Premesse

Premetto che considero Lerner professionalissimo ma estremamente palloso nella configurazione “L’Infedele”. Premetto anche che non mi considero un fan di Grillo. Per nulla. Ma non lo odio, ecco.

Stasera guardo l’Infedele perché c’é Sofri nella parte di quello-che-ne-sa-di-blog-e-che-stasera-parla-di-Beppe-Grillo. Occhio che la parte affidatagli non è “quello-che-scrive-Wittgenstein-un-blog-seguitissimo”. Ma “quello-che-ne-sa-e-ne-può-perciò-parlare”. Lo guardo per quello, ecco.

Stasera si parla di Grillo perché incombe il V2-Day, argomento interessante non foss’altro perché collegato a 3 quesiti referendari riguardanti le leggi su stampa ed editoria. Pur non condividendo del tutto la loro formulazione (cancellare la Gasparri mi sembra inoltre impossibile visto che accoglie direttive comunitarie; cioé, fa anche quello) e il merito, in linea di massima mi sembra che ci si debba quantomeno informare su cosa viene proposto (siano le proposte di Grillo o di chiunque altro), e quindi invito a leggerli.

La parola all’esperto

Bene, tocca a Sofri, parla di Grillo e dice che non è vero che Grillo ha fatto fortuna perché utilizzatore del Web ma perché comico, che usa la rete ma non fa rete, perché non risponde ai commenti e non linka e non conversa.

Una obiezione già  sentita, soprattutto inefficace; vacua e non signicativa per chi considera i blog forse ancora meno che una bizzarra stranezza dei tempi, o per chi vive, e vive bene, ignorandone l’esistenza nel suo flusso informativo; ancora meno valida per chi conosce le dinamiche “social” della rete (italiana e non) da vicino, o direttamente da dentro, a cui l’obiezione sembra forzata, costruita, miope. Insomma: una obiezione imbarazzante. Per un semplice motivo: né Luca Sofri né altri possono stabilire che il modo corretto di “fare rete in rete” sia solo linkare e conversare con la blogosfera-che-si-definisce-tale. Per fortuna, aggiungerei.

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Fare rete, ad esempio, può significare raggruppare persone, partire dal Web ma riuscire a proiettarsi sul territorio, sviluppando la ramificazione attraverso una struttura decentralizzata e praticamente autonoma. Fare rete potrebbe voler dire anche generare veri e propri gangli, i meetup, cellule che diventano tessuto, sontuosa dimostrazione della possibilità  concreta di fare rete usando la rete. Senza linkarti dal blog. Senza parlare d’altro.

Se si parla di reti sociali (e di quello si stava parlando) l’esperienza “Il Blog di Beppe Grillo” è una tesi di laurea su come si crea e si mantiene una rete sociale partendo dal Web. Perché, no, non si poteva fare: senza utilizzare il Web quello sviluppo capillare e strutturato non ci sarebbe potuto essere (a meno di non avere una TV e milioni di euro da investire, naturalmente; ma così sarei capace anche io).

Una semplice dichiarazione di estraneità  ai fatti

L’unica obiezione onesta che l’eventuale tipo “che-ne-sa-di-blog-e-che-stasera-parla-di-Beppe-Grillo” dovrebbe orgogliosamente sollevare, è: “Grillo ha fatto rete, ma non secondo i linguaggi, gli stilemi e le modalità  che contraddistinguono la parte di rete che abito io, quindi non sono da questo punto di vista la persona più adatta per parlarne”. Forte, eh?

Corollari.

1. Quando è il turno di Gasparri (dico: Gasparri), argomenta dicendo che la gente, a casa, parla di ICI e di pensioni, e che forse questa importanza data a Grillo dalla rete riguarda una certa autoreferenzialità  della blogosfera. Testuale. Certo: qualcuno gliel’avrà  suggerito, però.. Beh, sicuramente si è preparato bene, più di quanto avrei mai immaginato. 1-0 per Gasparri, rendiamoci conto.

2. Sofri non è social per niente. Va in tv e parla da blogger: mi aspettavo una t-shirt con stampato l’URL del Mantellini.

3. E’ saltato il blog dell’Infedele, durante la trasmissione. Ridacchia amaro Lerner ammiccando (solo ammiccando) alla possibile responsabilità  di qualche grillino esaltato nell’attacco al blog. Questo è assolutamente possibile; e triste, penoso. Ma è un’altra prova a favore della potenza espressa dal networking sociale di Grillo