I due giorni che concludevano le mie ferie pasquali avrebbero dovuto essere una sintesi di massimo relax e di nullafacenza; e invece si son complicati parecchio. Sistemato il sistemabile, tornavo ieri sera a Roma con la voglia di ripartire.

Ieri notte, a Roma, c’era l’elettricità .

Ovunque.

Tranne in un condominio.

Il mio.

Anche stamattina, c’era l’elettricità  ovunque, a Roma. Tranne in un condominio. Lo stesso.

Sembra una banalità , ma l’elettricità  è una cosa davvero ganza, eh. Davvero. Ora chi legge penserà  “eh, bravo te, scoperto l’acqua tiepida”. Facile fare i ganassa. Stateci voi con 16 ore di blackout localizzato, poi mi dite. Salire quattro piani di scale al buio, stanchi di 6 ore di treno, col bagaglio tosto. Scoprire di non avere una candela; a casa della nonna ce n’erano sempre 5 o 6, tutte già  usate, riverbero giallo vintage assicurato in tutte le stanze; e anche a casa di mia madre non ne mancano, sono sicuro. Farsi strada con la luce degli accendini (che per fortuna in casa sono migliaia) e inciampare sulla scarpiera. Mangiare alla luce di due telefonini. Fare pipi’ seduti per paura di sbagliare mira (questa e’ brutta davvero). Appurare sconsolati di non avere caffe’ in casa (ok, questo non c’entra con l’elettricità ). Lavarsi faccia, ascelle e non solo con l’acqua gelata da una nottata di pioggia fredda.

Ma fa niente, dai. Fino a marzo 09, pero’, non voglio rotture di maroni. Grazie.