Finale perché non credo che tornerò a parlarne.
Ciò di cui parlo è il canale televisivo Current, il 130 sul bouquet Sky.
Giacomo Dotta fa un’accurata analisi del canale televisivo in questione, e la sensazione con cui ci lascia è quella dell’amaro in bocca; lo sforzo di ibridare due media c’è, ma il risultato non soddisfa.
Un paper ci suggerisce il perché. La trascrizione dello speech di Clay Shirky che ho linkato si conclude con un aneddoto illuminante. A casa di un amico, la figlia di quattro anni viene messa buona a guardare un DVD in Tv. Ad un certo punto la piccola salta su dal divano e si infila dietro al televisore. Gli adulti sorridono e pensano che lei voglia assicurarsi che una delle protagoniste del film fosse davvero tornata a casa, o cose del genere. Invece lei comincia a rovistare tra i cavi, mette fuori la testolina da dietro lo schermo, e alla domanda “ma cosa stai facendo?”, risponde: looking for the mouse. Voleva interagire, come oramai era abituata a fare.
Current, tra le altre cose, ci toglie il mouse, la possibilità di scegliere, manipolare, rivedere, selezionare. Dal lato “web”, quindi, toglie l’interazione.
Allo stesso tempo non offre quella programmazione strutturata tipica di un canale televisivo. Non programmi, ma clip tra i 2 e gli 8 minuti. Dal lato “tv”, perciò, toglie la struttura della programmazione. Offrendo una playlist predeterminata in broadcast.
Esattamente come Dotta nel suo articolo, la mia conclusione è che vedo Current destinato ad essere, al massimo, un canale da zapping casuale.
Ulteriore critica: la televisione digitale (terrestre o satellitare) offre un livello di interazione potenziale molto più elevato rispetto a quella via etere, data la grande quantità di dati che passano nel segnale. Neanche in questa occasione si è pensato a sfruttare questa possibilità in maniera efficace; forse ci sarebbe stato il salto di qualità .
