Questo post nasce come commento ad un post di Gianni Marconato sul suo blog dedicato all’e-learning e al learning senza “e“; in particolare, il post a cui rispondo intendeva ratificare piuttosto scientificamente la morte dei learning objects come simbolo di un certo modo di pensare l’e-learning che voleva essere rivoluzionario ma che non ha mantenuto per nulla le promesse. Diventato il mio commento eccessivamente lungo per non risultare invadente, ho preferito arricchirlo e riportarlo qui.
Anch’io sono molto scettico riguardo alla reale utilità dei Learning Objects nella loro lettura “informatica”, e soprattutto lo sono riguardo alla maniera in cui sono stati utilizzati; ma non credo siano “ontologicamente” deprecabili.
Prendo ad esempio la specifica SCORM. La specifica non è formata in maniera esclusiva dal Metadata set (descritto nel Content Packaging), nonostante questo sia il concetto più spesso citato quando si parla di LO. Così fosse, le obiezioni di Marconato sarebbero completamente condivisibili. Sezioni fondamentali delle specifiche SCORM 2004 sono Sequencing e Navigation, che intendevano, almeno nelle intenzioni, riportare i LO al di fuori del concetto di “atomo di conoscenza parcellizzata”, per ricondurli nell’accezione largamente condivisa di apprendimento come processo e come percorso. L’instructional designer non solo può costruire percorsi (cosa che peraltro fa qualsiasi insegnante), ma nella fruizione del materiale lo studente può essere lasciato completamente libero. Le specifiche riguardanti le funzionalità di tracciamento permettono di seguire i percorsi individuali di ogni studente, un feedback prezioso non tanto, o non solo, per la fase della valutazione dello studente, ma anche per il “fine tuning” dello stesso corso erogato.
Che poi la maggior parte delle applicazioni e, soprattutto, dei percorsi didattici progettati/implementati con specifiche SCORM si rivelino aridi, banali, meccanicistici, dipende da chi ha utilizzato quella tecnologia, dai tempi, e fondamentalmente dai budget: progettare un’applicazione SCORM-based sufficientemente elastica non è operazione da poco, progettare e realizzare percorsi didattici che ne sfruttino appieno le possibilità è ancora più dispendioso e impegnativo.
Il limite implicito che sembrano denunciare molti dei detrattori dei LO (e non ce l’ho assolutamente con l’autore del post a cui rispondo, ma con una serie di lapidazioni di SCORM molto meno argomentate che si leggono in giro in questo periodo) sembra quello di non riuscire a sostituire completamente la componente umana lato-docente nella fase di erogazione del corso; ma questo era sbagliato chiederglielo, com’era sbagliato pensare di delegare ad un mezzo di catalogazione ed erogazione di dati i compiti dell’insegnamento, per quanto evoluto e flessibile sia lo strumento.
La componente umana (fortunatamente?) è tutt’ora insostituibile per avere un’esperienza didattica completa. Per ora. Alla tecnologia possiamo chiedere strumenti per spingere al massimo le possibilità di avere un’esperienza completa a distanza, e per ottenere vantaggi da un punto di vista del design dei corsi. SCORM, a mio parere, non ha colpe “didattiche”; si è rivelato, semplicemente, troppo complesso e dispendioso da utilizzare per essere la killer application rispetto agli scopi sopra esposti.
