Una delle disamine più articolate riguardo al rapporto Grillo-Web(2.0) nel post-VDay è quella esposta con dovizia di argomenti da Mantellini nel suo blog.
La tesi di fondo non si concentra sul merito della proposta di Grillo[1] ma sulla lettura che i media tradizionali hanno dato della manifestazione, caratterizzandola nei (pochi) servizi dedicati come fortemente “mediata da Internet”.
I punti attraverso cui la tesi viene sviluppata sono, sostanzialmente (non me ne voglia l’autore) questi:
- Grillo fa comunicazione convenzionale pubblicandola su un blog. Non ha niente di 2.0
- Le blogstar non hanno sponsorizzato il V-Day a causa dell’autoisolamento Grillesco
- Riceve 1400 commenti ad articolo, ma i suoi stessi lettori sono al di fuori delle dinamiche di/della rete
La cosa più interessante è la conclusione:
- [cito testualmente] “Il potere di Internet se darà segno di sè (ma accadrà mai?) lo farà solo quando una massa critica di singole individui inciderà personalmente con il proprio pensiero sulla superficie delle cose.”
L’articolo è estremamente più complesso, articolato, dettagliato. In ogni caso, essere in disaccordo su tutti i punti è una sensazione particolare. Il mood di fondo che mi ha lasciato l’articolo è comunque poco positivo. Accusare Grillo di non sottostare alla prassi non scritta della blogosfera (non linkare, soprattutto, che’ dei commenti poco ce ne cala, suvvia) mi sembra un autogol dialettico. Il punto 2 viene smontato in automatico: le blogstar non hanno parlato (e linkato) Grillo, perché non avrebbero ricevuto nulla in cambio. Non per altro. Perché si preferisce rimpallarsi amichevolmente il ping[2]. Beh, allora sì che vale la pena di essere 2.0. Il punto 3 è una deduzione forzata. I lettori del blog di Beppe Grillo sarebbero fuori dalle dinamiche di rete. Gente che scrive commenti su un blog, e che usa la rete per auto-organizzare degli incontri in real life, sarebbe fuori dalle dinamiche di rete. Mi sembra abbastanza deboluccio, come assunto.
E infine, la conclusione. Non sono un profeta, quindi non mi lancio in previsioni di quello che potrà essere il vero potere di Internet; ma prendo atto di quello che è successo: una voce che non ha trovato spazio sui media mainstream ha utilizzato il media più libero a disposizione per pubblicare. Attraverso questo è riuscito a radunare una folla notevolissima attorno a delle idee. Berlusconi paga per averne di meno, dei V-Day-isti, alle sue messe in scena pubbliche. Grillo li ha radunati a spese loro, affidando gran parte dell’organizzazione a volontari, a loro volta organizzati in sottogruppi di lavoro tramite Internet. Per una volta, hanno ragione i media tradizionali: il V-Day è quanto di più mediato da Internet sia mai accaduto in Italia. E non ha senso negarlo.
UPDATE: Wittgenstein, uno che i commenti li ha proprio disabilitati, ieri invitava alla lettura del post di Mantellini. Oggi si sbilancia, e sottoscrive il contenuto. Non me l’aspettavo.
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[1] Non ho linkato io stesso il V-Day, e non ho firmato la petizione; e non lo farò. Rendere ineleggibili i condannati in primo e secondo grado romperebbe il già precario equilibrio tra poteri che la nostra democrazia fatica a conservare, spostando il baricentro verso il potere giudiziario. Eventuali poltici “scomodi” (magari ce ne fossero) potrebbero essere messi fuori dai giochi troppo facilmente. Sarà per un’altra petizione.
[2] Di cosa parleranno mai, queste blogstar, insomma? Un 80% di commenti su notizie portate da media mainstream, un 15% di cavoli propri, un 5% di robe originali e interessanti. Una stima benevola, si intende. Non parlare di Grillo pre-evento (e commentarlo ora, a giochi fatti) è stata proprio una forzatura. Basta ammetterlo, magari a se stessi come prima cosa.