Uhm… zero?
Articoli con tag "User Generated Content"
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Valutazione dell’impatto dei social network sulla cultura di massa italiana
Pubblicato da Telemaco il 25 Novembre 2008 in Diario Minimo
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Current_ Italia director’s cut
Pubblicato da Telemaco il 9 Maggio 2008 in Ascolti Visioni, Selezione personale
Riguardo a cos’è stato l’evento di presentazione e a cosa sia Current_ Italia, consiglio la diretta di Giovy e una ricerca su Google: troverete tutto ciò che i blog hanno scritto, e i redazionali che Current ci ha fornito.
Il resto è qui di seguito.
Domande mai poste o senza risposta
Caro Mr Gore,
Lei ha replicato ad un’obiezione sul mancato “controllo delle fonti” in Current, asserendo che il palinsesto (”la playlist dei pod inviati dai viewer”..) in Current si genera dai voti degli utenti, e non da una redazione manipolabile. Gli spettatori sono chiamati a decidere il palinsesto. Nei media tradizionali, correlare audience e qualità, giudicare la seconda in funzione della prima, ha prodotto la deriva populista, trash e guardona di Maria de Filippi e dell’Isola dei Famosi, e telegiornali come il Tg4 e Studio Aperto. Sicuro che il suffragio universale sia sempre e in ogni caso il metodo migliore?

Ha presentato il suo prodotto attaccando decisamente i media tradizionali ed in particolare la televisione. Non è un controsenso eccessivo farlo mentre si presenta un nuovo canale di Sky in una conferenza stampa in diretta su Sky? (anche il buon Carelli, del resto, sembra pensarla così, visto come si agita sulla sedia ogni qualvolta lei affronta l’argomento)
Nel social sharing l’utente, firmandosi con il proprio nome anagrafico o con un nickname, condivide un contenuto su una piattaforma terza, ma conservandone la paternità, rendendolo riconoscibile, costruendo su questo una propria identità digitale; succede ora, con i blog, con Flickr, con YouTube. Crede che Current, riversando queste identità su un media con un bacino di utentza più vasto come la televisione possa generare una “star”, un grande personaggio televisivo, o in USA, Inghilterra e Irlanda è successo che fosse l’identità “Current_” a prevalere sulle singole individualità degli utenti che contribuiscono?
Personaggi e interpreti
Al Gore è un americanone da ranch. Un paio di aneddoti simpatici in repertorio, infilati coi giusti tempi comici.
Carelli sobbalzava ad ogni bordata di Gore sulla pessima informazione propostaci dai mass media.
La sporca trentina aveva i posti riservati non aveva neanche i posti riservati, questi qui sotto erano destinati a ospiti Sky, ma con un’azione di chair-squatting una parte della blogosfera-che-conta ne ha preso possesso; era buona buona e calma, niente exploit particolari, tre file dietro di me. Niente di che, insomma, su.

Social e più social
La maggior parte delle facce continuo a non poterle associare ad un nome. Comunque non fidatevi MAI degli avatar che trovate sui blog, mai.
Montemagno è molto più magro di come uno se lo figura; il sorriso gli tira il collo e affonda nelle orecchie. Ce la mette tutta. Attonisce la sala con un “UAU!” d’esordio che sarà il tormentone dell’estate.
Tessarolo è in cravatta verde e parla pochissimo. La somiglianza con Silvio Muccino è imbarazzante.
Wittgenstein, c’era pure lui, ma nascosto, informale e trasparente, evita con metodo e intenzione l’annoso rituale degli autografi che l’ha sempre imbarazzato.
MCC impeccabile, però rispetto alla foto del suo header ha messo qualche chilo.
Mantellini è brizzolato, occhi chiari, anche fascinoso volendo. Sempre che quello che mi hanno indicato sia Mantellini (perché io fatico a crederci: me lo facevo tarchiatello). Indizio a favore che fosse proprio lui: ad un certo punto è arrivato Franceschini (sì, quello del PD), gli si è seduto affianco, e poi sono usciti a pomiciare (ok, è un po’ greve, ma non negate di aver riso. Markingegno, ad esempio, ha riso, mentre gliela dicevo).
C’era pure quello che daje.
Minimalia
Sentire Gore vendersi argomenti come “la democrazia a rischio” e “l’errore compiuto nell’invadere l’Iraq” al solo scopo di promuovere il suo business mi ha, per un attimo, disgustato. Poi ho pensato alla maglietta e m’è passata.
Accredito rapidissimo: nome, cognome, confermato su elenco cartaceo da efficiente signorina che si occupa dei cognomi A-C, la stessa mi consegna:
1 pass (formato A6, logo e colori sociali nero e verde sul frontale, bianco spoglio il retro; il pass è anonimo)
1 cartelletta redazionale
1 maglietta (taglia L, nera, qualità cotone sufficiente, design mediocre)
La fila successiva è stata più fastidiosa, ma niente di che alla fine.
Voto organizzazione: 7
Voto gadget marketta: 6-14.10, afrore 2.0: la coda di blogger che attendono l’apertura secerne user generated contents.

Contest: chi indovina chi è questa signora vince la maglietta Current_Tra i filmati che scorrevano sul megaschermo alle spalle di Gore e compagnia, ad un certo punto è spuntato, enorme, il faccione di Berlusconi con le mani protese in avanti e i palmi, verso il basso, che incombevano sulle teste di Gore, il suo scagnozzo, l’interprete e Carelli; profetica non so, sicuramente ironica, peccato che il quadro sia rimasto in scena solo per 3 o 4 secondi, non sufficienti a farmelo immortalare. Meritava davvero.
Pandemia ha dovuto rompere il ghiaccio con le domande a Gore, e porello è incespicato.
All’uscita c’era Robin Good. Veramente. Quando si dice essere di parola.
Kay Rush, in veste di blogger (e dolcemente arrotondata) ha perculato Gore riguardo gli imbarazzanti stivali calzati. Ilarità generale.
Infine
L’idea è affascinante e venduta bene. Resto scettico sulle possibilità reali di successo. Nonostante la maglietta.
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Web 2.0 downgrade e i pensieri dei 99.
Pubblicato da Telemaco il 24 Maggio 2007 in Artigianato Elettrico
E’ che sono un po’ pettegolo. Solo questo.
Il meme che più ho seguito negli ultimi 10 giorni è stato quello relativo all’AperiCisco, l’aperitivo organizzato dall’AD di Cisco Stefano Venturi con la finalità di confrontare le logiche di una grande multinazionale tecnologica con quelle di 100 blogger italiani, anzi, dei 100 blogger italiani più influenti, con Lele Dainesi capofila e promotore “lato blogosfera” dell’evento. Ero molto curioso a riguardo. Un po’ sogghignavo, ma ero anche desideroso di conoscere come sarebbero andate le cose.
Succede insomma che il meme rimbalzi da parecchio tempo, e ci credo: i blogger uniti festeggiano il fatto che le multinazionali “scendano a patti” con la produzione di informazioni “bottom up”, e cosa c’è di più vicino ad una vittoria per la blogosfera che un avvenimento del genere?
Le aspettative pratiche riguardo all’evento, in giro, sono vaghe. Certo, qualcuno pensa sarebbe stato meglio incontrarsi in azienda, e non in “campo neutro”. Anche a livello puramente “fisico”, pensandoci, l’entrata di una massa di blogger nella sede di una multinazionale era un’immagine dal potere evocativo notevole.
[inciso: questa personalissima fantasia mi ricorda parecchio un racconto di Bukowsky che mi è ricapitato tra le mani proprio ieri, "La vendetta dei Dannati". Due barboni in un dormitorio, dopo che l'ultimo goccio è oramai bello che andato, realizzano che coalizzandosi tra "paria" potrebbero diventare massa, entrare in un "posto da ricchi", un grande magazzino ad esempio, e nessuno potrebbe fermarli. E lo fanno sul serio. Ma la cosa sfugge di mano, di brutto.
E' bello immaginare che i blogger, lasciati entrare in azienda, avrebbero ceduto alla tentazione del "Saccheggio&Razzia", portando fuori a braccia router e segretarie in minigonna. Magari più router che segretarie, ok. Uhm. Magari Venturi legge Bukowsky.]
Torniamo alla’AperiCisco. Cosa succede? Non c’è uno streaming, neanche alla bell’e meglio come per i BarCamp (e, dico io, stiamo parlando di Cisco, imprecazione). Quindi mi affido ai commenti, alle reazioni, robe così. Sul sullinkato blog del LeleDainesi, non si trova traccia di un report, neanche ora. Da quello dell’altrettanto autorevole Nicola Mattina il mio aggregator segnala un titolo inquietante: Lele Dainesi lavora per Cisco. Mi faccio condizionare dalle implicazioni tipo spy-story che fantastico e vado a leggere di corsa. E ci trovo il sorpresone! La cosa più notevole dell’AperiCisco, insomma, è la firma del contratto con Cisco da parte del Dainesi, che curerà il blog italiano e le strategie di nicchia per la succitata multinazionale, da quel che si capisce. Un colpaccio, sia chiaro, e infatti complimentoni.
A questo punto mi sorge la domanda: ma quanto sarà roduto il chiccherone agli altri 99 blogger.. anzi, a quelli tra i 99 blogger rimanenti che non avevano avuto il sentore di questo coup de théâtre (anche qui sarebbe da aprire una bella parentesi, e infatti la apro, su quelli che il sentore ce l’avevano, si capisce eccome, e che han preferito non arricchire il meme originale di questa per nulla influente informazione aggiuntiva) e che tra spese, chilometri, impegno, hanno ottenuto sicuramente meno di quello che legittimamente (in my humble opinion) si aspettavano?
E allora comincio a farmi portare dai link nei commenti (evito qui di linkare perchè non saprei quali scegliere), e scartando dai messaggi i doverosi complimenti al Dainesi, il risentimento è palpabile.
Allora, in sintesi, la mia presuntuosa lettura. Una multinazionale si accorge che la blogosfera è un territorio poco esplorato per conquistare visibilità. Il brand Cisco è importante, ok, ma forse non per la Casalinga di Voghera. Sicuramente è noto e rispettato da una popolazione tecnologizzata come quella dei blogger. La multinazionale non perde tempo a far aprire un blog ad un addetto stampa tradizionale, e magari ad avere un bell’effetto boomerang tra i denti, tipo “Blog di Prodi“. Ha il contatto (per altri motivi) con uno degli opinion-maker nella blogosfera, e lo “compra“. (In senso buono, come l’Inter che compra Ibrahimovic perchè in quel ruolo è il più forte, non sto dando giudizi morali). Quindi, l’IDEA. Si organizza prima di tutto un incontro con i blogger. Ma per quale motivo, se a nessuno di loro è stato richiesto un parere su alcunche’, come chiaramente emerge? Beh, per sfruttare la blogosfera, il potere del rimbalzo e del richiamo e del tam tam e del meme e di blogbabel e della diffusione esponenziale di un’informazione.
Quindi. Quindi non è la blogosfera ad essere entrata e ad aver “piegato” le dinamiche della multinazionale. E’ quest’ultima che ha piegato la blogosfera alle proprie esigenze di immagine, di posizionamento, di visibilità. (Tanto le esternalità sono gratis, ok è un commento maligno però non ce la facevo a trattenermi). Mi suona come una roba che già pensavo..
Posto che non mi importa conoscere il diverso livello di consapevolezza che i vari attori, protagonisti e coprotagonisti, hanno avuto in questa storia, ciò che mi incuriosisce, e per cui terrò le antenne alzate in futuro, è questo: è convenuto a Cisco fare questa mossa? Le aspettative disilluse sono “buona stampa”? Cos’ha ottenuto dal tam-tam pre-evento? Click? Quantità o qualità? Non sarebbe stato più vantaggioso avere del tam-tam post-evento? (magari regalando una chiavetta USB, non lo so. O dei lecca lecca)
E, soprattutto: cosa scriveranno sul loro blog? E chi lo leggerà, tra i 99?
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Web 2.0 e l’illusione del potere agli utenti.
Pubblicato da Telemaco il 15 Maggio 2007 in Artigianato Elettrico
E’ da un po’ che mi frulla un grillo scomodo per la testa. Ovvero che tutto questo battage riguardo agli “User Generated Content” e al Web 2.0 soffra un po’ troppo di una sorta di enfasi ingiustificata rispetto ai reali influssi esercitati sulla comunità online, o sui media in genere (peggio ancora).
In realtà è una somma di diverse riflessioni a farmi storcere il naso; riguardano fondamentalmente tutti gli aspetti su cui di volta in volta ci si concentra quando si deve esaltare la rivoluzione portata da questo Web 2.0, e riguarda il reale rapporto esistente tra questi contenuti e il mainstream prodotto “dall’alto”. Continua »
