Quando, ieri sera, durante e dopo la trasmissione “cross-media” di Raiperunanotte leggevo messaggi entusiasti che annunciavano una rivoluzione mediale in Italia, o quantomeno il primo passo per la stessa, tendevo a obiettare che le logiche produttive e anche distributive della trasmissione erano prettamente mainstream. Produzione onerosa, conduttore e ospiti mainstream, che si rivolgevano ad un pubblico già alfabetizzato tecnologicamente: requisiti che rafforzano e donano nuovi significati a una condizione pre-esistente, ma che non vanno ad intaccare il digital divide presente in Italia, se non in minima parte. Insomma, era la tv che riproduceva sé stessa sfruttando un nuovo canale, da un punto di vista di sociologia dei media di certo non una rivoluzione.
Di sicuro riconosco (e riconoscevo già iersera) all’evento un merito: quello di aver risposto in maniera molto forte alla censura berlusconiana sulle trasmissioni di informazione politica: tra utenti che hanno visto lo streaming via Web e utenti che hanno seguito la trasmissione su tv satellitare o digitale terrestre, i risultati sono clamorosi; di seguito l’apertura di Corriere.it in questo momento,
e i dati di ascolto delle fonti RAI (che stanno a quelli dichiarati da Santoro come quelli della Questura stanno alle dichiarazioni degli organizzatori di una manifestazione):
Anche solo da un punto di vista simbolico (e secondo me andrebbero fatte considerazioni anche su quello pratico, economico, considerazioni che questo esperimento dovrebbe far scaturire), l’evento è importante. Non rivoluzionario, ma forte. Chi non ha seguito ieri sera e ha una connessione ad Internet, oggi saprà cos’è successo e sarà spinto a cercare porzioni della trasmissione su youtube; cercando “raiperunanotte” su Google si troverà sommerso non solo dalle notizie “mainstream” ma dai twit e dai post di molti web-prosumer italiani.
Lo stesso Berlusconi oggi attacca Santoro, finendo col rilanciare la notizia che campeggia come primo titolo su praticamente tutti i più importanti quotidiani online italiani.
Allora perché il titolo parla di minimizzare, se neanche a Berlusconi, quello che ne avrebbe il maggior ritorno, passa in testa l’idea di minimizzare? Semplice: perché a minimizzare ci pensa il circoletto degli oltranzisti anti-santoriani, simpatizzanti del PD_ma_come_dico_io, quelli de “noi il paese reale lo conosciamo bene”. Gente naturalmente “de sinistra” (e di quella una cifra intellettuale) che non vuole partecipare alla celebrazione dell’odiato, popolano, volgare, rissoso Santoro, e che nega l’evidenza dei dati, l’oggettività dell’impatto mediatico e sociale e perfino informativo (latu sensu) di ciò che è accaduto ieri, pur di distinguersi, sussurrando canti rassegnati e distaccati e cinici dalle cassette di frutta adibite, per l’occasione, a piedistallo. E minimizzano: dati, impatto, rilevanza, percentuali: tutto.
Mi rendo conto che il repentino cambio di registro in questo post potrebbe far pensare che io sia incazzato; ebbene, lo sono: queste autocelebrazioni della propria diversità intellettuale (o percettivo-cognitiva? sarebbe da chiederselo), in cui con dialettica d’annata infarcita di fuffa polverosa ci si vorrebbe convincere che “non è successo niente” forse per appagare istinti masochisti travestiti da rassegnazione, o per interessi di altro genere rigaurdo alle linee politiche da sponsorizzare e quelle da affossare, o magari perché si è scoperto che il duro lavoro della propria militanza decennale ha ottenuto meno risultati che tre ore di trasmissione di Santoro, o forse per scaramanzia pre-elettorale (paradossalmente non avrei niente da criticare a questi ultimi), onestamente ha rotto le palle. Le ha tritate, direi.
Non c’è nulla – o davvero pochissimo – di rivoluzionario nella Tv che usa il Web. Né la trasmissione di ieri ha convinto un solo elettore di destra a votare PD. C’è molto di rivoluzionario nella maniera in cui si è aggirato un tentativo di censura, in come il Web sia stato un canale fondamentale, nella risposta del pubblico, nell’effetto moltiplicatore e di feedback che i rilanci dei media mainstream (finora solo i quotidiani e le agenzie di stampa, a dire il vero) stanno generando, portando chi non era a conoscenza dell’evento a guardare la differita on demand disponibile online.
Negare questo è semplicemente stupido.
Per approfondire, evito i riferimenti a coloro che critico; piuttosto, ulteriori link (rispetto a quanto citato prima) suggeriti:
- la riflessione di Giovanni Boccia Artieri sugli aspetti mediali dell’evento;
- il grafico/mappa sui trending topics di Twitter postato da Ezekiel su friendfeed;
- ovviamente, la trasmissione ripubblicata su YouTube
E diffidate dai minimizzatori di professione.


