhio che la parte affidatagli non è “quello-che-scrive-Wittgenstein-un-blog-seguitissimo”. Ma “quello-che-ne-sa-e-ne-può-perciò-parlare”. Lo guardo per quello, ecco.
Stasera si parla di Grillo perché incombe il V2-Day, argomento interessante non foss’altro perché collegato a 3 quesiti referendari riguardanti le leggi su stampa ed editoria. Pur non condividendo del tutto la loro formulazione (cancellare la Gasparri mi sembra inoltre impossibile visto che accoglie direttive comunitarie; cioé, fa anche quello) e il merito, in linea di massima mi sembra che ci si debba quantomeno informare su cosa viene proposto (siano le proposte di Grillo o di chiunque altro), e quindi invito a leggerli.
La parola all’esperto
Bene, tocca a Sofri, parla di Grillo e dice che non è vero che Grillo ha fatto fortuna perché utilizzatore del Web ma perché comico, che usa la rete ma non fa rete, perché non risponde ai commenti e non linka e non conversa.
Una obiezione già sentita, soprattutto inefficace; vacua e non signicativa per chi considera i blog forse ancora meno che una bizzarra stranezza dei tempi, o per chi vive, e vive bene, ignorandone l’esistenza nel suo flusso informativo; ancora meno valida per chi conosce le dinamiche “social” della rete (italiana e non) da vicino, o direttamente da dentro, a cui l’obiezione sembra forzata, costruita, miope. Insomma: una obiezione imbarazzante. Per un semplice motivo: né Luca Sofri né altri possono stabilire che il modo corretto di “fare rete in rete” sia solo linkare e conversare con la blogosfera-che-si-definisce-tale. Per fortuna, aggiungerei.
Grillr [beta]
Fare rete, ad esempio, può significare raggruppare persone, partire dal Web ma riuscire a proiettarsi sul territorio, sviluppando la ramificazione attraverso una struttura decentralizzata e praticamente autonoma. Fare rete potrebbe voler dire anche generare veri e propri gangli, i meetup, cellule che diventano tessuto, sontuosa dimostrazione della possibilità concreta di fare rete usando la rete. Senza linkarti dal blog. Senza parlare d’altro.
Se si parla di reti sociali (e di quello si stava parlando) l’esperienza “Il Blog di Beppe Grillo” è una tesi di laurea su come si crea e si mantiene una rete sociale partendo dal Web. Perché, no, non si poteva fare: senza utilizzare il Web quello sviluppo capillare e strutturato non ci sarebbe potuto essere (a meno di non avere una TV e milioni di euro da investire, naturalmente; ma così sarei capace anche io).
Una semplice dichiarazione di estraneità ai fatti
L’unica obiezione onesta che l’eventuale tipo “che-ne-sa-di-blog-e-che-stasera-parla-di-Beppe-Grillo” dovrebbe orgogliosamente sollevare, è: “Grillo ha fatto rete, ma non secondo i linguaggi, gli stilemi e le modalità che contraddistinguono la parte di rete che abito io, quindi non sono da questo punto di vista la persona più adatta per parlarne”. Forte, eh?
Corollari.
1. Quando è il turno di Gasparri (dico: Gasparri), argomenta dicendo che la gente, a casa, parla di ICI e di pensioni, e che forse questa importanza data a Grillo dalla rete riguarda una certa autoreferenzialità della blogosfera. Testuale. Certo: qualcuno gliel’avrà suggerito, però.. Beh, sicuramente si è preparato bene, più di quanto avrei mai immaginato. 1-0 per Gasparri, rendiamoci conto.
2. Sofri non è social per niente. Va in tv e parla da blogger: mi aspettavo una t-shirt con stampato l’URL del Mantellini.
3. E’ saltato il blog dell’Infedele, durante la trasmissione. Ridacchia amaro Lerner ammiccando (solo ammiccando) alla possibile responsabilità di qualche grillino esaltato nell’attacco al blog. Questo è assolutamente possibile; e triste, penoso. Ma è un’altra prova a favore della potenza espressa dal networking sociale di Grillo
“Co’ sto cardo ce vorrebbe un bel governo ombra”
(via Prenestina all’altezza della sopraelevata, Roma)
Non trovavo un titolo decente visto che li avete usati tutti voialtri.
E’ che ne ho lette parecchie di analisi e riflessioni (passate col mouse sul link per sapere di chi parlo, e cito solo le ultime ri-lette), e mi sento d’accordo solo col disincanto muriatico di leonardo. Ma due o tre cose da sottolineare ancora ce le ho.
E allora.
“Il PD e Veltroni tutto sommato hanno vinto”
Ma non scherziamo. Non solo hanno perso le elezioni; questo era preventivato. Ma:
“Finalmente un bipolarismo quasi perfetto”
Finalmente per chi? In Italia ci sono sempre state ideologie, agglomerati, gruppuscoli “estremi”. Estremi che sono stati sempre, in qualche maniera, rappresentati in Parlamento. Ora questa forma di rappresentazione che poteva intercettare malcontenti pesanti e dalla latente carica violenta non c’è più. Era una maniera di esprimere e incanalare in una valvola gestibile alcuni bollori che ora dovranno trovare un’altra forma di espressione. Dove, come? Ci risponderanno i fanatici del bipolarismo perfetto.
“Berlusconi è un cazzaro, i sondaggi e le cifre sono inventati”
In due anni a essere sbugiardati sono stati i sondaggi de sinistra. Ci andrei cauto a dare del cazzaro a Berlusconi quando si parla di distacchi e punti percentuali, d’ora in poi. Molto cauto. E tanta cenere in testa, cari.
“La sinistra-sinistra è morta, viva la sinistra-sinistra”
Poveracci. Questo verrà ricordato come il punto più basso toccato dai grandi “statisti” che popolavano la nostra sinistra massimalista divertendosi a parlare di sovrastrutture, piattaforme, nellamisuraincui. Scippati dalla Lega che ha saputo parlare di negri, soprusi, cancellate, paura, lavoro, soldi, rapine, fucili, merda, spese, antifurti. Contatto col territorio. Risposte, non condivisibili, per domande reali. Il contrario di risposte inutili per domande non poste. Ci sarebbe da riflettere. Speriamo.
“Ma che figa la campagna elettorale di Walter Veltroni, pero’”
No. Per nulla. Sembrava il Portogallo (nazionale di calcio): un sacco di possesso palla, passaggi di prima e tocchi di classe, dribbling e aperture di gioco. Ma non segnano mai. MAI. E non vincono mai nulla. Berlusconi è come la Juve, invece: metà del paese la odia (il che vuol dire che l’altra metà la ama), campagne acquisti sottotono, ogni anno sottovalutata. E vince. Sempre. Magari due scudetti gli vengono revocati perché c’era Moggi e si fa un po’ di purgatorio. Poi torna come prima.
“Viral buzz partecipativo shared online web youtube Zoro”
La coda lunga, in Italia, politicamente non conta un cazzo (ops, ho detto politicamente). Può contare in America, dove il mezzo è più diffuso e naturale, e dove le percentuali di astenuti avrebbero la maggioranza in parlamento, se avessero un rappresentante. Non in Italia, un paese per vecchi, un paese dove quando si va a votare all’80% si parla di calo. Citofonare Beppe Grillo, che ora si trova un manipolo di grillini infuriati e delusi e la patata bollente di un inutile V-Day programmato per il 25 aprile in mano.
“Comunque chi ha votato Berlusconi è un cretino”
No. Non lo è. Cenere in testa, cenere in testa tutti. Qui di cretino è rimasto solo chi aggredisce verbalmente quei poverini che lo dicono apertamente, che l’hanno votato (e poi ci stupiamo degli exit poll falsati, certo). E poi, cretino perchè? Perché un operaio non può essere rappresentato da Berlusconi? Ah, ma evidentemente neanche da Pecoraro Scanio o da Bertinotti, mi sembra. “Ah ma chi l’ha votato al Sud resta un cretino!”. E perché mai? Perché Berlusconi è colluso con la mafia? Beh, in Campania c’è stata la sinistra al governo per più di un decennio, oramai. E’ così diverso? E in Calabria, dove si colloca la “casta” e la collusione col crimine organizzato? Al centrodestra o al centrosinistra? E nel territorio, nei comuni del meridione, siamo sicuri che al di là del caso di studio Sicilia le connessioni e collusioni col crimine, le spartizioni, l’arroganza del potere siano da identificare sempre e costantemente al centrodestra? Se lo pensate davvero, non conoscete il meridione; non conoscete l’Italia.
Buon quinquennio a tutti.
Immaginate se Bin Laden fosse stato italiano, ad esempio. Un bel guaio, vero?
Certo, pensare che nell’arco costituzionale lo schieramento più a sinistra sia il PD, quello con la Binetti e la Madia, e che ad occupare i banchi laterali saranno magari Calearo e il figlio di Colaninno; ecco, questo fa impressione.
Tremonti il neoprotezionista che accusa la sinistra di “aver fatto la globalizzazione in 8 anni”. “Hanno fatto la globalizzazione”. In garage, tipo distilleria clandestina. Paura. Paura di ’sti robi qua, che sono la parte più credibile di quelli che ci governeranno.
Tremonti.
Scajola. Borghezio. Cuffaro.
Bertinotti: che cosa hai fatto? Quanto vi piace, eh? Quanto vi piace, implodere? Era da tanto che resistevate, sembrava quasi che aveste smesso. Quanto ci metterete a presentare una formazione seria, fresca, realista, capace di intercettare le preoccupazioni reali dei nuovi poveri? Ce la potrete mai fare? Questa volta il rischio è grosso. 5 anni senza visibilità istituzionale. Ammazza che botta.
Per finire, un saluto ai ragazzi della Lega, sempre stimati: ricordatevi degli amici!
Tesi:
La par condicio in Italia è una inutile, ridicola, ipocrita pantomima resa ancora più umiliante per gli eventuali beneficiari (che saremmo noi telespettatori) dalla concentrazione delle frequenze pubbliche televisive.
[inciso] quella roba chiamata conflitto di interessi, boh, sembra sia risolta; infatti non ne parla più nessuno, a destra o a sinistra; forse non me ne sono accorto io; forse nel patto che prevedeva che Berlusconi non puntasse più sull’anticomunismo per scaldare gli animi degli indecisi, c’era incluso anche che i suoi oppositori non nominassero neanche per sbaglio il tema “conflitto di interessi”; volevo approfittare di questa lunga parentesi senza punti, quindi, per comunicare a quelle parti politiche che dovrebbero avere come obbiettivo quello di farsi rappresentare da me, che, 1, a me il tema del conflitto di interessi sembra caratterizzare non solo, poverino, Berlusconi, ma tutta una serie di meccanismi, di dinamiche, di ingranaggi di altissimo livello, che fanno dell’Italia quel paese di merda che ci ritroviamo, e che quindi citarlo non mi sembra “noioso”, “scorretto”, “inutile”; e , 2, sveglia, Berlusconi il patto l’ha violato da qualche tempo[/inciso]
Dimostrazione:
Tg4, ieri: Silvio, splendente (e incazzato), arringa una folla compiaciuta gaudente (e incazzata), parando i colpi delle dichiarazioni veltroniane della mattina, e contro-bombardando a suon di comunist-prod-mentitor-vigliacc-perdenti. Azzurro e bianco, i colori sociali, sullo sfondo, Berlusconi è solo nell’inquadratura, l’immagine è chiara, definita, le luci rendono Silvio quasi tollerabile. Dopo un 3/4 minuti di soliloquio si torna in studio, lo speaker annuncia con tono professionale ma leggermente risentito che, per il rispetto delle norme vigenti relative alla par condicio (le multe avranno fatto il loro effetto), compenseranno ora con un intervento da parte di un esponente della parte avversa al PdL. Un intervento di Veltroni? No. Di Di Pietro. Parte il filmato: sullo sfondo una qualche struttura comunale della Calabria, pareti sporche, forse un crocifisso, tonalità generale tra il giallo panna scaduta e il marrone dolceuchessina, nell’angolo in basso a sinistra dello schermo c’è un vecchio, per la precisione mezza faccia di un vecchio; la fascia destra del mio televisore è invece occupata dalla porzione sinistra di una figura che fa capolino, uno che sembrava aver finito di arare una decina di ettari un quarto d’ora prima (e io la terra la rispetto, ma tutto va contestualizzato..); al centro Tonino Di Pietro spiega, inciampando spesso, alcune robe vaghe riguardo gli appalti e la Calabria e forse la mafia; un intervento dall’attinenza nulla rispetto alla precedente tirata Berlusconiana, e dall’appeal inesistente per chiunque non sia calabrese. Avrebbe fatto cambiare canale anche a un groupie di Tonino tipo Travaglio, per capirci. Per le statistiche del garante, c’è stata par condicio.
Conclusioni:
X-Factor, oggi: In piena confusione parte da Morgan, microfonato inconsapevole, un inequivocabile “Chi non salta Berlusconi è..è”. Istintivamente ho sorriso per la gaffe, poi ho pensato che, sì, sono molto basse, ma esistono delle probabilità che qualcuno riporti su un giornale quest’episodio in relazione alle norme sulla par condicio.
Ho sorriso un’altra volta.
Markingegno ha avuto una ottima idea. Secondo me.
Creare un canale Tumblr (quindi un Tumblr multi-utente) dove aggregare dichiarazioni ufficiali, foto, citazioni, riflessioni di blogger, webart politica e tutto ciò che è possibile trovare in rete riguardo alla fatidica data delle prossime elezioni, e per cui sarebbe difficile farne un post.
Io mi ci sono segnato subito, era esattamente lo strumento che mi serviva per salvare da qualche parte tutti i micro-spunti che leggo quotidianamente nella rete e per cui non mi sentivo di inondare questo blog di mini-post.
Diventare co-autore è praticamente istantaneo: invia una mail a blog(at)markingegno(dot)biz e lui ti aggiungerà alla lista degli editor; oppure lascia direttamente un commento su http://13aprile08.tumblr.com/. Fatto. Fallo.