Blogbabel, in occasione del restyling grafico-funzionale, resta il miglior flamebait per blogger italiano.
(il titolo di questo post ha un senso soprattutto se leggete i commenti all’articolo su Panorama)
Pubblicato da Telemaco il 18 Luglio 2008 in Diario Minimo
Blogbabel, in occasione del restyling grafico-funzionale, resta il miglior flamebait per blogger italiano.
(il titolo di questo post ha un senso soprattutto se leggete i commenti all’articolo su Panorama)
Pubblicato da Telemaco il 17 Luglio 2008 in Diario Minimo
Questo qui di [mini]marketing è davvero un bel post. Critica, in quanto ad efficacia, le strategie (auto)promozionali fatte di raffiche di ego indifferenziate che si diffondono col moltiplicarsi di servizi di aggregazione. La proliferazione, su tutti i social media disponibili, di feed riportanti lo stesso contenuto, secreto dallo stesso utente. E che magari è anche una minchiata.
Però alla fine l’ho riletto (l’avevo già letto dal mio feereader), questo post, e riesco a parlarne, solo perché ho avuto l’opportunita’ di ritrovarlo, ’sto post, su friendfeed (il ripetitore più trendy del momento). Detto da uno che considera le suddette tattiche autopromozionali poco etiche e per nulla qualificanti: a livello quantitativo, la strategia funziona. Magari non fa un granché “immagine”, ma raggiunge lo scopo primario: essere letti, comunque, il più possibile.
Naturalmente, un sistema di reti sociali telematiche che non riesce a far gestire al meglio i flussi informativi ai singoli utenti è un sistema acerbo, in crescita ma non ancora maturo. E’ ovvio, no? In pratica mi ritrovo una televisione text-only fatta da non professionisti alla ribalta con un botto di repliche e senza neanche un palinsesto.
Io mi aspetto di poter aggregare (e qui ci siamo) e selezionare (e qui siamo lontani) tramite un unico servizio tutti i flussi che mi interessano, da chi voglio, feed per feed, tipo di feed per tipo di feed, produttore per produttore. E mi aspetto di poter decidere, sempre da quell’applicazione, dove dirigere quei flussi: questi degli amici-amici e tutti i twit sul telefonino, questi professionali su una casella di mail appositamente configurata, questi altri di cazzeggio, di politica e di idee nel lettore di feed predefinito, e questi altri infine nel Next Big Thing. Eccetera. Il post di [mini]marketing l’avrei ritrovato lo stesso, e mi sarei evitato una serie di micro-atomi informativi inopportuni, non sincronici, distraenti, disturbanti. Rumore.
I requisiti utente mi sembrano chiari.
Ecco, ora fatelo.
Pubblicato da Telemaco il 23 Aprile 2008 in Ascolti Visioni, Selezione personale
Premesse
Premetto che considero Lerner professionalissimo ma estremamente palloso nella configurazione “L’Infedele”. Premetto anche che non mi considero un fan di Grillo. Per nulla. Ma non lo odio, ecco.
Stasera guardo l’Infedele perché c’é Sofri nella parte di quello-che-ne-sa-di-blog-e-che-stasera-parla-di-Beppe-Grillo. Occhio che la parte affidatagli non è “quello-che-scrive-Wittgenstein-un-blog-seguitissimo”. Ma “quello-che-ne-sa-e-ne-può-perciò-parlare”. Lo guardo per quello, ecco.
Stasera si parla di Grillo perché incombe il V2-Day, argomento interessante non foss’altro perché collegato a 3 quesiti referendari riguardanti le leggi su stampa ed editoria. Pur non condividendo del tutto la loro formulazione (cancellare la Gasparri mi sembra inoltre impossibile visto che accoglie direttive comunitarie; cioé, fa anche quello) e il merito, in linea di massima mi sembra che ci si debba quantomeno informare su cosa viene proposto (siano le proposte di Grillo o di chiunque altro), e quindi invito a leggerli.
La parola all’esperto
Bene, tocca a Sofri, parla di Grillo e dice che non è vero che Grillo ha fatto fortuna perché utilizzatore del Web ma perché comico, che usa la rete ma non fa rete, perché non risponde ai commenti e non linka e non conversa.
Una obiezione già sentita, soprattutto inefficace; vacua e non signicativa per chi considera i blog forse ancora meno che una bizzarra stranezza dei tempi, o per chi vive, e vive bene, ignorandone l’esistenza nel suo flusso informativo; ancora meno valida per chi conosce le dinamiche “social” della rete (italiana e non) da vicino, o direttamente da dentro, a cui l’obiezione sembra forzata, costruita, miope. Insomma: una obiezione imbarazzante. Per un semplice motivo: né Luca Sofri né altri possono stabilire che il modo corretto di “fare rete in rete” sia solo linkare e conversare con la blogosfera-che-si-definisce-tale. Per fortuna, aggiungerei.
Grillr [beta]
Fare rete, ad esempio, può significare raggruppare persone, partire dal Web ma riuscire a proiettarsi sul territorio, sviluppando la ramificazione attraverso una struttura decentralizzata e praticamente autonoma. Fare rete potrebbe voler dire anche generare veri e propri gangli, i meetup, cellule che diventano tessuto, sontuosa dimostrazione della possibilità concreta di fare rete usando la rete. Senza linkarti dal blog. Senza parlare d’altro.
Se si parla di reti sociali (e di quello si stava parlando) l’esperienza “Il Blog di Beppe Grillo” è una tesi di laurea su come si crea e si mantiene una rete sociale partendo dal Web. Perché, no, non si poteva fare: senza utilizzare il Web quello sviluppo capillare e strutturato non ci sarebbe potuto essere (a meno di non avere una TV e milioni di euro da investire, naturalmente; ma così sarei capace anche io).
Una semplice dichiarazione di estraneità ai fatti
L’unica obiezione onesta che l’eventuale tipo “che-ne-sa-di-blog-e-che-stasera-parla-di-Beppe-Grillo” dovrebbe orgogliosamente sollevare, è: “Grillo ha fatto rete, ma non secondo i linguaggi, gli stilemi e le modalità che contraddistinguono la parte di rete che abito io, quindi non sono da questo punto di vista la persona più adatta per parlarne”. Forte, eh?
Corollari.
1. Quando è il turno di Gasparri (dico: Gasparri), argomenta dicendo che la gente, a casa, parla di ICI e di pensioni, e che forse questa importanza data a Grillo dalla rete riguarda una certa autoreferenzialità della blogosfera. Testuale. Certo: qualcuno gliel’avrà suggerito, però.. Beh, sicuramente si è preparato bene, più di quanto avrei mai immaginato. 1-0 per Gasparri, rendiamoci conto.
2. Sofri non è social per niente. Va in tv e parla da blogger: mi aspettavo una t-shirt con stampato l’URL del Mantellini.
3. E’ saltato il blog dell’Infedele, durante la trasmissione. Ridacchia amaro Lerner ammiccando (solo ammiccando) alla possibile responsabilità di qualche grillino esaltato nell’attacco al blog. Questo è assolutamente possibile; e triste, penoso. Ma è un’altra prova a favore della potenza espressa dal networking sociale di Grillo
Pubblicato da Telemaco il 19 Aprile 2008 in Diario Minimo
Merita la segnalazione la rivolta degli aficionados lettori della striscia di Dilbert, infuriati dall’appesantimento e dalla sostanziale disorganizzazione del redesign di Dilbert.com, ovviamente riprogettato in chiave beta-2.0-social-community da qualche astuto esperto di marketing. Flash invece che semplici immagini gif come in precedenza, impossibilità di copiare le strisce agilmente, impaginazione non cross-browser, difficoltà nel raggiungere le strisce precedenti..
Esilaranti alcuni commenti che rinfacciano allo staff una scelta cervellotica degna dei tanto sbeffeggiati protagonisti della striscia.
Da notare che, dal momento del lancio del nuovo portale, il feed RSS della striscia non risulta più attivo.
Pubblicato da Telemaco il 15 Aprile 2008 in Artigianato Elettrico, Selezione personale
E allora, visto che sembra davvero brutto non rispondere, per quanto in ritardo si sia, rispondo alle obiezioni di spider condivise peraltro da napolux riguardo a questo post. Non prima di affermare che.. beh, dopotutto c’è vita, oltre la classifica. Cos’è cambiato nella mia vita digitale da quando Blogbabel ha chiuso i battenti? Beh, nulla. Un bookmark in meno da consultare la mattina (la mia scheda su BB), e un pò di scomodità nel capire quali sono le conversazioni più linkate nel mondo dei blog italiani.
Torno alle obiezioni di spider:
Mi piace l’idea delle segnalazioni, ma non rischia di diventare l’ennesimo clone di Digg o OKNotizie?
No, quantomeno non credo. Una componente fondamentale dell’idea è l’impaginazione, che Digg, OKNOtizie e Wikio non mi sembra curino in modo particolare. Vedere i propri post in una griglia organizzata bene, senza troppi fronzoli laterali, con il proprio nome bello chiaro, con una buona parte del testo evidente.. è diverso. Inoltre, il sistema di segnalazioni lo immagino profondamente diverso dal semplice “clicchetto” sul box dedicato. Tra l’altro, a proposito di cloni, apprendo in questo istante proprio da Napolux che Blogo ha lanciato il suo Digg.. dai un’occhiata alla impaginazione old-style..
Mi piace anche l’idea di consentire al miglior segnalatore (se ho capito) di comparire a spalla, ma non si rischia di innescare già da subito uno di quei meccanismi perversi per cui ci sono utenti che vanno in giro a segnalare qualsiasi cosa giusto per poter comparire lì?
E qui veniamo al punto. Il meccanismo dei link non ha funzionato per la sua stessa natura, ed in particolare per due fenomeni (gli altri, tipo viral tags e cincin natalizi, sono stati progressivamente arginati):
La domanda a cui rispondere era appunto: come trovare un sistema non automatizzato (perché i sistemi automatizzati sono aggirabili, come appena visto), non stancante (altrimenti nessuno segnala), capace di garantire alternanza (scusate, sono ancora in fase post-elettorale) e premiante (perché gli incentivi fanno bene al cuore)?
Quello delle segnalazioni articolate mi sembra il miglior sistema. Faccio un esempio di una possibile implementazione.
1. si utilizza un sistema AJAX-based di segnalazione, salvabile nella barra dei segnalibri di Firefox (come accade per del.icio.us o “Share on Tumblr”) o attivabile direttamente sulla pagina della notizia da segnalare
2. il sistema permette di segnalare, da un account, fino a N notizie in un dato momento; l’utente potrà avere nel suo pannello un numero X di notizie con X<=N; se voglio aggiungere la notizia X+1esima (per N=10, l’undicesima) devo togliere la segnalazione ad un’altra.
3. la posizione nel pannello della notizia ne determina il peso: la prima è quella per me “più importante”, l’ultima la “meno rilevante”, in mezzo tutte le sfumature di grigio
4. il posizionamento in homepage degli articoli è ricavato dalla valutazione di tutte le segnalazioni e del loro peso
5. il pannello contiene anche un sistema di tagging, per un numero di tag finito ma espandibile, delle singole notizie segnalate
6. ogni domenica il sistema stabilisce gli Y utenti segnalatori più capaci, sulla base della deviazione standard rispetto alle notizie effettivamente pubblicate; questi utenti potranno segnalare (sempre attraverso il solito pannello AJAX) un proprio articolo che apparirà, a rotazione con quello degli altri utenti “bravi segnalatori”, nella spalla dell’aggregatore
7. la classifica dei segnalatori è data dalla deviazione standard rispetto alle notizie pubblicate e dall’ampiezza di raggio rispetto al dominio dei blog segnalabili (con punteggio=0 per i blog segnalati solo dall’utente in questione e da nessun altro nella settimana)
Potrebbe funzionare, no?
Le classifiche vanno bene come hai detto tu, ma cribbio, possibile che non esista una classifica di accessi, che poi è la cosa veramente importante?
Non credo che GoogleAnalytics o altri sistemi a pagamento di controllo degli accessi forniscano pubblicamente quei dati a cui ti riferisci. Il plug-in del sistema previsto dovrebbe fare anche da contatore di accesso, il che lo appesantirebbe ulteriormente; comunque, quello degli accessi non so quanto sia, effettivamente, un dato utile, in tempi di feed. Quello che penso è che lo sarà sempre meno. In ogni caso, è vero che andrebbe pesato se si vuole stilare una classifica di popolarità.
E, mi raccomando, prevedere l’opt-out!
Naturalmente. Imparare dagli errori altrui è bello, facile e gratis.
Pubblicato da Telemaco il 8 Aprile 2008 in Artigianato Elettrico, Selezione personale
Disclaimer: questo non è un post su BlogBabel. Questo articolo è un soggetto, quindi non una sceneggiatura completa, di un servizio web che mi piacerebbe venisse implementato; o che mi piacerebbe contribuire ad implementare, meglio.
Questa (un abbozzo di nome del servizio) è la pagina di accesso. Organizzata magari come un tipico giornale online, con un sistema di pesi, definito in base alla rilevanza dei contenuti, che impagina la home in una serie di riquadri. Esempio:immaginiamo un riquadro che occupi il l’80% della finestra del browser; in alto a sinistra un box di dimensione “6×3″ con la notizia principale, subito a destra un altro box di dimensione “3×3″ con la seconda notizia in ordine di importanza; sotto questi, 3 box di dimensione “3×2″ con le successive tre notizie; quindi solo titolo e primi 100 caratteri per le successive 5 notizie. Eccetera. Lo schema è, ovviamente, modificabile.
Alla destra di questo content-box campeggia una colonna (nel cartaceo, tipicamente, questa colonna, a sinistra o a destra dello schema, è dedicata all’editoriale) destinata ad un pezzo scelto non per “rilevanza”, ma sulla base dell’autore che lo scrive. Vedremo dopo come potrebbe essere selezionato l’autore.
Un altro box (o un’altra colonna) ospita, con la dovuta cura tipografica (dimensione e stile da decidere) titolo e excerpt delle 4 (oppure 8, 15, 16, 23, 42..) notizie più linkate. Non è, quindi, il quantitativo di link ricevuti a determinare l’impaginazione dei precedenti box di PrimaPagina.
E come ci vanno a finire le notizie nei box principali di PrimaPagina, allora? Semplice: tramite la segnalazione degli utenti. Utenti che segnalano via web (scomodo) o molto più agevolmente tramite un bookmarklet, come quello per del.icio.us, o per i tumblr, progettato per segnalare 5 notizie in ordine di rilevanza, costantemente modificabile. O per segnalarne 1, alla volta. O 10, taggandole, e potendo ridefinire l’ordine in tempo reale spostando le notizie fisicamente su questo pop-up grazie a Santo AJAX.
“Chi è l’autore dell’articolo che va a finire nella colonna non definita con il criterio della segnalazione“?
Quella colonna premia gli utenti che hanno segnalato per primi le 5 notizie risultate poi le 5 fondamentali della giornata, quelle più a lungo in PrimaPagina.
“Gli utenti? Ma la colonna è una!“.
Certo che è una. Ma una PrimaPagina, per essere visitata, su Web, deve essere viva; non c’è peggior anti-feature in un sito di notizie classico che avere un home ferma per 24 ore. Figuriamoci per questo, che NON è un servizio mainstream. E allora, per fasce orarie predefinite, si alterneranno articoli scritti o segnalati dai primi 4 (o 8, 15, 16, 23, 42..) utenti individuati nella giornata precedente. A meno che non rinuncino, o non propongano contenuti non consoni alle politiche del servizio.
Cos’altro immagino nel mio PrimaPagina ideale? Beh, innanzitutto immagino le più belle photogallery dell’intero Web italiano. E la video-selezione più arguta possibile. Chi la dovrebbe fare? Già si fa. Si chiamano Tumblr, ad esempio, e sono online da un pò. Ci scappa anche un “le 10 migliori citazioni della giornata”, a questo punto. Sprecare un patrimonio come i tumblr mi pare leggermente.. “miope”, ecco. Miope.
Immagino anche un sistema non centralizzato di responses alle notizie pubblicate, responses ovviamente risegnalati su PrimaPagina in corrispondenza dell’articolo cui si risponde. Segnalati con un preview di 200 caratteri (o 342, o 170), e forse anche col nome della fonte. Forse, perché non è questa la feature importante, “il nome”, ma lo è il contenuto. Perché io vorrei scegliere chi cliccare sulla base di ciò che risponde all’articolo originale; e non in base al nome del suo sito. Chi dovrebbe scrivere queste “risposte”? Già si fa. Oh, se si fa.
Ancora: mentre la home di PrimaPagina sarà esclusivamente basata sulla rilevanza e su quanto abbozzato in precedenza, io nel mio servizio immagino una serie di canali che permettano di filtrare le notizie e di creare altre PrimaPagina tematiche (cronaca, sport, politica, umorismo, web, tecnologia..); o geografiche; chi dovrebbe fare la categorizzazione? Già si fa. Di solito li chiamiamo “tag”. E permetterebbero di incrociare, filtrare, ricercare notizie; e lo schema di PrimaPagina si organizzerebbe sulla base di nuovi contenuti, ad ogni click dell’utente.
E’ tutto pronto, lì fuori.
Le classifiche, giusto; del resto, le promette già il titolo di questo post. Beh, le classifiche sono come la scuola media: un male necessario. Necessario agli utenti che producono contenuti, come rinforzo positivo (Skinner sarebbe fiero di essere ancora attuale), come misura del proprio lavoro, come fonte di pettegolezzo, lamentela, piagnisteo, flame, trollate, furbate, e tante, tante discussioni. Magari private, ma non solo.
Ma è un male necessario anche per i media tradizionali. Pigri, lenti. Troppo impegnati a raccontare per avere tempo di comprendere, tramite le classifiche ottengono quello che vogliono: una Polaroid, piccola; sfocata e fuori quadro, ma maneggiabile. Quindi, di classifiche ce n’è bisogno. Ma non di una sola. Per PrimaPagina ne occorrono almeno due.
Una classifica, che potremmo definire di popolarità (mi sembra un termine molto più onesto rispetto ad “autorevolezza”, tra l’altro), varierà in funzione dei link ricevuti e delle segnalazioni ricevute sul servizio.
L’altra, invece, si proporrà di misurare il livello di conoscenza del mondo che produce contenuti sul web italiano; e sarà ricavata combinando, parametrizzandoli opportunamente, il numero di segnalazioni effettuate, l’accuratezza di queste segnalazioni rispetto a quelle notizie effettivamente “top rated”, e l’orizzontalità di queste segnalazioni (più blog si segnalano opportunamente, più si cresce).
Due strumenti utili. Ci sono occasioni in cui serve un utente “popolare” (ne abbiamo già vissuta qualcuna, anche citata su questo blog), e altre in cui un utente che abbia in mente una fotografia il più possibile grandangolare e condivisa dalla maggior parte del resto degli utenti potrebbe essere più utile.
Per finire, una mini FAQ di obiezioni che mi sono fatto e a cui ho dato risposta, ma che preferivo non collocare nella descrizione di massima precedente.
Mi farebbe molto piacere rispondere ad obiezioni, sicuramente più profonde e appropriate, portate da altri-da-me.
(anche per conservare un certo equilibrio psichico, naturale)
Perche’ pubblichi in chiaro un’idea? Poi te la fregano!
Eh, ho capito. Se me la fregheranno, vorrà dire che avrò il servizio, alla fine: mica male. E che magari non era un’idea stupida. Soprattutto, la pubblico perché non capisco bene cosa voglia dire social, ma credo di avere sentore di ciò che voglia dire sharing. Sono presuntuoso: anche network.
Un sistema basato su un’azione degli utenti non funzionerà mai.
Ma non dire… inesattezze.
Tutti i siti formerly known as 2.0 funzionano esclusivamente perchè gli utenti fanno. Producono, scrivono, taggano, segnalano. Tumblrano, diggano, deliciano, flickrano, youtubbano. E, no, non sono così ingenuo da credere che lo verrebbero a fare su PrimaPagina solo per farmi un piacere e crearmi le homepage da leggere. Lo farebbero perché i rinforzi, in PrimaPagina, ci sono. Visibilità, conversazione, classifiche.
Anche il tuo sistema imploderebbe.
Probabile. Sono presuntuoso ma non ho deliri religiosi: difficile arginare una mente umana che cerchi di fregare un algoritmo. Però tenere conto già in fase di progettazione di questa componente, nutrire apertamente anche i (lecitissimi!) bisogni di visibilità senza pretendere di negarli, ma anzi provare a incanalarli, mi sembra un buon punto di partenza.
Allora perché non lo fai?
L’ho già fatto!
Davvero?
No, scherzavo.
Innanzitutto, non credo di avere le competenze di coding (non mi occupo di questo) per scriverlo, questo software. In più, quelle che ho, poche, incrociate con la mancanza di tempo a disposizione, farebbero sì che questo servizio potrebbe vedere la luce solo nel luglio 2031. Il 12 luglio, per la precisione (l’ho calcolato). Che vorrebbe dire pur sempre raggiungere un obbiettivo; ma ho l’impressione che il servizio sarebbe superato.
Quindi, che hai intenzione di fare?
Scrivere un post, per esempio. Venire contattato da dei coder interessati, che fanno domande. E poi da uno a cui l’idea piace, e che ci vuole investire, e a cui interessano anche quelle idee qui solo abbozzate, e quelle neanche citate. Per esempio. Oppure parlarne, venire smontato dalle obiezioni, e capire che un servizio così in realtà non lo avrò mai, che non piacerebbe a nessuno, e che non avevo capito nulla.
Pubblicato da Telemaco il 8 Febbraio 2008 in Artigianato Elettrico
Le “dirette” sono una delle cose più divertenti di Usenet (oltre alle flame-war, alle trollate ben riuscite e alle discussioni articolate, naturalmente). Ne ho scritta qualcuno io, soprattutto riguardo qualche match calcistico letto in chiave ironica, e ne ho fruite molte, relative principalmente al commento live delle puntate di un qualche reality show (il Grande Fratello, sì), il tutto inzuppato di un quantitativo di sarcasmo e ironia da costringere a guardare la trasmissione nonostante la si detestasse, tanto irresistibili erano i commenti.
La scomodità maggiore sta nell’hardware da utilizzare: bisogna tenere il pc acceso. Per Windows Mobile 6 non ho trovato un degno client NNTP (il protocollo nativo su cui viaggiano i newsgroup); solo un clientino JavaMobile che ne permette la lettura, ma non la scrittura; limitazione non da poco. E il client non è niente di che, caratteri così piccoli da non essere renderizzati al meglio a 320×240, e font non customizzabili. Da cecità.
Twitter “così com’è” o, meglio, così come viene usato, non mi ha mai affascinato un granchè. Un sistema di messaging istantaneo senza possibilità di avere lo status online dei propri contatti (se non deducendolo dalla presenza e dalla lettura dei post altrui), i cui contenuti però non vengono salvati nella cache dei client degli utenti, ma sono pubblicati su una pagina utente in costante aggiornamento.. microblogging sociale, allora, ma senza commenti, senza tag, senza canali, senza gruppi.. Lato positivo: Fring lo supporta nativamente.
Insomma, ieri, mentre mi godevo AnnoZero (e mi rodevo il fegato per ciò che sentivo e vedevo), ho deciso di lanciare tramite Twitter una serie di commenti in diretta; l’unico utente di cui ricevevo gli aggiornamenti (credo a causa di Twitter..) era Matteo Moro, che ad un certo punto s’è piacevolmente accodato al commento live. Mi sembrava una maniera carina per utilizzarlo.
La situazione era piacevole (nonostante la Prestigiacomo e Furio Colombo): stravaccato sul divano, fido HTC S620 in mano,wifi collegato; non è durata un granchè (un’oretta e mezza, toh) la situazione, fino a quando cioè il DHCP non ha dato il lease di un nuovo IP.. insomma, per farla breve tenendosi sul tecnico andante, s’è impallato il wifi e tanti saluti (ciao, Buttha).
Comunque, confidavo in Matteo, che continuasse lui la diretta (e così è stato, da quel poco che ho visto), e pensavo di sfruttare Twitter per ricavarne un post, un feed, qualcosa; per tener traccia di ciò che s’era scritto, e farlo diventare qualcosa di più strutturato, pubblicabile, commentabile. Tutto ciò non è possibile per una serie di ragioni, o meglio per la mancanza di un tot di funzionalità che renderebbero Twitter uno strumento potente:
No, il servizio di tracking non è utile per questo scopo.
Insomma, se dovesse riprendermi la voglia di scrivere una diretta su qualcosa che vedo o che faccio, difficilmente utilizzerò Twitter; Jaiku sembra già più potente (permette di creare un canale al volo, e ogni canale è dotato di un proprio feed); ma prima di lanciarmi in un’altra esperienza del genere, mi toccherà studiare cosa scrive ultimamente Markingegno, che sul blog dice di preferire Pownce, ma su Twitter spinge su HelloTxt (ma a quanti servizi sei iscritto?)
Vedremo.
Intanto, chi vorrà leggere i commenti in diretta alla trasmissione di Santoro, dovrà fare la caccia al tesoro partendo dal mio account su twitter; chi invece vorrà darmi un consiglio, è il benvenuto.
Pubblicato da Telemaco il 30 Gennaio 2008 in Artigianato Elettrico
Simpatica idea: prendere le nostre identità in rete e ricavarne un fattore di web popolarità sociale, ovvero ciò che si propone di fare QDOS; in realtà la popularity è solo una delle dimensioni analizzate di quello che è, a tutti gli effetti, uno status-meter applicato ai media sociali. Il sito è ovviamente in beta (troppo out una release definitiva). L’applicazione è apprezzabile, apre nuovi scenari nella ponderazione dei rispettivi pacchi sociali (- ehi, ho una popolarità molto più lunga della tua! - sì, certo, ma guarda quanto c’ho io di impact! che te ne fai della popularity senza impact?), e sia gli hint online sia (soprattutto) la schermata riassuntiva confermano questa vocazione al confronto:

Magari i risultati non sono troppo realistici, a mio modesto avviso; se Wittgenstein (da cui ho preso la segnalazione) se la batte con Bin Laden mentre cede al priapismo di Obama e Beppe Grillo senza troppe storie, magari gli sarà un po’ meno gradito sapere che, nel mio piccolo, ce l’ho un filo più lungo del suo (credo dipenda dalla mia omonimia - a volte divertente, a volte “scomoda” - con un ex parlamentare radicale, credo mio coetaneo)
E voi, quanto lunga ce l’avete, la mi.. ehm, la popularity?
Pubblicato da Telemaco il 12 Luglio 2007 in Diario Minimo
Da un lato c’è un proliferare di servizi per la pubblicazione online di qualsiasi tipo di materiale di propria produzione.
Testi, immagini, foto, audio, video. I più avanzati di questi servizi sono fruiti da una nicchia di persone, ancora più ridotta rispetto alla nicchia-blogger. Gente che si mette in lista per avere un account su Mogulus, per capirci. Poi, tranne rari casi di eccellenza (e ce ne sono, Tessarolo, Axell, Kurai e compagnia), che fine fanno questi account? Anche in questi casi, inoltre, competenza sul contenitore e contenuti prodotti sono strettamente collegati. E di conseguenza, il pubblico possibile quale può essere?
Dall’altro lato c’è un quantitativo di persone, soprattutto giovani, che hanno un boato di cose da dire senza averne lo spazio (assenza di cui spesso ci si lamenta, in realtà grandi e piccole, da paese di provincia o da periferia di metropoli).
Lo spazio c’è, “virtuale”, online, ma non ci sono le competenze tecniche o la voglia di investire tempo nell’apprendimento di nuove tecnologie. Giusto: questa gente ha come obbiettivo produrre contenuti, non gestire tecnologia Web.
Sono il solo a pensare che manca giusto un anellino alla catena per innescare un altro tipo di processo, parecchio più inclusivo di quello in atto al momento? Che forse non c’è bisogno di creare tanti piccoli blogger-tech-addicted, ma che basterebbe mettere in comunicazione i due mondi?
Magari i BarCamp potevano servire a questo, potranno servire a questo.
Pubblicato da Telemaco il 2 Luglio 2007 in Artigianato Elettrico