Non è un’utopia, ma ci si avvicina molto.
Salto subito i convenevoli: non parlo di cos’è e di come funziona SecondLife, perchè lo troverete scritto in decine di altri post e di altri siti. Nè parlo di quali implicazioni psicologico-cognitive o di identità siano ipotizzabili, e non mi soffermo sul lato sociologico della questione: è dai tempi della Turkle (Una vita sullo schermo, consigliabile divertissment per i nostalgici) che si improvvisano teorie (anche un pò strampalate, a volte) sulla frammentazione del Se’, sul lato paradossale e schizofrenico della seconda vita, e blabla..
Veniamo al lato pratico. I residenti di SecondLife, la maggior parte dei residenti, fanno essenzialmente 4 cose:
- Cianciano facendo gruppo e giocando alla vita di relazione. Poco utile.
- Passano il tempo a ballare in posti improbabili (Bad Girls, lo trovate andando sulla mappa e selezionando posti Popular, simboleggiati da una mano col pollice in alto, che rappresenta le isole più calpestate)
- Giocano al videopoker (cliccate su map, cercate tra i Popular le isole che nel titolo hanno poker o game)
- Fanno camp. Che non sono i BarCamp di SecondLife, no. Vuol dire semplicemente passare del tempo col proprio Avatar seduti su un cubo, o in piedi da qualche parte, al solo scopo di riceverne, in cambio, LindenDollar. (Anche per questo, andate tra i Popular e cercate qualcosa che abbia make money nel titolo)
Una prospettiva di vita esaltante per i propri Avatar, davvero.
Passiamo al business. Le cose che si possono comprare più facilmente sono:
- Terreno (merce preziosa, ma vende direttamente la LindenLab)
- Abiti
- Script (brandelli di codice per arricchire i movimenti del proprio Avatar, di solito)
- Strutture (case, chiese, musei..)
Naturalmente, si può battere qualcuna di queste strade. Difficilmente i guadagni compenseranno il tempo investito, in my humble opinon.
Se si ha voglia di disegnare e di programmare, combattendo con il primitivo sistema di primitive e col LindenScript, si può investire comprando un’isola e dedicandola a qualcosa che i cari Avatar ancora non fanno e che potrebbero aver voglia di fare. E, per la quale, siano disposti a scucire qualche LindenDollar. Da poco è stata aperta un’isola destinata ai combattimenti. Funzionerà ? Dipende. Hanno creato negozi attorno alle arene per arricchire il proprio Avatar di combo o di armi? Hanno pensato a come spillar soldi anche agli spettatori? Allora funzionerà .
Un’altra idea? La regalo io. Su SL (in cui si può volare, e in cui ci si può teletrasportare, ricordiamolo) va tanto di moda avere il proprio mezzo di locomozione. Bene, avendo tempo da perdere investirei in un’isola su cui organizzare corse. Corredata di officine. E di bookmaker.
Una prospettiva diversa è quella delle aziende. SecondLife (per ora, e, in my very humble opinion, ancora per poco) costituisce di per sè una cassa di risonanza. Un modo come un altro per fare brand, con costi tutto sommato limitati. Si acquista un’isola (per il primo anno il costo totale si aggira sui 2500/3000 euro), si fa circolare la voce, e ci si assicura un po’ di clamore, quantomeno sul Web (ma non solo). Unica avvertenza: le isole vanno popolate e vissute; è desolante e controproducente creare e pubblicizzare la propria isola per farla trovare, ai visitatori, completamente deserta.
Nota finale: questo post l’ho salvato nella categoria “Web2.0″, perchè non ce n’era un’altra adeguata, e perchè spesso SL viene così classificato. Personalmente, ritengo quest’etichetta completamente fuori luogo. “Web”, non lo è: protocolli diversi dall’http, un client apposito ed esclusivo per accedere al Grid; “2.0″ lo associo, oltre che al concetto di social, anche a quello di sharing; in SecondLife non si condivide nulla, si compra e si vende. Tutto.
Non accantono però SL nella scatola destinata alle minchiate volanti. Lo considero uno scalino superato verso quello che diventerà Internet. Le interfacce 3D sono sprecate su supporti 2D, ma il futuro sarà tattile e tridimensionale. Sempre, nuovamente, in my very very humble opinion.
