
Articoli con tag "Web 2.0"
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The final Twit
Pubblicato da Telemaco il 2 Luglio 2007 in Artigianato Elettrico
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CoComment widget
Pubblicato da Telemaco il 30 Giugno 2007 in Artigianato Elettrico
Su indicazione di Markingegno, scopro e adotto CoComment. La trovo un’applicazione davvero utile.
Da un punto di vista puramente personale, mi consente di tener traccia dei commenti che lascio in giro senza dover contare solo sulla memoria (in che blog avrò mai scritto quel commento?) e senza essere obbligato a sottoscrivere il feed dei commenti di un dato blog, per poi desottoscriverlo, eccetera. Una estensione per Firefox, scaricabile direttamente dal sito dopo la creazione dell’account personale, crea un bottoncino nella toolbar che permette di accedere al volo alle proprie conversazioni aperte in giro per la blogosfera.
Da un punto di vista collettivo, mi sembra un’ottima maniera di fare rete, di segnalare altri post e altri blog prescindendo da dinamiche un po’ farraginose come il post di segnalazione di un altro post, o l’aggiornamento del blogroll.
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SecondLife Business
Pubblicato da Telemaco il 28 Giugno 2007 in Artigianato Elettrico
Non è un’utopia, ma ci si avvicina molto.
Salto subito i convenevoli: non parlo di cos’è e di come funziona SecondLife, perchè lo troverete scritto in decine di altri post e di altri siti. Nè parlo di quali implicazioni psicologico-cognitive o di identità siano ipotizzabili, e non mi soffermo sul lato sociologico della questione: è dai tempi della Turkle (Una vita sullo schermo, consigliabile divertissment per i nostalgici) che si improvvisano teorie (anche un pò strampalate, a volte) sulla frammentazione del Se’, sul lato paradossale e schizofrenico della seconda vita, e blabla..
Veniamo al lato pratico. I residenti di SecondLife, la maggior parte dei residenti, fanno essenzialmente 4 cose:
- Cianciano facendo gruppo e giocando alla vita di relazione. Poco utile.
- Passano il tempo a ballare in posti improbabili (Bad Girls, lo trovate andando sulla mappa e selezionando posti Popular, simboleggiati da una mano col pollice in alto, che rappresenta le isole più calpestate)
- Giocano al videopoker (cliccate su map, cercate tra i Popular le isole che nel titolo hanno poker o game)
- Fanno camp. Che non sono i BarCamp di SecondLife, no. Vuol dire semplicemente passare del tempo col proprio Avatar seduti su un cubo, o in piedi da qualche parte, al solo scopo di riceverne, in cambio, LindenDollar. (Anche per questo, andate tra i Popular e cercate qualcosa che abbia make money nel titolo)
Una prospettiva di vita esaltante per i propri Avatar, davvero.
Passiamo al business. Le cose che si possono comprare più facilmente sono:
- Terreno (merce preziosa, ma vende direttamente la LindenLab)
- Abiti
- Script (brandelli di codice per arricchire i movimenti del proprio Avatar, di solito)
- Strutture (case, chiese, musei..)
Naturalmente, si può battere qualcuna di queste strade. Difficilmente i guadagni compenseranno il tempo investito, in my humble opinon.
Se si ha voglia di disegnare e di programmare, combattendo con il primitivo sistema di primitive e col LindenScript, si può investire comprando un’isola e dedicandola a qualcosa che i cari Avatar ancora non fanno e che potrebbero aver voglia di fare. E, per la quale, siano disposti a scucire qualche LindenDollar. Da poco è stata aperta un’isola destinata ai combattimenti. Funzionerà? Dipende. Hanno creato negozi attorno alle arene per arricchire il proprio Avatar di combo o di armi? Hanno pensato a come spillar soldi anche agli spettatori? Allora funzionerà.
Un’altra idea? La regalo io. Su SL (in cui si può volare, e in cui ci si può teletrasportare, ricordiamolo) va tanto di moda avere il proprio mezzo di locomozione. Bene, avendo tempo da perdere investirei in un’isola su cui organizzare corse. Corredata di officine. E di bookmaker.
Una prospettiva diversa è quella delle aziende. SecondLife (per ora, e, in my very humble opinion, ancora per poco) costituisce di per sè una cassa di risonanza. Un modo come un altro per fare brand, con costi tutto sommato limitati. Si acquista un’isola (per il primo anno il costo totale si aggira sui 2500/3000 euro), si fa circolare la voce, e ci si assicura un po’ di clamore, quantomeno sul Web (ma non solo). Unica avvertenza: le isole vanno popolate e vissute; è desolante e controproducente creare e pubblicizzare la propria isola per farla trovare, ai visitatori, completamente deserta.
Nota finale: questo post l’ho salvato nella categoria “Web2.0″, perchè non ce n’era un’altra adeguata, e perchè spesso SL viene così classificato. Personalmente, ritengo quest’etichetta completamente fuori luogo. “Web”, non lo è: protocolli diversi dall’http, un client apposito ed esclusivo per accedere al Grid; “2.0″ lo associo, oltre che al concetto di social, anche a quello di sharing; in SecondLife non si condivide nulla, si compra e si vende. Tutto.
Non accantono però SL nella scatola destinata alle minchiate volanti. Lo considero uno scalino superato verso quello che diventerà Internet. Le interfacce 3D sono sprecate su supporti 2D, ma il futuro sarà tattile e tridimensionale. Sempre, nuovamente, in my very very humble opinion. -
KickApps - Rich Media Community Builder
Pubblicato da Telemaco il 22 Giugno 2007 in Artigianato Elettrico
Applicazione ricchissima e da un certo punto di vista rivoluzionaria.Sono molti i social network che offrono la possibilità di uploadare contenuti di vario genere, di condividerli e quindi di embed-darli (che parola oscena) nel proprio blog o nel proprio sito. Prendendo il caso di YouTube, il brand è evidente e non è quello del proprio blog. Per uppare contenuti, inoltre, bisogna registrarsi/loggarsi su YouTube e passare in ogni caso dal loro portale.
KickApps va decisamente oltre: permette di costruire una comunità online localizzata sul proprio sito/blog e “marchiata” esclusivamente col proprio logo e coi propri dati; inoltre dà la possibilità ai propri utenti/visitatori di uploadare e condividere i propri contenuti direttamente dal proprio blog, senza passare dal sito/madre. Non c’è praticamente maniera di vedere l’indirizzo di KickApps una volta che si incapsulano i widget relativi, perchè gli URL sono mascherati e l’utente finale vedrà esclusivamente l’URL del sito/blog che sta visitando.
KickApps è online da un po’: TechCrunch ne parla già nel luglio 2006. Le feature sono varie (dai feed ai video al blogging), le possibili applicazioni sono infinite, l’applicazione in sè è davvero ricca, e il pannello di gestione molto semplice da utilizzare.
Note dolenti, ma neanche troppo: il business model. La versione free di un account su KickApps comporta la necessità di cedere parte del proprio spazio in pagina agli ads di KickApps. Esiste una versione “pro”, che evita gli ads, per accedere alla quale non bisogna però acquistare in una licenza d’uso “all inclusive”. Si paga un fee a seconda del traffico generato, il che comporta che i siti di minor successo paghino meno, e viceversa. E’ un modello un po’ datato, a prima vista; in realtà può essere una garanzia di qualità, perchè è KickApps stessa ad avere una diretta convenienza nel fornire strumenti sempre più innovativi e di qualità in modo da generare più traffico possibile sia verso gli account free che verso gli account pro.
Da provare (e infatti mi son registrato, non c’è nessun beta version e nessun elitario sistema ad inviti).
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Thoof - personal aggregator
Pubblicato da Telemaco il 19 Giugno 2007 in Artigianato Elettrico
La caratteristica che meno mi soddisfa della maggior parte dei social network è la maniera in cui vengono proposti i contenuti in Home Page (o nelle sue declinazioni). Da Digg a YouTube a BlogBabel passando per tutti gli altri, gli aggregatori basano il sistema di proposta di contenuti all’utente sulla base di metriche puramente quantitative. A prima vista il sistema potrebbe avere un senso: se la maggior parte degli utenti ha visto/taggato quel determinato contenuto, vorrà dire che quel contenuto è interessante/importante.
Assegnare un peso ad un contenuto esclusivamente in base alla scelta della massa degli utenti finisce inevitabilmente per creare fenomeni di massificazione (ogni nuovo utente si troverà una selezione di contenuti già stra-visti da altri utenti, processo che porta a concentrare la fruizione sulla punta dell’iceberg) e di livellamento verso il basso (l’Auditel serva da monito). Probabile che i contenuti più visti siano interessanti anche per me, o per l’utente X, ma è altrettanto probabile che in questa selezione io trovi notizie che non mi interessano e mi perda contenuti meno taggati/clickati ma per me più rilevanti.
Thoof si propone come un aggregatore capace di restituire una selezione di news basata sulla profilazione dell’utente. In pratica, sapendo il sistema chi sono, dove mi trovo e cosa mi piace, mi proporrà una selezione di contenuti basata su queste informazioni. I principi su cui si basa il loro algoritmo vanno dal riconoscimento del sistema dell’utente e delle informazioni che normalmente passa il browser (a partire da sistema operativo e browser utilizzato), fino ai submit che si effettueranno sul loro sistema di tagging interno, submit che verranno memorizzati e che consentiranno di ripropormi nuove notizie se taggate alla stessa maniera (era naturale che anche questo social network si basasse su una propria ontologia di tag).
Il sistema dovrebbe essere in grado di apprendere correlazioni, oltre che positive come quella appena ipotizzata, anche negative, che escluderanno argomenti potenzialmente simili ma in realtà non correlati (si pensi al submit di un articolo sulla birra che generà come feedback la proposta di contenuti sull’acqua minerale, sol perchè entrambe le categorie risultano taggate come “drink”).
Attualmente i difetti principali sono due:
- Per effettuare il submit di un articolo, è necessario andare sul sito e copincollare l’URL; non hanno ancora rilasciato un sistema “a la del.icio.us” o “a la digg” per il submit;
- Ancora più importante: siamo in fase di pre-lancio, e si accede solo tramite inviti (quindi, se avete un invito..)
Probabilmente questo sistema non soppianterà (e probabilmente non è neanche il suo scopo) gli aggregatori “di massa”, ma è sicuramente utile avere un’alternativa; il massimo sarebbe poter consultare entrambe le alternative da un’unica fonte.
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ImmortalSpace - una chiacchierata con Daryl Schwemley
Pubblicato da Telemaco il 15 Giugno 2007 in Artigianato Elettrico
Nel mio post precedente, in cui segnalavo ImmortalSpace, mi ero lamentato della procedura di registrazione a questo nuovo servizio 2.0, e nell’update avevo segnalato come lo staff fosse stato celere e attento nel ricontattarmi per chiedere spiegazioni e ri-tarare il form. Ne è nato uno scambio di mail particolarmente interessante (spero per entrambi gli interlocutori), e il tutto è finito con una mini-intervista di cui pubblico la traduzione.
Telemaco: Ciao Daryl; prima di tutto, proviamo a presentare te e la tua azienda.
Daryl: Ciao, sono Daryl Schwemley a sono il Chief Architect per XCast Media, LLC..
Ho lavorato negli ultimi 11 anni e mezzo come sviluppatore software professionista. A livello personale, sono sposato e ho tre bambini meravigliosi, con cui amo passare il mio tempo. Sono anche un vorace videogamer, sebbene non abbia più il tempo di cui disponevo in passato per giocare. Questa è la mia home page http://www.immortalspace.com/home/darylXCastMedia LLC. è una piccola startup dai progetti ambiziosi: portare sul web quello che noi chiamiamo Digital Human Intelligence. In sintesi, DHI riguarda l’utilizzo di Intelligenza Artificiale e rappresentazioni 3D allo scopo di distribuire conoscenza agli utenti del sito. ImmortalSpace è stato costruito come un componente chiave nel progetto di portare DHI al pubblico mondiale.
T: Qual è l’approccio di XCastMedia ai servizi 2.0?
D: Ovviamente siamo appassionati sviluppatori del Web2.0. Una volta superata la nostra Home Page, l’intero sito è sviluppato con AJAX e DHTML per presentare ai nostri iscritti ciò che noi sentiamo sia una interfaccia più ricca. Io penso che il Web2.0 riguardi il presentare qualcosa di più vicino ad una applicazione che ad un sito web “lineare”. E questo è esattamente ciò che abbiamo provato a fare.
T: Perche’ un altro social network? Quali sono le funzionalità che fanno la differenza tra ImmortalSpace e gli altri social network disponibili?
Bella domanda. A dire il vero, la risposta ad entrambe le domande deriva dal nostro focus e concetto chiave, le “social biographies“.
I social network esistenti tendono a focalizzarsi sull’ “hic et nunc” della vita umana, piuttosto che sul passato o sul futuro. Il nostro obbiettivo è permettere ai nostri membri di raccontare le loro vite usando un mix di foto, video, musica, storie, e anche blog posting. Crediamo che in questi tempi di scambi informativi ad altissima velocità, sia adeguato offrire a chiunque la possibilità di conservare cio’ che rende la propria vita “unica”.
Abbiamo inoltre fatto un ulteriore passo in avanti, permettendo ai nostri iscritti di gestire le loro connessioni con altra gente. Queste connessioni tra parenti, amici, colleghi, o anche associazioni o chiese, spesso rivelano in maniera profonda cosa ha contribuito a fare di una data persona cio’ che realmente è. Percio’ abbiamo creato il nostro social network: non vedevamo questa serie di bisogni soddisfatti da quelli gia’ esistenti.
T: C’e’ qualche nuova funzionalità che lancerete nei prossimi mesi?
D: In realtà abbiamo moltissimi progetti per il futuro. Sicuramente non posso condividerli tutti, ma posso dire che i prossimi mesi saranno particolarmente vibranti. Parlo brevemente di due feature prossime al lancio che penso aggiungano parecchio alla nostra differenziazione dagli altri social network.
Primo, attualmente siamo molto concentrati nel fornire un ambiente sicuro ai nostri iscritti. Abbiamo già implementato un modello di sicurezza che permette agli iscritti di decidere a chi dare il permesso di accedere ai propri contenuti. Offiremo ancora di piu’ dando la possibilità agli iscritti di creare dei sub-account. L’obbiettivo è quello di fornire ai minori un ambiente sicuro, dato che un supervisore (ad esempio, un genitore) potrà direttamente gestire a chi il sub-account di un minorenne potrà connettersi. Essendo io stesso un genitore, sento la necessità e l’importanza di fornire strumenti che consentano ai genitori di essere coinvolti nelle vite dei propri figli.
Secondo, stiamo pianificando per il prossimo futuro il lancio mondiale del nostro DHI Avatar. Non voglio fornire troppi dettagli su questo, per ora. Posso dire che pensiamo che questo ci darà un vantaggio competitivo ben preciso nel mercato dei social network, e che ci aiuterà parecchio nel nostro obbiettivo di preservare la conoscenza dei nostri iscritti.
T: Il vostro software (ImmortalSpace) tocca da vicino il concetto di “morte”, e in alcuni paesi (proprio come l’Italia) la morte è un tabu. Come avete intenzione di gestire l’influenza di superstizione e timori religiosi in paesi in cui il concetto di morte e cio’ che gli ruota attorno sono un tabu?
D: Essendo un servizio che ha lo scopo di permettere agli utenti di raccontare le proprie vite, c’è ovviamente un collegamento con la morte. Ci rendiamo conto che diverse culture nel mondo approcciano alla morte in maniera sostanzialmente diversa tra loro. Non mi occupo direttamente del marketing di ImmortalSpace, ma penso che ci focalizzermo sull’idea di poter preservare chi eravamo per le generazioni future. Personalmente, la ritengo un’idea decisamente “elevante”.-
Beh, ringrazio ancora Daryl per l’attenzione agli utenti e per la pazienza dimostrata nel rispondermi; sicuramente mi rimane la curiosità di sapere cosa intendano per “DHI Avatar”.
Qui la versione in inglese dell’intervista. -
Yet Another 2.0 service
Pubblicato da Telemaco il 13 Giugno 2007 in Artigianato Elettrico
Oramai ne scopro più di uno nuovo al giorno, tanto che si potrebbe postare solo su questo. Quello di oggi raggiunge il paradosso per sfiorare il cattivo gusto e deviare convinto verso lo user-generated-toccatina_di_maroni.
ImmortalSpace.com offre l’opportunità di creare una biografia-in-progress. Il fulcro centrale sta nella LifeMap, creata dal singolo utente pubblicando pensieri, conoscenze, credo, ideologie, fatti, fotografie, eccetera, a beneficio delle generazioni future, che ne potranno usufruire quando la cenere tornerà alla cenere. Questo malloppo personale è condivisibile con amici, familiari, colleghi.
Una volta superato lo scoglio della registrazione iniziale (gestito tramite un form in Flash che sbiella ad ogni submit, tanto che ho dovuto effettuare due volte una procedura da 4 step), data la solita conferma via mail, ecco che si può accedere ad una sorta di desktop online così configurato:

Bene, per questa volta è tutto, corro a desottoscrivere perché comincio a sentirmi poco bene.
Update - 14/06/2007: quelli di ImmortalSpace dimostrano quantomeno un livello di attenzione elevatissimo alle reazioni degli utenti. Ieri, poco dopo aver pubblicato il post, sono stato contattato sia all’interno della piattaforma (2 connect request e 2 successivi comments) sia direttamente via mail dallo staff di ImmortalSpace. Ringraziavano per la segnalazione sul blog, e volevano chiarimenti sulle difficoltà nella procedura di registrazione che loro, in effetti, avevano rintracciato sui log dei server in corrispondenza del mio account. Dopo un doppio scambio di mail (a orari assurdi, per il mio fuso orario) ho proposto loro di rispondere a 5/6 domande, in una forma di “intervista asincrona”, su obbiettivi, funzioni-chiave e valore aggiunto che loro pensano appartenga alla loro piattaforma. Se ci stanno, posterò il tutto.
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Online Music Streaming
Pubblicato da Telemaco il 12 Giugno 2007 in Senza categoria
Dizzler è l’ultima delle applicazioni web che risponde a questa domanda. Sostanzialmente è un oggetto SWF (Flash) che funge da streaming player online. Al contrario di altre applicazioni già esistenti (ad esempio Last.Fm) non si limita a consegnarti un desktop player e a farti gestire sul Web la tua identità (condividendo i tuoi gusti sul web, e ascoltando la musica, via Web, in locale). Dizzler permette di creare un player personale, con skin customizzabile, e di inserire l’oggetto creato nella propria pagina MySpace o nel proprio blog, come sto facendo io in questo momento:
Last.fm funziona in maniera “associativa“: cerco “Led Zeppelin”, e mi farà ascoltare tutti i gruppi “neighbour” dei Led Zeppelin (compresi gli stessi Zeppelin, ovviamente) basandosi sulle affinità di metadatazione (i tag) delle migliaia di utenti che mi han preceduto nel costruirsi dei “gusti musicali”, e creando una sorta di playlist “random”, in cui io non posso sapere quale sarà la prossima canzone finchè non clicclo “next song”. Last.fm permette di crearsi “al volo” delle radio personali basate sui tag (ad es.: “Alternative Rock” darà vita ad una playlist creata sul momento e basata su tutte le canzoni disponibili così taggate), o su un determinato utente (ad es., cliccando sul mio nome dovreste poter ascoltare una radio basata sui miei gusti), che funzionano comunque alla stessa maniera della precedente.
La cosa che mi stupisce di Dizzler, è che io posso effettuare una ricerca per Artista (ad es.: Led Zeppelin) e ascoltare una serie di canzoni disponibili per quell’artista. Punto. Nessuna randomness. Posso creare delle playlist (!). E tutto senza scucire un euro di diritti. L’unica cosa richiesta al momento della registrazione è un indirizzo email. Non so, sembra un po’ strano.
Technorati tags: Dizzler, Last.fm, Online music streaming -
GatLariv - PoolKnil
Pubblicato da Telemaco il 11 Giugno 2007 in Diario Minimo
Sgomberiamo innanzitutto il campo da equivoci epistemologici: il giochino del ViralTag è una paraculata pasesca e un po’ bassa. Tra Markingegno che lo scrive e Keper che lo cinguetta mi fischiano le orecchie in quadrifonia.
3 considerazioni tecnosociali:
- la meccanica non piramidale (almeno nelle dichiarazioni di intenti) era molto interessante; al contrario che nelle catene di Sant’Antonio, il dover aggiornare la propria matrice post-pubblicazione coi link ai neo-aggregati avrebbe dovuto sortire l’effetto di tenere continuamente livellata la base di linker
- proprio per questa meccanica, i nodi più diramati della blogosfera non avrebbero mai partecipato, al di là delle questioni etiche; fare da hub per una cosa del genere avrebbe voluto dire annullare o diminuire parecchio il vantaggio competitivo generato dal lavoro e dalle pubblicazioni precedenti; c’è chi l’ha annusato presto, e chi no (e non linko, va
- le metriche quantitative, pesate o no, ponderate su più basi o meno, hanno fatto il loro tempo. E il giochino è l’iperbole di come queste siano state già piegate a logiche markettare.
@Keper: se può essere una consolazione, gli italiani sono una percentuale minore dei backlink ricevuti. Ho avuto la certezza che il tutto stesse sfuggendo di mano quando è partito l’arrivo in massa di backlink da blog-fantasma, di origine ignota, creati appositamente. Ah, ovviamente Technorati si guarda bene dal prendere sul serio tutti questi link.
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Presentare Wiki
Pubblicato da Telemaco il 7 Giugno 2007 in Artigianato Elettrico
Fantastica presentazione della tecnologia Wiki segnalata da EduPodCast e realizzata dalla crew di CommonCraft. Una delle presentazioni più efficaci che abbia mai visto.
Per i meno anglofoni, allego la traduzione del testo:Visto che non si capiva un granchè, ho creato una pagina a parte dove poter vedere il video con a lato la trascrizione italiana.