Segnalo a .mau., che ne è un collezionista, l’ennesima topica matematica presa dai titolisti dei giornali online; stavolta tocca a La Repubblica:
handle with philosophy 2010-04-08
Segnalo a .mau., che ne è un collezionista, l’ennesima topica matematica presa dai titolisti dei giornali online; stavolta tocca a La Repubblica:
Davvero, non lo sono.
Ma ultimamente ricevo link su un post di qualche tempo fa, quello sull’iPhone e su Riccardo Bagnato.
Riguardo quest’ultimo (il buon Riccardo, sì, sempre lui), pare che abbia scritto un’altra minchiata; di poco conto, certo, ma rivelatrice: aiuta a mettere a fuoco lo spessore delle competenze tecnologiche di questa meraviglia del darwinismo sociale.
Il ruolo dei media.
I media hanno venduto, subito, la storia come scontro tra tifosi, ucciso un tifoso laziale. Poi si è saputo che il colpo era partito da una pistola d’ordinanza della stradale; è diventato scontri tra tifoserie, interviene la Polizia, ucciso uno dei tifosi. Il messaggio è stato l’innesco per riaccendere vecchi attriti alla nitroglicerina. Solo dopo molte ore i media hanno corretto il tiro, evidenziando come non fosse uno scontro tra tifoserie. Ma una rissa. Il peso del primo messaggio lanciato, nella vicenda, è molto più grande di quanto i media stessi ora non vogliano ammettere. Valga come esempio Zapping di questa sera, in cui Forbice e i suoi colleghi rispondevano piccati alle lamentele di qualche ascoltatore. Quando si tratta di parlare di responsabilità di ciò che si scrive, i giornalisti rispondono sempre che è sbagliato limitare la libertà di giornalismo perché si deve avere sempre la possibilità di scrivere il vero, e i fatti. Ecco: il vero, e i fatti. Attenetevi a questo, perché quando improvvisate su temi delicati con l’unico scopo di “fare il botto”, si nota, eccome. Un discorso serio sulle responsabilità dei media andrebbe fatto. Ma in Italia non si può; forse non siamo abbastanza maturi, come democrazia.
Gli ultras.
Risvegliato dagli eventi, un sottobosco di ultras, ex-ultras, simpatizzanti e conoscitori del movimento, riemerge, chiamato in causa per dare spiegazioni ai non iniziati, o spontaneamente sceso in campo con lo scopo di mettere a disposizione anche quella, versione dei fatti. Vien fuori un racconto straniato di una realtà parallela, una nicchia compattissima e apertamente anti-sociale nel pensiero condiviso. Una nebulosa di scontenti che trovano sotto un simbolo e un’ideologia “estrema”, non tanto come corpo filosofico di base quanto come collocazione ai margini, un tetto che li copra; altri simboli e altre ideologie, forse mancano, forse non sono adeguate. La lotta contro il sistema del calcio-affare non basta a giustificare l’attaccamento intra-gruppo che queste microrealtà alimentano; ci sono riti preparatori e quindi cerimonie, attività continue durante la settimana, e un sistema semplice ed efficace di giustificazioni ideologiche: la condanna delle regole che governano la società attuale da parte del gruppo di appartenenza, assolve l’emarginazione e giustifica il risentimento di ognuno degli adepti più deboli. Il sistema di affiliazione è avvolgente.
Le istituzioni, con la minuscola.
Lo so, la polizia non poteva fare a meno di comportarsi come si è comportata: minimizzare, indagare, chiarire, dare un altro pezzo di verità , prender tempo, preparare una dichiarazione e ammettere. Magari tutto questo si poteva fare un po’ meglio. Così, per non dare a mezza Italia la sensazione di essere persi costantemente per il culo.
Ancora, su Usenet mi si faceva notare che il problema dell’approccio di governo e parlamento a questioni del genere, è sempre fare una nuova legge. Quando in Italia il problema non è fare le leggi, ma far rispettare quelle che ci sono: è incredibile, ma basterebbero quelle per risolvere la maggior parte dei problemi negli stadi e satelliti vari.
FIGC: qualcuno mi spieghi il senso di fermare la B e la C, per due settimane. Non la A, ‘ché ci son gli Europei a giugno e non c’è tempo. Ci dev’essere un senso, in queste decisioni, ma non riesco a trovarlo. Sono scemo io.
Per finire
Gabriele Sandri sarebbe morto lo stesso, con altre leggi sugli Ultras.