<marchetta>Da circa un mese ho un iPad, versione wi-fi 16GB, per una serie di fortunate circostanze: avere iscritto la mia compagna alla Girl Geek Dinner dell’11 giugno scorso a Roma (lo so, ragazze, deve ancora scrivere il post. la sto martellando in questo momento. tra l’altro mi odierà, apprezzatelo); esserci andati; averla fatta partecipare al contest di ClickEat.it (di cui ci siamo successivamente serviti, per gratitudine e comodità, con buoni risultati per giunta); trovarsi come domanda finale un qualcosa che riguardasse Lost (ogni quanto andava inserito il codice per non far esplodere l’isola, nello specifico); e avere un’ottima connessione 3G. E insomma da un mese ho l’iPad. Un oggetto splendido. Grazie.</marchetta>
Insomma, l’iPad. Di quanto sia appagante poterselo coccolare, scoprirne potenzialità, navigarci stravaccati, giocarci, disegnare, sfidarsi, sperimentare e riscoprirne le potenzialità è stato già detto troppo. Ma l’iPad, per quanto meraviglioso, è ben lungi dall’essere perfetto. Anzi: dopo un mese di utilizzo cominciano ad emergere tutti i limiti. E, sebbene i dubbi maggiori di cui leggevo (e che in parte condividevo) prima di provarlo riguardassero la tastiera o la mancanza di una videocamera o l’essere un ambiente chiuso, il vero limite con cui mi trovo a combattere è un altro, rappresentato dalla domanda: ok, e ora cosa ci faccio?

Ragionando sull’iPad immaginavo di trovarmi di fronte a qualcosa di superiore ad un comune netbook basato su una versione depotenziata di XP o su Ubuntu Netbook Remix; così come l’iPhone aveva rivoluzionato il mondo della telefonia mobile, allo stesso modo mi aspett(av)o dall’iPad una rivoluzione nell’ultra mobile computing. La mia impressione è che per ora si tratti esclusivamente di potenzialità, principalmente a causa di un sistema operativo eccessivamente depotenziato a favore, più che di una presunta facilità d’uso fuori dal comune, di una gestione maniacale delle (poche) risorse hardware a disposizione.
Safari
Il browser web integrato in iOS 3.2 al primo approccio lascia entusiasti; dopo un mese è sicuramente, e di gran lunga, l’App che ho utilizzato maggiormente. Pagine finalmente godibili, accesso alle versioni non-mobile dei newsmagazine, leggere sul Web è sicuramente piacevole; navigare sdraiati con uno schermo luminoso e sottile tra le mani è una esperienza notevole. Ad un utilizzo continuato emergono i limiti. La navigazione multi-tab, prima di tutto. Navigare con più pagine web aperte è un’abitudine che si acquisisce subito, oramai, non roba da geek appassionati; su iPad l’esperienza per ora è frustrante. La cache memorizza pochissimi mega di dati, quindi passare da una pagina all’altra comporta spesso un refresh della pagina di destinazione. La gestione delle diverse pagine non avviene mediante tab nella parte superiore dello schermo, ma attraverso una pagina-carosello con i box delle webpage attive. Insomma, nonostante su iPad il back-end di Wordpress funzioni bene, per scrivere questo post sono sul vecchio portatile: troppi tap necessari per copiare e incollare i due link in alto, sudo solo a pensarci. Il browsing in sé, ripeto, a parte la rinuncia volontaria e neanche troppo castrante a Adobe Flash, è piacevole; l’altra funzionalità che ho rimpianto è stata la (mancata) possibilità di trascinare elementi di una pagina (link, immagini) per utilizzarli: popolare la barra dei bookmark dovendo passare dalla sincronizzazione via iTunes con la desktop edition di Safari (browser che neanche uso) è una forzatura che scoraggia me, figuriamoci un utente meno volenteroso (target che Apple sogna di accontentare con questo device). Un’educazione all’utilizzo della barra dei bookmark incoraggiata da una gestione intuitiva della stessa poteva essere un altro punto vincente; probabilmente avrebbe cozzato col modello “walled garden” che si respira ad ogni tap: gli sviluppatori avrebbero potuto immaginare applicazioni web-based ottimizzate per iPad con apposito (o appositi) bookmarklet; in questa maniera sono decisamente più incentivati a scegliere l’AppStore e il microuniverso Apple che ruota e ruoterà attorno ad esso come fonte di guadagno; e queste cose mi fanno storcere la bocca. E il naso.
Apps, file system, multitasking
Un dispositivo full-touch con una responsività confortevolissima e una gestione di non so quante dita contemporanee: terreno fertilissimo per gli sviluppatori, che infatti cominciano a giocarci. Giochi, image editing, music entertainment con qualche punta pro, più di qualcosa nell’ambito office automation e produttività e naturalmente news, magazine e libri per ora i campi principali. Risparmio la parte su quanto splendide siano alcune applicazioni e delle potenzialità (ancora potenzialità) che si intravedono, e vengo al punto: quelle che per l’iPhone erano state scelte coraggiose ma azzeccate per l’usabilità complessiva nel sistema, sono state riportate pari pari nell’iPad, quando a mio parere avrebbero meritato uno studio superiore e un ulteriore atto di coraggio. La prima è la scelta di nascondere completamente il file system all’utente finale; come nell’iPhone, le uniche cartelle cui si ha accesso multi-app sono quelle riservate alle immagini e ai video (magari ne sto dimenticando un’altra perché non la utilizzo; la musica direi). Finora questo non consente (ad esempio) compatibilità tra i file di lavoro creati dalle diverse applicazioni audio o video, né la piena agilità nei momenti di produttività in tutti i formati (audio, video, photo, images, testo/ipertesto..) possibili. La seconda scelta è quella che riguarda il multitasking; nell’iPad lo schermo ampio e ben definito ti porta letteralmente a cercare di lavorare (o di divertirsi) contemporaneamente su più fronti; ma l’operazione è impossibile. Andava benissimo rinunciare a queste feature di base su un oggetto come l’iPhone, dallo schermo piccolo e le potenzialità hardware e di batteria limitate. Nell’iPad queste rinunce pesano molto; dopo un mese mi è evidente che sono limitato nell’utilizzo del sistema a causa di scelte deliberate che, sì, ottimizzano le risorse, ma in questo caso si infrangono con l’usabilità generale del sistema, mozzando la curva di apprendimento sul più bello.
Ergonomia, iBooks e NewsApps
Due parole su questo settore. Per me, oggi, per la lettura, la carta continua ad essere il supporto tecnologico più usabile. Ancora, sì. L’iPad pesa 700 grammi, non è tascabile come un pocket, le custodie ingombrano, eccetera. Non so quanto Jobs abbia visto giusto nel lanciarsi così sugli eBooks; dal punto di vista puramente aziendale ha invaso (e probabilmente conquistato) il mercato degli eReader; da quello delle aspettative create per me è in debito con l’utenza. Sarò retrogrado, ma continuo a non immaginarmi (con l’hardware oggi a disposizione) un popolo di lettori digitali in metro, in treno o in spiaggia. Bisogna assottigliare, alleggerire e restituire confort visivo alla lettura, e occorre fornire feature più accattivanti, per soppiantare la carta sui grandi numeri nel settore della narrativa, dei testi scolastici e dei libri in genere. Discorso a parte per quotidiani e periodici: la risposta alla crisi dell’editoria (mettiamo a pagamento quello che sul web si trovava gratis) per ora mi sembra, come dire… loffia. E avere un’App diversa per ogni rivista che si vuol leggere è tutt’altro che ideale.
AppStore e diffusione
Un altro punto debole (sempre a mio personalissimo avviso) dell’iPad è l’AppStore. Innanzitutto l’interfaccia: molto migliore quella per iPhone, nonostante lo spazio a disposizione enormemente maggiore. Il numero minore di filtri disponibili (cui manca colpevolmente quello per visualizzare solo le App free di una particolare categoria) e la distribuzione sullo schermo dei risultati contribuisce a creare una sensazione di povertà generale: sembra che per iPad ci sia davvero poca roba, in giro. Poca, e cara. E poco recensita: davvero poco. Non conosco i numeri di iPad in Italia, ma se dovessi basarmi sui numeri che leggo nell’AppStore dovrei pensare a cifre attorno alle duemila persone – massimo. Le app più recensite che mi sono capitate stasera (per categorie più che popolari) avevano 45 recensioni; questa non è statistica neanche in Italia, sia chiaro, ma mi ha fatto una certa impressione. Il costo delle App (molto più elevato, in media, dei corrispettivi per iPhone) e l’assenza per la stragrande maggioranza delle App per iPad di demo freeware sono un ulteriore minus: è impossibile (a meno di non “forzare il blocco”) provare il 99% delle applicazioni prima di acquistarle. Non un grande incentivo all’utilizzo dell’AppStore.
Accessori e apertura del sistema verso hardware terzo
Vabe’. Che ve lo dico a fare. Del resto, se uno sceglie Apple, deve pagarne le conseguenze.
Insomma

Sono tutti problemi che con un netbook da 200 euro non si avrebbero. Multitasking, applicazioni gratis (in una maniera o nell’altra) e potenzialmente infinite, accesso a tutti i contenuti, accesso a cartelle e file system, interoperabilità dei file, accesso completo alle funzionalità e ai contenuti nel browsing web, produttività superiore. Per come è venduto ora, l’iPad sembra invitare al jailbreak, per liberarlo un po’ dai legacci che lo costringono e lo mutilano. Spero che lo capiscano subito, a Cupertino, e che rinnovino l’hardware risicato che hanno infilato in questa prima versione, liberando finalmente le potenzialità (ancora, sì) che si intravedono chiaramente. Se doveva essere il computer-di-base definitivo, adatto a tutti, per ora siamo lontani; i limiti che nell’iPhone erano “confortevoli”, qui si rivelano scomodissimi e fastidiosi; per un geek l’effetto è lo stesso, su altri fronti.
Allora non lo compro?
Non ho detto questo. Se te lo puoi permettere e ti piace questo genere di cose, compralo; subito. Non te ne pentirai, ma poi non dire che su tutto il resto non ti avevo avvisato.