“Rabbia“, l’ultimo libro di Chuck Palahniuk (un 7=, pochino, considerato il valore delle opere precedenti), è un romanzo scritto nella forma della biografia (c)orale, e ruota attorno al concetto antropo-socio-psicologico di spazio liminale. Gli spazi liminali (nella definizione data da Chuck per bocca dei fantomatici antropologi che fa parlare nel suo libro) sono quegli spazi sociali che si collocano oltre le normali regole del gioco; sono circoscritti, strutturati secondo un ritmo ben preciso, regole condivise (quantomeno dal gruppo che le pratica), e hanno peculiarità interessanti.

Il party crashing è l’esperienza liminale su cui gioca una parte del romanzo; ma parlare di uomini vestiti da sposa che sfoggiano il proprio abito in attesa dell’apertura della finestra di gioco, in cui finalmente potranno fare da squali e andare a marchiare le auto di altri giocatori, perde un po’ di senso al di fuori del contesto del romanzo. Quello che interessa è lo schema. L’esperienza liminale di solito segue un ritmo preciso: 1. pre-liminale, vestizione (decorazione con simboli condivisi che rappresentano la partecipazione a quell’esperienza); 2. liminale, l’esperienza vera e propria; 3. post-liminale, pubblica messa in scena emotiva riguardo all’esperienza; commento della stessa.
Le esperienze liminali permettono di sovvertire il normale ordine delle cose; quelle meglio strutturate sono positive, danno la possibilità di sperimentare nuovi modelli di organizzazione della società ; quelle negative sono fini a se’ stesse. Tutte hanno, tra gli effetti comuni, quello di consolidare lo status-quo per mezzo della rappresentazione dell’opposto. Qualche esempio? Ok.
Chuck cita Halloween come esperienza di questo tipo; in Halloween i bambini (la parte più debole del gruppo sociale), dopo aver passato la fase della vestizione simbolica (e neanche troppo, simbolica), ribaltano i ruoli; sono loro ad essere i “potenti”; sono loro a cui sottomettersi, a stabilire le regole e le punizioni (dolcetto o scherzetto); in quello spazio, sono loro a comandare. Naturalmente, sanno benissimo che quell’esperienza è limitata (poche ore l’anno!), e che, finita la stessa, tutto tornerà al normale ordine delle cose; quello in cui sono gli adulti, ad avere il potere.
Anche il Fight club dello stesso Palahniuk è evidentemente uno spazio liminale. E’ proprio per questo, che ha successo, no?
Tra gli spazi liminali più vicini a noi non fatico a leggere il tifo ultras e tutto il contorno; simboli comuni, vestizione, sfoggio degli stessi, esperienza liminale violenta e circoscritta, fine esperienza e commento emotivo.. tutto torna, no? Gli ultras ci consentono di inserire un elemento in più: questo tipo di spazi liminali, quelli alla fine non particolarmente riusciti, fungono da perfetta valvola per il sistema di potere reale, condiviso; uno spazio in cui esaurire la carica violenta e contestatrice di un gruppo di persone disorganizzato, all’interno di un meccanismo organizzato, limitato, controllabile.
Ricercare tra le esperienze comuni quelle che possono essere collocate all’interno degli spazi liminali è un gioco divertente; individuarle, intravedere lo schema, arrivare a percepirne la funzione. Sì, è stato divertente fino a quando non ho applicato questo schema alle nostre elezioni politiche. Il simbolo è la scheda elettorale, ma anche i simboli dei partiti, e la propria appartenenza; lo spazio pre-liminale è quello della campagna elettorale, dove i simboli vengono esibiti; quello liminale è delimitato dai giorni delle elezioni. Un periodo in cui sembra a tutti i possessori della bandiera (così viene chiamato il simbolo di riconoscimento, che nel caso in questione è senza dubbio la scheda elettorale) di avere realmente il potere di decidere delle sorti della classe politica. Poche ore ogni tot di anni, prima di tornare alla realtà delle cose.
Triste, no?
Ah: “party”, oltre che “festa”, vuol dire anche “partito”.
