Lo sviluppo di servizi Web in questa fase si svolge (almeno!) su due piani diversi.
Tutte le applicazioni che sono state definite come “web 2.0″ hanno raggiunto un livello di maturità sostanziale: permettono la condivisione di ogni tipo di informazione digitalizzabile, consentono di disgregare, ri-aggregare e condividere stream XML eterogenei. Le novità vengono dalle varie combinazioni di target di utenti individuato e feature offerte, combinazioni virtualmente infinite ma che non mutano radicalmente la struttura dei servizi.
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La sfida “web 2.0″ si gioca ora sulla creazione di ambienti di ampio respiro capaci di attrarre per possibilità , esperienza utente e generica coolness il maggior bacino di pubblico disponibile. I modelli di business caratteristici di questo tipo di servizi sono fondamentalmente tre:
- il classico advertising, ovvero la cessione retribuita di porzioni di schermo, di interfaccia grafica, del proprio servizio;
- la premiumship, iscrizioni aperte a tutti ma funzionalità avanzate solo a pagamento;
- l’appetibilità , una combinazione variamente bilanciata di bacino di utenza e servizi offerti, capace di invitare all’acquisizione un grosso colosso del mercato.
C’è un altro piano però, più innovativo e ancora sommerso (qualcuno parla da anni oramai di 3.0, a me piacerebbe che, visto che siamo nel campo del marketing, ci si sforzasse almeno un pochino e, se proprio si deve, si trovasse un nome connotativamente più adeguato), che si sviluppa sfruttando geolocalizzazione (GPS), banda larga mobile, IA. L’esperienza utente è coinvolta centralmente in questo processo di evoluzione: il legame di dipendenza da mouse-tastiera-schermo, setting e periferiche di input tradizionali per l’utilizzo di servizi web, si allenta a favore di soluzioni più quotidiane e decontestualizzate.
Sono secondo me significativi, a riguardo, progetti come Gaudi (Google Search Indexing, il progetto di voice recognition targato Google per la ricerca di video attraverso input vocali), e soprattutto come Tellme. Tellme è (da qualche tempo) un servizio della Microsoft Business Division, servizio che conta 40 milioni di utenti, stando ai dati pubblicati sul sito.
Il servizio Tellme pensato per l’utente finale combina un motore di ricerca, il riconoscimento vocale e la geolocalizzazione, e permette così di ricercare un’informazione attraverso la propria voce, e di ricevere una risposta multimodale: vocale, grafica-testuale, su mappa, contestualizzata rispetto al luogo in cui si effettua la ricerca e rispetto alle caratteristiche del richiedente. Dal punto di vista dei servizi alle aziende vale da esempio la storia di Domino Pizza riportata come case study sul sito istituzionale: la conquista del mercato degli ispanici attraverso l’erogazione di una “esperienza cliente” più coinvolgente, un CRM automatizzato da un sistema di voice recognition, capace di apprendere accenti e gusti col passare delle telefonate.
Per tornare ai modelli di business, quello di TellMe, tra Servizi a Valore Aggiunto su mobile, valorizzazione dei “suggerimenti” che il motore di ricerca fornirà in una data zona (nello stesso quartiere, quale pizzeria consiglierà ?), e servizi per le aziende, sembra particolarmente consistente.
La killer-application per il web mobile, comunque, ancora non esiste. Per fortuna, direi. Mi piacerebbe infatti che i talenti e i fondi italiani si concentrassero, per una volta, e magari soprattutto a livello pubblico (ma questo sarebbe sognare, lo so) non nell’inseguimento e nella rielaborazione di idee già viste negli States o altrove, ma in uno sforzo ingegneristico e creativo mirato alla reale innovazione. Quella vera, che fa cavalcare l’onda, ha ricadute positive e vaste, permette di aprirsi ai mercati internazionali.
Sicuramente a causa della mia ignoranza (che nel caso mi piacerebbe venisse colmata), gli unici che posso citare sono i ragazzi di OpenSpime, alle prese con Internet of Things e RFID; non li conosco personalmente ma li seguo, li stimo e li ho in simpatia per quello che fanno (anzi, meglio: per il livello di innovazione che c’è in quello che fanno). Ah: OpenSpime ha sede in California, naturalmente.




Ottimo post, ricco di spunti. Non conoscevo TellMe, ed e’ da un po’ che mi riprometto di approfondire cosa sia OpenSpime.
[...] tramite Telemaco una interessante applicazione di casa Microsoft che permette di effettuare ricerche dal cellulare, [...]
Ti leggo a quasi un anno di distanza e quindi mi trovo a chiedermi e chiederti ma “La killer-application per il web mobile, comunque, ancora non esiste.” ?
A parte Google Maps che mi porta in giro, brightkite con il quale mando status e foto geolocalizzate (ma che raramente trova qualcun’altro nel raggio di 10 km) alla fine mi ritrovo da mobile ad usare quasi sempre facebook che non ha servizi geolocalizzati ma comunque ha la base di utenza (anche mobile) necessaria per incontrarsi quanto si è in giro.
Altre cose degne di nota che uso attualmente sono INeedFuel che mi dice i distributori più vicini e mi fornisce i prezzi aggiornati dagli altri utenti e le info sul traffico di Sky.
Cosa manca alla killer app? Idee o diffusione tecnologica?
No, credo che non esista e forse non esisterà “LA” KillerApp, ma una o più piattaforme e un insieme di servizi vincenti. iPhoneOS/Android più una serie di servizi. Il riconoscimento vocale e “musicale” si è molto perfezionato (ho visto all’opera un paio di app su iPhone che sono impressionanti nel riconoscimento di pezzi musicali), manca ancora qualcosa che faccia decollare il mondo RFID… ma a questo punto forse è troppo “presto”, se l’unica cosa monetizzabile che mi viene in mente è la pubblicità contestuale ricevuta dal singolo utente al passaggio vicino determinati punti sensibili: di altra pubblicità, ancora più mirata, non so quanto ne abbiamo bisogno. Piuttosto la geolocalizzazione mi sembra faticare un po’: brightkite e latitude sono servizi che non mi esaltano, BK non comunica granché quando vedo passare un post su friendfeed, latitude lo percepisco eccessivamente invasivo, ed entrambi sono servizi che chiedono all’utente di “riempire un db” di informazioni. Credo che la direzione vincente, al contrario, sia quella intrapresa da applicazioni come AroundMe, che segnalano all’utente i punti di interesse (divisi in categorie consultabili) nella zona dove l’utente si trova.