Ma quanto brutto e’?
Ma quanto e’ recitato male?
Ma quanto e’ stronza la sceneggiatura?
In radio, tv e giornali me lo stan pompando da mesi. Una cosa orrenda, non paragonabile a nulla di quello che importiamo. Rassegnamoci.
Pubblicato da Telemaco il 12 Novembre 2007 in Ascolti Visioni
Ma quanto brutto e’?
Ma quanto e’ recitato male?
Ma quanto e’ stronza la sceneggiatura?
In radio, tv e giornali me lo stan pompando da mesi. Una cosa orrenda, non paragonabile a nulla di quello che importiamo. Rassegnamoci.
Pubblicato da Telemaco il 10 Novembre 2007 in Ascolti Visioni
In questo istante la Bignardi ha lanciato la Cuccarini nella blogosfera: devi tornare in tv, ti organizzo la petizione online, questa sera apriamo il blog, fidati che noi.. Segue ammiccamento stile “aummaumma”.
Se va a finire che mi torna la Cuccarini in tv con l’etichetta di “voluta dai blogger” solo perché piace alla figlioletta della Bignardi, un pensierino ad archiviare tutto ce lo faccio.
update: l’outlook mobile taglia i titoli e non ha un buon dialogo riguardo le accentate, co’ sto wordpress. brutte cose.
Pubblicato da Telemaco il 28 Settembre 2007 in Diario Minimo
Perchè questi di Corriere.it non sentono le folate di ironia a 180km/h che gli scompigliano i capelli neanche per sbaglio.
Questo il post di Grillo a cui si riferiscono.
A meno che non lo facciano di proposito, eh.
p.s.: mi sono rotto di scrivere su Grillo
Pubblicato da Telemaco il 28 Settembre 2007 in Ascolti Visioni
Uno dei demeriti di Grillo è quello di aver costretto una serie di giornalisti a descrivere il fenomeno mediatico che commentavano. Analfabeti informatici che in fretta e furia hanno dovuto improvvisare analisi sociologiche sulla Rete basandosi su qualche ricerca, due righe da Wikipedia e una spruzzata di quel senso comune che guai a definirlo qualunquismo.
Oggi l’Espresso strombazza l’inchiesta/servizio/reportage avente come tema la Rete; l’ennesimo. La contrapposizione di oggi è “Internet: populismo o democrazia? Luogo di confronto democratico o Grande Fratello?”. E Sesto Potere è l’immancabile titolo a effetto. Dicotomie tanto radicali quanto inutili a descrivere un fenomeno complesso.
Il punto è sempre lo stesso: “la Rete” è un oggetto misterioso per i commentatori dei media tradizionali, che di volta in volta la identificano con una delle sue sfaccettature; e allora Internet diventa prima “le chat dove ci sono i pedofili”, poi “le mail con i virus che ti leggono nel computer”, poi “Second Life e le identità alternative”, e quindi “i blogger e le manifestazioni aggressive contro lo status quo”.
La forza della Rete, le possibilità di connessione, di condivisione, di pubblicazione, ha come risvolto la sua debolezza: frammentazione in sotto-network, micro realtà difficilmente identificabili e oscure alle masse. Ogni tanto la cronaca (nera, bianca) porta alla luce uno degli aspetti di una realtà multidimensionale che i media tradizionali, per le esigenze implicite di semplicità e superficalità che li caratterizzano, generalizzano fino a renderlo LA chiave di lettura.
Oggi tocca ai blog.
“La Rete è il modello di comunicazione ideale per una generazione che ha tempi di consumo rapidi e non gradisce altre forme espressive in cui i contenuti non siano sintetici e sincopati”.
“al Web ci si avvicina come mezzo più di entertainment che di informazione, quindi non è strano che ad aver successo sia un comico, proprio come su YouTube i video più popolari sono quelli che fanno ridere“.
Ecco, se volete leggere banalità qualunquiste come quelle che ho appena citato, leggete l’inchiesta dell’Espresso.
Pubblicato da Telemaco il 18 Settembre 2007 in Diario Minimo
le cose che più mi hanno colpito negli ultimi giorni, per cui non ho trovato tempo o ispirazione sufficiente a farne un post.
P.S.: mentre scrivo il mio aggregatore mi segnala questo post. Il miglior post sulla questione Grillo-RestoDelMondo che io abbia letto finora, senza dubbio.
Pubblicato da Telemaco il 12 Settembre 2007 in Ascolti Visioni
Una delle disamine più articolate riguardo al rapporto Grillo-Web(2.0) nel post-VDay è quella esposta con dovizia di argomenti da Mantellini nel suo blog.
La tesi di fondo non si concentra sul merito della proposta di Grillo[1] ma sulla lettura che i media tradizionali hanno dato della manifestazione, caratterizzandola nei (pochi) servizi dedicati come fortemente “mediata da Internet”.
I punti attraverso cui la tesi viene sviluppata sono, sostanzialmente (non me ne voglia l’autore) questi:
La cosa più interessante è la conclusione:
L’articolo è estremamente più complesso, articolato, dettagliato. In ogni caso, essere in disaccordo su tutti i punti è una sensazione particolare. Il mood di fondo che mi ha lasciato l’articolo è comunque poco positivo. Accusare Grillo di non sottostare alla prassi non scritta della blogosfera (non linkare, soprattutto, che’ dei commenti poco ce ne cala, suvvia) mi sembra un autogol dialettico. Il punto 2 viene smontato in automatico: le blogstar non hanno parlato (e linkato) Grillo, perché non avrebbero ricevuto nulla in cambio. Non per altro. Perché si preferisce rimpallarsi amichevolmente il ping[2]. Beh, allora sì che vale la pena di essere 2.0. Il punto 3 è una deduzione forzata. I lettori del blog di Beppe Grillo sarebbero fuori dalle dinamiche di rete. Gente che scrive commenti su un blog, e che usa la rete per auto-organizzare degli incontri in real life, sarebbe fuori dalle dinamiche di rete. Mi sembra abbastanza deboluccio, come assunto.
E infine, la conclusione. Non sono un profeta, quindi non mi lancio in previsioni di quello che potrà essere il vero potere di Internet; ma prendo atto di quello che è successo: una voce che non ha trovato spazio sui media mainstream ha utilizzato il media più libero a disposizione per pubblicare. Attraverso questo è riuscito a radunare una folla notevolissima attorno a delle idee. Berlusconi paga per averne di meno, dei V-Day-isti, alle sue messe in scena pubbliche. Grillo li ha radunati a spese loro, affidando gran parte dell’organizzazione a volontari, a loro volta organizzati in sottogruppi di lavoro tramite Internet. Per una volta, hanno ragione i media tradizionali: il V-Day è quanto di più mediato da Internet sia mai accaduto in Italia. E non ha senso negarlo.
UPDATE: Wittgenstein, uno che i commenti li ha proprio disabilitati, ieri invitava alla lettura del post di Mantellini. Oggi si sbilancia, e sottoscrive il contenuto. Non me l’aspettavo.
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[1] Non ho linkato io stesso il V-Day, e non ho firmato la petizione; e non lo farò. Rendere ineleggibili i condannati in primo e secondo grado romperebbe il già precario equilibrio tra poteri che la nostra democrazia fatica a conservare, spostando il baricentro verso il potere giudiziario. Eventuali poltici “scomodi” (magari ce ne fossero) potrebbero essere messi fuori dai giochi troppo facilmente. Sarà per un’altra petizione.
[2] Di cosa parleranno mai, queste blogstar, insomma? Un 80% di commenti su notizie portate da media mainstream, un 15% di cavoli propri, un 5% di robe originali e interessanti. Una stima benevola, si intende. Non parlare di Grillo pre-evento (e commentarlo ora, a giochi fatti) è stata proprio una forzatura. Basta ammetterlo, magari a se stessi come prima cosa.
Pubblicato da Telemaco il 3 Settembre 2007 in Ascolti Visioni
Visto sabato sera. Bello, ironico, già dai primi minuti si comincia a ringraziare il cielo per essere nati italiani. Dato che il tema è la sanità, non è così scontato.

Fa impressione vedere descritto e raccontato da chi ne ha fatto le spese un sistema sanitario completamente a carico dei cittadini, con le assicurazioni sanitarie e i produttori di farmaci che “oliano” il Congresso e riscuotono dai cittadini senza che la spirale possa fermarsi. Quando un servizio come la sanità passa dalle mani dello Stato a quelle del Mercato, non c’è più nessuna pietà, nessun giuramento ad Ippocrate, nessuna carità cristiana. O paghi, o schiatti. Gli ospedali ti mandano via se non sei coperto da un’assicurazione, le assicurazioni premiano i dottori in base al numero di richieste rifiutate. Farsi accettare per la sottoscrizione di una polizza è un’esame difficile da superare. Una situazione grottesca, in cui se sei malato non potrai mai essere coperto, se sei sano sei coperto finché resti sano, ma quando diventi malato l’assicurazione farà di tutto per scaricarti, per non pagare, per rescindere il contratto. Allucinante.
Difetto principe del docu-film, la cronica partigianeria di Moore che paradossalmente inficia alcune delle tesi. Bastava descrivere la sanità americana perché noi europei facessimo il paragone. Agli americani, invece, occorreva un termine di paragone esterno, e Moore ha scelto proprio noi, in particolare i francesi. La Francia risulta prima, in una classifica inquadrata dallo stesso Moore, riguardo al livello di assistenza sanitaria garantita ai cittadini gratuitamente. Il fatto che al secondo posto, in quell’inquadratura, ci fosse l’Italia mi ha fatto sorgere qualche dubbio su ciò che effettivamente quella classifica valutasse: il primo pensiero è andato al Policlinico Umberto I. Da lì Moore parte con la descrizione di ospedali modello e centri d’eccellenza, che fa passare per normali (mi viene difficile credere che la situazione media in Francia sia davvero quella descritta). Quindi rassicura gli americani sul pericolo socialista (incubo ricorrente ventilato dai congressisti quando si tratta di andare contro gli interessi di qualche multinazionale) di dare in mano allo Stato la sanità presentando un dottore con casa da 1milione di dollari e una famiglia francese con 7000 euro di entrate/mese. Con tutto il rispetto, non proprio un campione “medio”.
Il docu-film resta più che godibile, a tratti commovente, e si conclude strappando una risata; alla sala dov’ero io, ha strappato anche un applauso. Da vedere.
Pubblicato da Telemaco il 1 Settembre 2007 in Ascolti Visioni
Trovo volentieri il tempo di buttar giù il mio pensiero su un’intervista che mi ha molto colpito (speciale ieri 31/08/2007 alle 20.30 su La7, Piroso intervista Mario Calabresi).
I fatti noti sono che al commissario Luigi Calabresi, padre di Mario, venne imputata la responsabilità “morale” dell’omicidio dell’anarchico Pinelli, “volato” dall’ufficio del commissario in cui si trovava perché ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana. Calabresi venne quindi giustiziato dal braccio armato della sinistra extraparlamentare, omicidio per cui sono stati condannati Pietrostefani (latitante), Bompressi (graziato da Napolitano) e Sofri (che sconta attualmente la sua pena).
Ero a conoscenza del fatto che Calabresi fosse stato solo un capro espiatorio da dare in pasto all’opinione pubblica; mi mancavano alcuni particolari, ignoranza mia: ad esempio che Calabresi non si trovasse nel suo ufficio mentre il povero Pinelli fluttuava.
Per nulla noti, almeno a me, altri risvolti, in particolare il meccanismo di tam-tam mediatico con cui Calabresi fu crocifisso e che diede ai killer e ai mandanti politici tutte le motivazioni e perfino le giustificazioni morali perché il commissario fosse giustiziato. Durante la presentazione di Piroso e la successiva intervista con il figlio di Calabresi (a sua volta giornalista e autore de Spingendo la notte più in là, libro che ricostruisce quei tempi e i successivi dal suo punto di vista) viene data molta enfasi ad un Appello firmato in cui esponenti di spicco della cultura, dell’arte e della scienza del tempo davano il proprio appoggio incondizionato a quelle frange dell’estrema sinistra che erano in fermento e che rivendicavano giustizia per la morte di Pinelli. Le firme che lo sottoscrivono sono davvero illustri, a volte insospettabili (da Pasolini alla Hack, da Bobbio a Paolo Mieli) e sono tante.
(inciso: non fatico ad ammettere che io per primo, fossi vissuto a quei tempi, a vedere questo insieme di nomi sottoscrivere un pensiero, non avrei esitato a farlo mio, a seguirlo, a crederci pressoché ciecamente. Sensazione abbastanza inquietante, per uno come me che spesso ha la presuntuosa sensazione di aver capito perfettamente come stanno le cose)
Mario Calabresi scrive il libro e si presta alle interviste con uno scopo, dichiarato: quello di restituire una visione di quel periodo che non sia sempre data strizzando l’occhio all’estrema sinistra tentando di riconoscere i peccati commessi come veniali e di assolverli, buttandosi tutto alle spalle. Calabresi vorrebbe sì un’Italia capace di superare quel periodo, ma senza utilizzare meccanismi inadeguati come la rimozione, bensì elaborando una verità storica, e ammettendo i crimini commessi da tutte le parti, senza giustificazioni pseudoromantiche.
L’intervista è completamente parlata, e Piroso lascia il palco più che volentieri a Calabresi. In alcuni momenti il ritmo e l’interesse scemano paralleli, ma è comunque un esempio di televisione da gustare.
Posso immaginare il rancore di chi perde una persona cara per un motivo tutt’altro che ineluttabile. Questo però, a mio vedere, inficia alcune richieste e alcune tesi (poche e collaterali, comunque) di Mario Calabresi, con cui non mi sento di concordare al 100% nella lettura dei fatti, e nella valutazione di quel periodo.
Consiglio a tutti di recuperare l’intervista e di farsi interessare da quel periodo. Nonostante oggi, grazie anche al livello di benessere diffuso raggiunto in questi anni, movimenti ideologici e sociali così profondi e così intensi non siano neanche ipotizzabili, noi siamo i figli di quegli anni.
Pubblicato da Telemaco il 29 Agosto 2007 in Diario Minimo
Dunque, questo esempio di cross-over tra un reality e il maestro Manzi costituisce una delle perversioni televisive della mia compagna di vita da un paio d’anni. Visto rigorosamente su La7 (non mi sembra il caso di abbonarmi a SKY per osservare marmocchi che strillano), ammetto che non ho mai fatto fatica a sopportarlo, e risparmio agli sparuti lettori commenti introspettivi sull’immedesimazione nel ruolo del padre di famiglia.
Veniamo al dunque, l’anno scorso (su La7, quindi immagino per i possessori di Sky si stia parlando di 2 anni fa come minimo), il cast di Tate superesperte nel ri-programmare genitori in modo da far avere ai pargoli delle turbe psichiche curabili con poche sedute di terapia, si presentava così:

Una discreta collezione di cessi, a voler analizzare il lato pratico della questione.
Quest’anno il cast è cambiato. Settimana scorsa è stata mandata a punire fisicamente dei malcapitati e poco avveduti genitori una arpia dalle chiare tendenze sadico-sociopatiche che poco fantasiosamente ho ribatezzato “Tata Nazi“. Alla scarsa vena creativa è venuta in soccorso la compagna di cui sopra, correggendo il tiro in un più efficace “SS Tata“: non male, good shot.
Ieri, oltre alla Tata storica (nella foto in alto e in quella in basso, sempre a destra), è stata mandata allo sbaraglio una avvenente (quanto poco competente) valchiria dallo stacco di coscia notevole. Ho faticato poco a ribattezzarla ma il risultato merita: come altro chiamare la biondona al centro della foto:

se non S.O.S. PaTata?
Ah, stranamente da ieri sera questo programma non piace più così tanto, alla compagna di cui sopra.
Pubblicato da Telemaco il 24 Agosto 2007 in Diario Minimo
Paul segnala il forum di NGI, io rilancio col blog dedicato alle gemelle Cappa:

sempre da http://gemellek.blogspot.com/