Oggi tre riunioni.
La prima è alle 13.30, un grosso pezzo grosso di una banca vuol parlare con me per un progetto, mi aveva già incontrato e devo aver fatto colpo perché cerca proprio me, lui è una boa enorme e bianca e si veste coi colori della sabbia. E’ simpatico nonostante mantenga una formalità che a volte mi fa trasalire, anche se siamo da soli io e lui in una stanzina che ho recuperato per accoglierlo il cui condizionatore non basta ad arginare l’afa romana che lo sta sciogliendo visibilmente, niente, lui è formale, ringrazia per ogni informazione, ci tiene a farmi vedere le sue 6 slides, a spiegarmele, continua a darmi del lei nonostante io abbia un cespuglio in testa e la camicia di fuori. Mi lascia l’URL del sito web di una controllata della banca che si occupa di top management. Non c’entra nulla col resto della riunione. Buon segno.
La seconda è alle 16.00, mi hanno mandato il materiale venerdì ma io venerdì non ci avevo gana per leggere PDF di presentazione progetti, oggi figuriamoci (oh, oggi è lunedì), e poi io smadonno ma sotto sotto lo so che improvvisare è facile se l’armonia è quella: una volta che conosci la pentatonica cambia solo il tasto all’altezza del quale spostare la mano. Altro conto è se arriva il jazzista, ma non era il caso di oggi. Sono in tre, un giovane coi capelli spessi corti e incollati alla testa e un pizzetto nero come i capelli e folto. Una lei alta dai lineamenti dolci e grossolani e gli occhiali quadrati, anche lui ne inforca un paio, solo lei rossi lui neri. E infine un vecchio professore di Trieste; la bora l’avrà scosso parecchio, perché si muove fragile e quando sposta il tronco si sente uno strano cigolìo come di fascia di plastica o di roba operatoria che ogni volta che lo sento mi viene in mente il colore verde pallido delle pareti degli ospedali. Ha la psoriasi. Il mio collega (ah, già, è il mio superiore teoricamente) fa un’introduzione triste in cui parla di tutto quello che riguarda noi selezionando esclusivamente le informazioni che meno potevano interessare gli ospiti. Io alzo l’indice e intervengo piazzando un paio di buoni colpi tanto da attirarmi i sorrisi del professore e gli sguardi interessati dei due giovani (che son quelli che han fame di soldi, mentre il professore si nutrirebbe solo di conoscenza pura, alta, e vorrebbe vedere protoni ruotare non dico dal vivo, ma almeno registrati, si potesse, ed è quello che ci chiede).
Mentre gongolo chiedendomi che cosa, alla fine, vorrano mai questi tre malassortiti personaggi, mi chiamano da su, in segreteria mi aspetta una giornalista e una collega che si occupa di europrogettazione. Sono costretto ad abbandonare la Riunione #2 e mi vergogno come un cane, mi da’ un fastidio folle essere costretto alla maleducazione, e per me lasciare appese queste persone, tra l’altro in balia del collega-superiore di cui sopra, corrisponde esattamente al concetto di “maleducazione”; pero’ mi faccio coraggio. La giornalista parla di un terzo progetto ancora, noi siamo appetibili per i progetti, si sa, lei è molto abbronzata e le hanno detto che io sono un suo fan (business is business); siccome non sono bravissimo a recitare venerazione passo subito al concreto: e insomma questo progetto che ci propone sarebbero in realtà almeno 5 progetti ma lei è riuscita a sintetizzarli in uno solo e ad ottenere i fondi per mezzo. Brava, dico, siccome vuole che ci diamo del tu. Lo stomaco comincia a incendiarsi nonostante io abbia mangiato solo 2 euro di pizza rossa buona e scrocchiarella presa da Roscioli, lo stomaco brucia e a me viene da fare di quei ruttini silenziosi ma capaci di cuocere un roast-beef. La guardo cincischiare ed interrompermi e arrivare tardi a quanto le spieghiamo e prego che tutto finisca presto.